SALLY MORGAN.
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LA MIA AUSTRALIA.
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Parte 2.
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Titolo originale: MY PLACE. 1987.
Traduzione di: Maurizio Bartocci.
1999. Rizzoli RCS Libri, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Indice di questa parte.
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19: innovazioni alla casa.
20: una nuova carriera.
21: la confessione.
22: un inizio.
23: un ospite.
24: volere  potere.
25: parte della nostra storia.
26: legami con il passato.
La storia (1893-1950) di Arthur Corunna.
27: e dopo?
28: ritorno a Corunna.
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FINE Indice.
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Capitolo 19.
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INNOVAZIONI ALLA CASA.
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Pass molto tempo prima che fossero apportate delle innovazioni alla nostra casa. Adesso che stavo diventando grande e che avevo pi esperienza del mondo, volevo che la nostra casa fosse un po' pi come quella di chiunque altro. Non che volessi che il nostro stile di vita fosse diverso, ma speravo che Mamma si lasciasse convincere a spendere un po' di soldi per istallare alcune comodit moderne.
Non ci voleva molto a convincerla a spendere soldi, ma era praticamente impossibile convincerla a spenderli per qualcosa di veramente pratico. C'erano delle cose con cui trovavo veramente difficile convivere. Come la caldaia rosa a legna del bagno o il modo in cui Nan bolliva i nostri vestiti nel paiolo.
Il paiolo andava bene perch i vestiti uscivano fuori puliti, forse si erano solo un po' ritirati. Ci che non andava bene era il fatto che, su ogni indumento, pian piano comparvero numerosi buchi e bruciature di sigaretta causati dal fumo incessante di Nan. Persino Mamma cominciava ad averne abbastanza. Arriv a dire che i suoi vestiti Nan glieli bruciava apposta perch non le piacevano. E conoscendo il carattere irascibile di Nan, la cosa non mi avrebbe affatto sorpresa.
La goccia che per me fece traboccare il vaso fu quando una mattina, mettendomi un bel vestito nuovo che Mamma mi aveva comprato al negozio dell'usato, mi accorsi che sulla stoffa che doveva coprire il mio seno sinistro c'erano due buchi notevoli causati da bruciature. Quando spinsi in fuori il petto e, arrabbiata, feci notare a Nan dove fosse il danno, lei non fece che ridere e disse: - Tanto quel colore non ti dona!
E poi, una sera, Mamma rientr dal lavoro arrabbiata e imbarazzata.
- Guarda la mia gonna -. Buttai l'occhio alla gonna di Mamma. Proprio al centro, all'altezza del sedere, c'era un enorme buco.
Pur non volendo, fu una vera benedizione, perch il pomeriggio successivo Mamma usc e compr una lavatrice a due cestelli e la piazz nella lavanderia.
- Userai il paiolo solo per bollirci le coperte dei cani
- disse arrabbiata a Nan; - da ora in poi, i vestiti si lavano in questa lavatrice. Non voglio altri buchi nei miei vestiti.
Nan era restia a usare la lavatrice. Funzionava a energia elettrica e lei temeva che, combinando questa con l'acqua, ci fosse il pericolo di finire carbonizzata. Anche quando le spiegai che tutti i fili erano coperti e che era perfettamente sicura, continu a rifiutarsi di toccarla. Per disperazione, alla fine, Mamma le diede un ultimatum: usare la lavatrice o smettere di fumare mentre lavava. Ora, smettere di fumare per una qualsiasi durata di tempo, era per Nan come tagliarle un braccio o una gamba. Acconsent a provare la lavatrice.
Con nostro grande stupore, non solo cominciarono ad apparire dei nuovi buchi sui nostri vestiti, ma quelli vecchi si allargavano. Mamma era furibonda. Rimprover Nan per avere usato ancora il paiolo, ma, con nostra sorpresa, Nan sosteneva di aver solo usato la lavatrice.
- Bene, allora fammi vedere come fai - chiese Mamma sospettosa mentre accompagnava Nan nella lavanderia.
Dieci minuti dopo, Mamma ritorn e, in preda al riso, si schiant accanto a me sul divano. A quanto pare, Nan aveva usato la lavatrice, ma per tutto il tempo in cui questa girava scoppiettante, Nan restava in piedi e da sopra controllava che nulla andasse storto. Ogni tanto ci affondava il bastone che usava per rimestare nel rame, recuperava vari capi d'abbigliamento, e li ispezionava attentamente per accertarsi che fossero puliti. Quello era il momento il cui cadeva la cenere fatale.
La caldaia rosa del nostro bagno era da anni la mia spina nel fianco. Jill, Bill e io avevamo tutti supplicato Mamma per farci istallare un nuovo scaldabagno, ma Mamma era irremovibile nel sostenere che non potevamo permettercelo. Sapevamo che questa era solo una scusa, perch con la ditta di fiori di Mamma che andava bene, e il prestito ripagato, ce la passavamo meglio di quanto non ce la fossimo mai passata.
Ci voleva grande abilit e ingegnosit per mantenere un consistente filo d'acqua calda nella doccia, la quale era istallata sopra alla vasca. Di fatto era possibile solo grazie a uno dei due metodi. Il primo richiedeva un lavoro di squadra. Ci si poteva godere una lavata senza fretta se qualcuno si faceva convincere a prendere posto alla caldaia e ad alimentarla continuamente con piccole schegge di legno e pezzi di giornale accartocciato mentre tu ti facevi la doccia. Il secondo metodo era pi semplice, ma meno conveniente. Si mettevano vicino alla caldaia tre secchi di schegge di legno. Quando l'acqua della doccia si raffreddava, si saltava nudi fuori dalla vasca, facendo attenzione a non scivolare sul nudo pavimento di cemento, si buttavano alcune manciate di schegge nella caldaia, e si risaltava sotto la doccia.
Si venne a capo della questione un sabato pomeriggio, quando un mio amico mi chiese se poteva farsi una doccia da noi prima di uscire quella sera. Appartenendo a una benestante famiglia vittoriana, per qualche motivo, dava per scontato che tutti i bagni fossero uguali. Buffo, ma anche noi lo davamo per scontato, e cos si diede inizio alla spiegazione pradca del funzionamento della nostra caldaia a legna.
Vidi il suo sorriso trasformarsi lentamente in sgomento, e poi, altrettanto prontamente, di nuovo in un ghigno sbilenco.
- Smettila! - strill. - Smettila di prendermi in giro.
Lo shock culturale di cui fece esperienza Jeff quando vide la nostra caldaia fu sufficiente per spedire Mamma di corsa, piena di vergogna, al pi vicino centro di elettrodomestici a gas.
Spesso mi trovavo stretta tra la natura irascibile di Nan e lo strano modo che Mamma aveva di affrontare le migliorie di casa, come la sera in cui aiutai Mamma a risistemare il soggiorno.
Da un cesto di offerte speciali del negozio di carta da parati, Mamma aveva acquistato otto rotoli di carta a disegni liberty color marrone cioccolato; ma secondo la testa di Mamma era meglio avere una sola parete a disegni liberty che nessuna. Avrebbe conferito a casa nostra un tocco di classe.
Avendo pagato la carta, non era disposta a pagare la colla, i secchi, i rulli o la scala. Invece, tir fuori dalla lavanderia un enorme barattolo di colla, che miscel nel bagno. La nostra scala era composta da tre cassette di pino messe una sopra all'altra accanto al muro, e per quanto riguardava i rulli, come Mamma sottoline concisamente, le mani a che servono?
A me venne concesso il dubbio onore di rivestire, in tutta la sua lunghezza, il corridoio che andava dal bagno al soggiorno con umida e appiccicosa carta da parati. Per entrare nel soggiorno, dovevo fare un salto frenetico in cima alle cassette di pino e sbattere la carta addosso al muro, cercando di mirare il pi possibile vicino al bordo del soffitto. Il ruolo di Mamma in tutto ci era di premere velocemente la carta sul muro mentre la tenevo. Una volta che lei aveva premuto la parte in basso, premevo in alto. Poi riscendevo dalle cassette e ricominciava l'intero procedimento.
Dopo avere attaccato al muro tre pannelli, anche tutto l'ingresso era impiastrato di colla e pezzi di disegno liberty che si erano strappati, e cominciavo a sentirmi decisamente appiccicosa e piena di dubbi sull'intera faccenda. Mamma, purtroppo, non era una che ammettesse i propri sbagli. Mi sollecitava con commenti tipo: - Che bello, Sally, sei proprio brava con le mani - e - dopo stasera avremo la miglior casa di tutta la via!
A un certo punto, entr Nan e, vedendoci in equilibrio in cima alle cassette, totalmente nascoste dalla carta da parati, che era ricaduta all'indietro sulle nostre teste, disse: - Io vivo in un manicomio! Voi due siete le sceme pi sceme che conosca Mamma esplose e Nan se ne and, sghignazzando. Era sempre contenta quando riusciva a sconvolgere qualcuno.
Per mezzanotte avevamo finito l'intero muro, ma a entrambe le estremit c'erano rimasti ancora dei pezzi irregolari; decidemmo comunque che potevano aspettare fino alla mattina per essere tagliati.
La mattina seguente, Mamma e io, andammo ad ammirare il nostro lavoretto manuale. Nan era gi nel soggiorno, camminava su e gi, e guardava la carta, con Curly attaccato alle calcagna. Ogni tanto dava una leccata. Credo che gli piacesse la colla.
- Coraggio, Nan - cerc di convincerla Mamma -  deliziosa, non trovi?
Nan sorrise compiaciuta: - Oooh, si... avete un pezzo che va da una parte e l'altro che va dall'altra. Sei proprio sveglia, Glad -. Poi si rivolse a Curly e disse: - Su, bello, ora ti do il tuo latte. Non vuoi mica startene qui con queste fesse.
Nan aveva ragione, il disegno era tutto mescolato. Mamma recuper un po' d'orgoglio mormorando: - Possiamo sempre dire che l'abbiamo fatto apposta.
Mamma continu i suoi tentativi di rinnovare la casa il mese seguente, quando Cyril venne a stare da noi.
Cyril era un mio vecchio amico che avevo conosciuto in chiesa. Adesso che noi figli stavamo crescendo, cominciavamo a portare a casa gli amici. Nan non era contenta della situazione, ma Mamma sentiva che accogliendo i nostri amici, ci dava una mano a tenerci sulla retta via.
Cyril era inglese e si vantava della sua abilit di tener testa al clima australiano. Quando d'estate noi ci rinfrancavamo con docce fredde, bevande gelate, verande ombreggiate, e persino il cane aveva un cubetto di ghiaccio nel latte, Cyril se ne stava fuori sotto il sole di mezzogiorno, vestito con calzoncini larghi e scarpe con i lacci. I commenti di Nan erano del genere: Entra dentro, sciocco e Uhm, crede di essere un blackfella(20) passavano inascoltati mentre Cyril si teneva indaffarato con qualche lavoro particolarmente caldo e faticoso.
- Sai cosa dicono - le dissi. - Solo i cani pazzi e gli inglesi escono sotto il sole di mezzogiorno -. Dovevo aver fatto colpo su di lei, perch con uno scatto, apr le persiane e ordin a Curly di rientrare.
Quando all'inizio Cyril arriv a casa nostra, aveva solo programmato di restare per la notte. Non aveva fissa dimora, ma risiedeva ovunque trovasse un volto amico e un posto dove parcheggiare il suo furgone. Tuttavia, la mattina successiva, intrattenne Mamma e Nan con commenti del tipo Non so dove andr dopo di qui e sono preoccupato per quel rumore sull'asse posteriore; non dovrei proprio guidare a destra e sinistra. Essendo battagliere loro stesse, sarebbe stato contro la loro natura non offrirgli una dimora provvisoria.
Poich era un tipo d'uomo pratico, Cyril assicur Mamma che non ci avrebbe messo pi di due giorni a scoprire la causa del rumore all'asse posteriore. Mamma, un tipo di donna scaltra, stava mentalmente notando tutti quei lavoretti in casa che hanno bisogno dell'attenzione di un uomo.
La proposta di Mamma di istallare una porta a rete antimosche scorrevole nell'apertura della nostra veranda interna sul retro venne raccolta con entusiasmo.
Cyril odiava spendere soldi e Mamma adorava fare buoni affari, cos, in men che non si dica, venne istallata una porta scorrevole di quarta mano, abbondantemente adornata con pezzi di filo da fioraio, e dipinta di un azzurro psichedelico con della vernice che era stata buttata nello scarico di zona.
Ma una veranda libera da mosche andava valutata con la difficolt che avevamo tutti semplicemente per entrare e uscire. Le inferriate erano inclinate di modo che la porta potesse chiudersi da s, ma la pesante intelaiatura di legno di jarrah la trasformava in una corsa
contro il tempo per riuscire a scendere i tre gradini senza farsi tagliare un braccio o una gamba. I lividi di Nan e i lamenti di Curly portavano la testimonianza del fallimento dell'ingegnosit di Cyril.
Cyril tent di correggere il suo errore mettendo un fermo all'interno dell'inferriata, e un peso a un lato della porta per farla rallentare. Non si pens affatto a riposizionare l'inferriata, il principio di base, dopotutto, era buono. Finalmente Nan se ne usc con la soluzione migliore. Puntell la porta con due mattoni rossi, che rimase cos permanentemente aperta, e le mosche ritornarono.
Il progetto successivo fu un cancello laterale. Il Comune aveva continuamente avvisato Mamma di tenere i cani dentro al cortile. Present il problema a Cyril che immediatamente si prodig nella produzione del cancello pi economico e pi funzionale dell'emisfero meridionale.
Per settimane bazzic aste, discariche, cortili pieni di rifiuti e negozi di merce di seconda mano alla ricerca del materiale. Una sera, dopo cena, tir fuori il disegno di come lui immaginava dovesse essere il cancello. Da dietro le sue spalle diedi una sbirciatina al disegno. Era grosso ed elaborato, in una parola, pretenzioso, e a Mamma piacque. Nan non riusciva a capire come lui potesse tirar fuori qualcosa di simile da quel cumulo di letti di metallo e reti che aveva ammucchiato nel cortile.
Per i quattro giorni che seguirono, Cyril tagli, sald, scald, modell e risald vari pezzi di metallo. Il prodotto finale risult largo un metro e mezzo e alto quindici centimetri, e non aveva alcuna somiglianza con il disegno iniziale. Cyril disse orgoglioso a Mamma che aveva dato sfogo alla sua creativit interiore, modificando cos il disegno lungo la lavorazione.
Rimasi intimorita a guardare il mostro. All'improvviso desiderai disperatamente che scoprisse la causa di quel rumore al suo asse posteriore e che se ne andasse prima che Mamma gli potesse commissionare altro.
Quando Cyril ebbe terminato il cancello, la sua permanenza
di due o tre giorni si era estesa a sei settimane. E la sua ricerca del rumore sfuggente l'aveva portato al completo smantellamento del furgone, che era disseminato a vari gradi di smontaggio lungo il vialetto d'accesso. Per noi era un mistero che ancora riuscisse a trovare una parte di quel furgone dove potesse ancora dormirci.
Non appena veniva risolto un problema meccanico, subito ne usciva fuori uno nuovo. La preoccupazione di Cyril per il suo asse posteriore pass al sistema di scarico, ai cuscinetti e infine al motore. Cominciammo a intuire che sarebbe stato il lavoro di una vita.
Sono felice di dire che Mamma se ne accoll il peso maggiore. Le parole Adesso, prendiamo, per esempio, il mio furgone... erano l'imbeccata per il resto della famiglia che cominciava a diradarsi poco a poco. Mamma era troppo cortese per farlo. La punizione per tanta cortesia consisteva in lunghe sedute con Cyril, in cui lui spiegava la complessit della meccanica moderna al cervello meccanicamente debole di Mamma.
Nan, in particolare, cominciava a essere stufa di lui. Abitudini che al principio erano sembrate divertenti, si facevano ora sempre pi irritanti.
- Sta preparandosi la tana per l'inverno - mi disse un giorno con tono infausto.
Nan aveva scoperto di avere un profondo disprezzo per la musica classica. In realt, lei non aveva mai saputo cosa fosse la musica classica finch non incontr Cyril. Adesso, ogni mattina, come infuocato da missionario zelo verso l'educazione, ci svegliava tutti con esplosioni sonore di ROM, POM, POM, pom! ROM, POM, pom, pom!
Nan decise che la sua passione andava tenuta a freno, soprattutto prima delle sei del mattino.
Inizialmente, lei rispondeva ai suoi attacchi con la sua radiolina a tutto volume. Tuttavia si rivel un fallimento contro il suo mangiacassette a quattro altoparlanti.
Io consigliai a Nan di prendere Cyril di petto e di chiedergli semplicemente di tenere basso il volume della sua musica.
- Pu soltanto dire di no e, dato che si trova a casa nostra, non penso che lo far; quindi  pi che giusto che prenda in considerazione i nostri desideri.
- Non si pu fare, Sally - disse con voce turbata. - Non si chiede alla gente di fare qualcosa.
Sembrava che fossimo a un impasse. Situazioni simili, in passato, erano state risolte da Mamma e Nan semplicemente portando l'avversario allo sfinimento e dunque evitando il confronto diretto. Ma in Cyril trovarono un avversario del loro pari. cos, nelle settimane seguenti, la musica continu pi alta che mai, mentre i commenti sempre pi bellicosi di Nan passarono inosservati.
Capivo che, per quanto riguardava Cyril, perspicacia era una parola che non aveva ancora scoperto nel suo consunto dizionario d'inglese, ed era sorprendente, perch a volte si metteva a cercare parole lunghe e complicate da introdurre nel suo linguaggio quotidiano. Questa abitudine, anzich alzare la qualit della sua conversazione, serviva semplicemente a renderla pi lunga.
Poi, un pomeriggio, osservai con curiosit Nan che si trascinava verso il furgone semicompleto di Cyril. Sapevo che si trattava di una donna con una missione.
Rimasi ad ascoltare mentre forniva a Cyril una breve introduzione ai misteri della salute degli animali. Poi menzion Curly, il suo quattrozampe preferito. Vidi Cyril che annuiva solidale mentre Nan gli descriveva i problemi di udito di Curly.
- Beh, sono cose che succedono quando si invecchia, Nan. Pure io sto diventando un po' sordo.
Nan persever asserendo che Curly, fino a qualche mese fa, stava bene. - Buffo il modo in cui  successo cos all'improvviso. Sono preoccupata per lui, Cyril; se le sue orecchie non migliorano presto, temo che non sar in grado di sentire le macchine che gli suonano e ci finir sotto.
Ora Cyril, che era un pedante per definizione, non riusciva a capire perch la gente dovesse permettere che il loro cane dormisse in mezzo alla strada. cos, di conseguenza, rispose: - Sai, Nan, non dovrebbe stare fuori affatto. Non  mica registrato.
Nan, a questo punto, cominciava ad averne abbastanza, cos disse con tono burbero: - Lascia stare che non  registrato, ma delle sue orecchie che mi dici?
- Beh, potrei portarlo io dal veterinario? Povero Cyril. Ce la metteva tutta, ma ancora non capiva.
- Un veterinario - esplose Nan quasi subito. - A Curly non serve un veterinario! So che cosa ha,  colpa della tua musica. Rom, pom, pom, pom ogni mattina; Curly non ce la fa:  piccolo. Non beve neanche pi il suo latte.
Mentre la tirata di Nan continuava, il viso rubizzo di Cyril si faceva sempre pi rubizzo. E per finire in bellezza, Curly, intuendo che si stava discutendo di lui, arriv e si ferm accanto alle gambe nude di Nan, guardando in su verso Cyril attraverso la montagna di peli neri che gli calavano sugli occhi. Per Cyril fu troppo. Indietreggi lentamente all'indietro, mont i due gradini ed entr nel furgone. Lo sentii biascicare la promessa che avrebbe abbassato la musica. Nan sorrise, lo ringrazi e si ritrascin lungo il vialetto con Curly alle calcagna. - Ah, che bravo cane che sei, adesso ti do il tuo latte.
Quella sera, non appena Nan and a letto, Cyril inizi a raccontare a Mamma la storia della loro conversazione. Aveva quasi finito, quando di colpo gli balen in mente che Mamma non reagiva nel solito modo socievole. Di solito rideva per qualsiasi cosa, persino per cose che gli altri non trovavano divertenti. Mamma aveva quel genere di risata che inizia come un ghigno contagioso per poi, a momenti, trasformarsi in uno scroscio manifesto. Passarono alcuni minuti di muto rimuginamento.
Alla fine, Mamma mise coltello e forchetta al centro del piatto e disse con tono serio: - Gentile da parte tua, Cyril, mettere quella tua bella musica a volume basso d'ora in poi. Io stessa mi preoccupavo da un po' per le orecchie di Curly, forse miglioreranno col tempo.
Ci vollero sei mesi prima che il furgone di Cyril fosse risistemato. Una mattina molto calda, era occupato a lavorare al motore nel cortile davanti alla casa. Nan aveva fatto avanti e indietro per portargli bicchieri d'acqua fresca per
non farlo smettere. - Non voglio avere la responsabilit di un inglese pazzo - disse. Cyril aveva in cima alla testa una pelata e Nan era preoccupata che il sole potesse intaccargli il cervello.
All'ora di pranzo, Nan piomb in camera mia, interrompendo i miei sogni a occhi aperti, e disse arrabbiata:
- Vuoi andare a vedere che cosa ha combinato? Adesso esci e lo rimproveri, Sally. Gli dici che in questa casa non vogliamo niente di quel genere!
- Di che stai parlando, Nan?
- C' ancora - mormor, sbirciando tra le tende della mia stanza.
- Che cosa c' ancora? - dissi andando dietro di lei. Tutto quello che riuscivo a vedere era il furgone e il corpo sudato, accaldato e mezzo nudo di Cyril.
- Guarda dove ha messo la camicia, guarda! - La camicia di Cyril era distesa per bene su un cespuglio di rose sul cortile davanti. -  una cosa disgustosa - disse Nan mentre continuava a guardarlo da dietro le tende.
- Si crede forse che quello  un filo per stendere i panni? Mettere cos la sua vecchia camicia sporca dove tutti possono vederla. Stammi bene a sentire, Sally, i vicini penseranno che qui ci vivono dei blackfella!
Nan gir sui tacchi e fil davanti alla casa. Sentii il rumore di uno strappo mentre Nan tirava via dal cespuglio la camicia di Cyril. Poi, sfrecci di nuovo dentro casa, lasciandosi dietro Cyril che la guardava a bocca spalancata.
Cyril se ne and la settimana seguente.

Note.
20. Anche blackfellow, blackfeller. Termine offensivo per aborigeno.


Capitolo XX.
UNA NUOVA CARRIERA.

Quando iniziai l'universit a febbraio, Mamma rimase sorpresa e al tempo stesso contenta. Ma mentre esprimevo la mia nuova ambizione accademica in termini di io non voglio pi lavorare, Mamma la prendeva nel senso che, finalmente, avevo preso una qualche direzione nel mondo.
L'universit mi piaceva. I professori non controllavano che uno ci andasse oppure no. Persino saltare i corsi con un Tutor non era peccato mortale. Passavo molti lunghi pomeriggi in biblioteca a leggere libri che non avevano assolutamente niente a che fare con il mio corso. Poi c'erano le ore trascorse al caff a discutere sul senso della vita, e le giornate allungate al sole, sotto le palme giganti che punteggiavano il campus, a pensare al meraviglioso clima che avevamo.
Jill era molto pi coscienziosa di me. Era probabilmente una fortuna che non facessimo entrambe Lettere perch l'avrei sicuramente traviata. A lei piaceva studiare Legge e si fece nuove amicizie.
Io usufruivo di una borsa di studio del Repatriation Department(21) e nonostante non avanzassero mai soldi, i miei bisogni erano minimi. Non ero mai stata fissata con le mode e, fatta eccezione per i biglietti dell'autobus e il pranzo, avevo ben poche spese.
Trovavo orribile andare all'universit in inverno. Odiavo il freddo. Dovevo prendere due autobus e quando cambiavo raramente c'era la coincidenza per me. Nei giorni di forte temporale restavo a casa. Sedevo davanti al fuoco tutto il giorno, guardavo la televisione e leggevo l'ultimo libro che avevo preso in biblioteca. Nan mi portava sempre un pranzo enorme.
Mi sorprendeva che, dopo tutti quegli anni, cercava ancora di farmi ingrassare. Io e mio fratello David eravamo i suoi unici fallimenti.
Il solo giorno in cui non preparava il mio pranzo era il giorno dell'affitto. Era sempre troppo affaccendata a preparare lo spuntino di met mattina per l'esattore per potersi preoccupare di me. Ci fu una mattina in cui era particolarmente meticolosa. Si trattava della prima visita di un nuovo esattore e sapevo che Nan voleva far colpo su di lui.
Poco dopo era seduta con lui sotto il portico a bere una tazza di t. Quella mattina ci impiegarono molto pi tempo. Credo che fosse perch Nan non faceva che adularlo. Quando torn dentro, il grosso piatto di biscotti che aveva preparato era completamente vuoto.
- Santo Cielo, gli devono essere proprio piaciuti.
Nan sorrise. -  stato un trionfo. Li ha proprio graditi. Quel poveretto era cos affamato che se li  mangiati tutti! Mi ha chiesto di che marca fossero, dice che voleva comprarne un po' per casa, ma non lo sapevo -. Nan mi mise in mano un pezzo di carta e una matita. - Scrivimi il nome. Il pacco vuoto  l sulla panca.
Andai verso il piano ingombro della panca e cominciai a rovistare fra i vari oggetti mescolati che ci stavano sopra.
- Qui non c' niente, Nan.
- Uff! La tua vista  peggio della mia. Guarda l, proprio vicino alla teiera.
- Cosa? Questo? -. Mi inchinai piano contro il fianco della panca.
- Perch ridi?
Con mano instabile tenni il pacco vuoto il pi possibile vicino al suo viso. Atterrita spalanc la bocca mentre lo sguardo recepiva la figura mezzo strappata di un fox terrier.
- Niente cena per Curly stasera, Nan - e risi.
Nei mesi a seguire il fatto che la vista di Nan stesse
perdendo colpi divenne un fatto ovvio. A volte scambiava lo zucchero per il sale o il deodorante per l'insetticida. E se noi ci lamentavamo, Mamma era pronta a tollerare tutti questi piccoli errori finch, una sera, Nan non commise quello fatale.
Era venerd sera e, come al solito, Mamma era crollata sul divano di fronte alla TV. Preferiva dormire sul divano piuttosto che nel suo letto, asserendo che la televisione era allo stesso tempo rilassante e una buona compagnia. Era completamente sommersa da numerosi strati di coperte di tessuto scozzese, e spuntava fuori soltanto la sua massa di capelli crespi, neri e ricci.
Era passata da un pezzo l'ora di cena quando Nan entr con una massa tremolante di cibo per cani. Era un miscuglio marrone e gelatinoso fatto di pezzi di fegato e altri tocchi meno identificabili di dubbia origine. Osservai incuriosita mentre Nan si ferm per un attimo alla porta e sbirci assorta nella semioscurit. I suoi occhi strabici si posarono per un attimo su di me. Non so dire se di fatto registr la mia presenza, o se mi vide semplicemente come parte della grossa poltrona verde su cui ero seduta. Stavo per parlare quando si volt e, fermandosi di scatto, fiss severa il divano. Si inchin leggermente in avanti, con gli occhi socchiusi per la concentrazione, e poi, con due passi veloci verso il divano disse, esasperata, con tono lugubre: - Eccoti, Curly, stupido cane, non mi hai sentita che ti chiamavo?
Forse avrei dovuto dire qualcosa, ma il mio senso dell'umorismo ebbe la meglio.
- Adesso muoviti, Curly - borbott Nan -  inutile fare finta che non ci sei -. Si avvicin di pi porgendo la ciotola. - Avanti, mangia. Mica resto qui tutta la notte! Nan spinse il cibo pi gi verso ci che era convinta fosse il muso nero e peloso di Curly.
Osservavo, ipnotizzata, mentre incitata al risveglio la massa di tessuto scozzese che era Mamma cominciava lentamente a muoversi. Nan, intuendo che Curly stava finalmente reagendo, disse: - Bravo. Bravo cagnolino. Vieni a mangiare.
Con un balzo violento, Mamma riemerse. I suoi capelli neri e crespi erano coperti di pezzetti di carne gelatinosa.
- Glad? - gracchi Nan incredula.
- Stupida donna maledetta - biascic Mamma - che diavolo credi di fare?!
Scoppiai a ridere e Nan, rendendosi conto di aver commesso un terribile errore, usc di corsa.
Fu solo dopo essersi lavata i capelli e aver ripreso posto sul divano con una tazza di t in mano che Mamma riusc a riderne.
Tre latrati acuti alla porta d'ingresso ci fecero poi sapere che Curly era fuori, desideroso di rientrare. Aprii la porta e lui scalpit dentro, uggiolando, chiaro segno che era affamato. Nan fece capolino da dietro la porta della cucina e sussurr: -  Curly, Sally?
- Credo di s - e risi - a meno che Mamma non abbai pure lei.
Nan rise e poi disse: - Avanti, Curly, cattivaccio. Dove sei stato? C' mancato poco che la tua cena se la mangiasse Glad!
- L'ha fatto apposta, sai, Sally - disse Mamma non appena tornai in salotto. -  un vecchio diavolo. La sua vista non  mica cos cattiva. Lascia una moneta di cinque cents sul pavimento e scommetto che lei  la prima a raccoglierla!
In ogni caso, la settimana seguente, Mamma compr a Nan un vecchio binocolo. Nan era veramente eccitata. Tutto a un tratto riusciva a vedere cose che, a quanto pare, per anni erano rimaste sfocate.
Dopo essere stata all'universit per un semestre, trovavo che fosse molto difficile studiare a casa. A parte l'alto livello di rumore e il caos generale, non avevo una scrivania su cui lavorare, ed essendo una persona disorganizzata, non facevo che perdere foglietti e appunti importanti, che dovevo poi rimpiazzare fotocopiando quelli di qualcun altro.
Poi, quando arrivarono le vacanze d'agosto, mi balen in mente che se volevo passare qualche materia, dovevo veramente mettermi a studiare. Il problema era che ero rimasta molto indietro e non sapevo da che parte cominciare.
I miei primi tentativi di fare uno sforzo di concentrazione si rivelarono piuttosto vani, dato che dovevo continuamente interrompere di studiare per gridare Abbassate la radio! oppure La TV  troppo alta o State un po' zitti, sto cercando di studiare!.
Dopo circa una settimana di strilli e discussioni arrivai alla conclusione che era impossibile cambiare l'ambiente che mi circondava. Cercai allora di cambiare me stessa. Scoprii che se ce la mettevo tutta, ero in grado di lavorare in mezzo alla pi grande confusione e al pi alto livello di rumore, senza alcun genere di fastidio. Semplicemente spegnevo l'interruttore e facevo finta di essere l'unica persona in casa.
E questa era un'impresa, dato che casa nostra era sempre piena di gente. Molti degli amici di mio fratello David si accampavano sul pavimento del soggiorno; adoravano passare la notte da noi. David aveva cominciato le medie proprio quell'anno. Non veniva mai in mente a nessuno di noi di dire a Mamma che c'era qualcuno in pi per cena. Davamo per scontato che avrebbe fatto bastare quello che aveva preparato. Devo ammettere di essere stata una delle peggiori colpevoli, ma Mamma non si lamentava mai. Ci diceva sempre: - I vostri amici sono i benvenuti in questa casa.
La mia tecnica per passare gli esami del primo anno fu semplice, studiai di corsa. Quello che imparai mi serv ben poco in seguito, perch non appena finiti gli esami, cancellavo tutto dalla memoria. Perch mai dovevo otturarmi il cervello con fatti e cifre inutili? Superai quell'anno con un B e tre C. Mamma era soddisfatta, ma mi incit a studiare di pi per arrivare ad A, come
Jill.
Anche mio fratello Bill aveva degli esami importanti quell'anno, la Maturit. Purtroppo non ce la fece. Tuttavia riusc a trovare un posto da impiegato abbastanza presto al Public Service.
Decisi che mi sarebbe piaciuto passare il mio secondo anno di universit lontano da casa. Mamma era mortificata all'idea. Sarei stata la prima a lasciare il nido familiare. Mi spinse a ripensarci.
Dopo settimane di discussioni lacrimevoli, cedette e disse che se il Repatriation Department acconsentiva a pagarmi le tasse di iscrizione, potevo andare. Fortunatamente loro acconsentirono, e presto fui ben sistemata nella mia piccola stanza al Currie Hall, un pensionato misto proprio di fronte all'universit.
Dunque, per la maggior parte degli anni della mia adolescenza, Mamma si era preoccupata della mia mancanza di interesse verso i ragazzi. Avevo avuto moltissime amicizie con il sesso opposto, ma mai una vera avventura. Si preoccupava che sarei diventata una vecchia zitella, e lei una vecchia signora senza nipoti. Ma adesso che vivevo in un collegio misto, di colpo si preoccup che potessi sviluppare un interesse che poi non ero in grado di controllare e che sarei entrata a far parte della societ permissiva.
Fu difficile per Mamma permettermi di crescere. Spesso mi veniva a trovare al Currie Hall, ma se ne andava sempre in lacrime. Una sera litigammo di brutto perch non volevo salutarla con un bacio. Secondo me si aspettava un po' troppo, che la baciassi davanti a dieci studenti, tutti maschi, raggruppati vicino all'uscita del mio stabile. Avevo un'immagine da mantenere. Alla fine chiesi a Mamma di non venirmi proprio a trovare se poi doveva avere una crisi. Era troppo sfibrante.
Nel secondo anno ebbi grandi difficolt a tener duro. Avevo sviluppato un profondo disprezzo per la materia in cui mi laureavo. Rimasi sconcertata quando, durante il nostro primo corso con il Tutor, scoprii che gran parte del nostro lavoro
di laboratorio consisteva nell'addestrare cavie. I topi erano tra i pochissimi animali che non mi piacevano.
Riuscii a evitare di prendere in mano Fred, mentre lo battezzavamo, acconsentendo, invece, a prendere appunti per tutto il gruppo. Comunque, dopo qualche incontro, il mio Tutor
not la mia avversione e insistette che anch'io prendessi in mano Fred. Sosteneva che non ci voleva niente. E invece tra me e Fred c'era un reciproco antagonismo di cui il mio Tutor era totalmente inconsapevole.
Pazientemente, mi fece vedere ancora una volta come prenderlo in mano. Poi, rimettendo Fred nel suo labirinto, insistette affinch ripetessi le sue azioni. Guardai Fred in basso e lui guard me in alto. Entrambi sapevamo cosa stava per succedere.
Provai a prenderlo su, proprio come mi era stato mostrato, ma in un attimo Fred si era rivoltato e aveva affondato i denti nel mio polso.
Da questa esperienza ne risult comunque qualcosa di buono. A quanto pare, Fred era sempre molto sconvolto dopo una sessione con me, al punto che il mio Tutor mi proib di toccarlo, altrimenti il gruppo che veniva dopo di noi non avrebbe potuto farci niente.
A parte Fred, ero stufa di dominare le statistiche. Quando si trattava di una qualsiasi forma di Matematica, mi veniva il blocco mentale. - Sorci e numeri - dissi a un collega lamentandomi. - Sono venuta qui per imparare qualcosa sulle persone -. Non ero il solo studente a essere scontento. Molti si lamentavano, ma inutilmente. Arrivai al punto di pensare di lasciare l'universit del tutto. Comunque, a quei tempi mi vedevo con Paul, un insegnante, e lui mi convinse a non mollare.
Conobbi Paul tramite suo fratello, con il quale ero amica da diversi anni. In realt Bruce era vissuto con noi per un po'. Per me era come un fratello e inoltre era uno dei preferiti di Nan. Bruce aveva molto in comune con mio fratello Bill.
Nan non scompariva mai quando Paul e Bruce venivano a farci visita. Sembrava che gradisse veramente la loro compagnia. Una volta Paul disse che Nan gli ricordava molte di quelle persone anziane che si erano prese cura di lui su al nord. Annuii semplicemente. All'epoca non mi venne mai in mente di pensare chi fossero quelle persone.
Io e Paul passavamo molto tempo insieme e non ci volle molto prima di conoscerci bene. Scoprimmo di avere molte cose in comune. A me piaceva il lato artistico della sua natura e lui sembrava trovare il mio spirito divertente. Inoltre si accordava bene con la nostra famiglia.
Paul aveva trascorso la sua infanzia nel nord-ovest del paese ed era vissuto principalmente a Derby. I suoi genitori erano dei missionari, cos come i suoi nonni e molti dei suoi parenti. Quando Paul aveva tredici anni, la sua famiglia si trasfer a Perth, dove i suoi genitori avviarono un ostello per i figli della missione che venivano in citt per frequentare le medie. Dapprincipio Paul trov le medie molto difficili, perch, a parte i normali adattamenti a cui tutti i bambini devono sottoporsi, e il fatto che lui veniva da un ambiente enormemente diverso, lui aveva un problema di lingua. Parlava esclusivamente un inglese pidgin.
Alla fine del secondo semestre del mio terzo anno all'universit, ci eravamo innamorati e avevamo deciso di sposarci. Per Mamma fu un vero shock, perch le avevo sempre detto che Paul era semplicemente un altro buon amico. La cosa la fece girare al largo. Ci vollero alcune settimane prima che registrasse che quello che avevamo detto lo pensavamo veramente. A quel punto Mamma reag in maniera pi normale: fu colta dal panico.
Le resi il trauma ancora pi grande dicendole che avevo deciso di sposarmi nel nostro cortile dietro casa. Questo immediatamente la spinse a preoccuparsi di come sarebbe riuscita a rinchiudere tutti i polli per evitare che dessero fastidio agli ospiti. E, naturalmente, c'era il problema di Curly.
Per le settimane a seguire, Mamma non fece che schiacciare i tasti del panico uno dopo l'altro.
Il vialetto d'accesso era troppo sabbioso, l'erba troppo pungente e quasi morta, non aveva abbastanza sedie, o bicchieri o piatti. Quanto cibo ci sarebbe servito, e dove se lo sarebbe procurato, e quanti ospiti ci sarebbero stati? Le dissi che ci sarebbero state appena un centinaio di persone. Pensai che questo avrebbe diminuito i suoi timori, ma serv solo ad aumentarli. Cominci a chiedermi se erano dei mangioni o se mangiassero poco, se bevevano oppure no, e cos via. Alla fine le dissi con tono severo: - Fatti coraggio. Tu sei la madre della sposa, devi smetterla di preoccuparti. Organizzati e prendila come una sfida!
Fu il miglior consiglio che potessi darle. Non c'era nulla che Mamma amasse pi delle sfide.
La data del nostro matrimonio venne fissata di l a due mesi, e, mentre i giorni passavano, Mamma era tutta presa dai preparativi come un vero soldato di cavalleria. Ogni mattina e ogni sera annaffiava l'erba nel tentativo di tirarne fuori il colore verde che normalmente si associa ai prati. Comunque, con il giorno del giudizio che si avvicinava sempre di pi, la sua ossessione divenne il cortile, in particolare il vialetto. Per qualche motivo era divenuto il punto focale delle sue preoccupazioni.
Un pomeriggio, un enorme carico di ghiaia venne depositato alla nostra soglia. Tre giorni dopo arriv un compressore di cemento alto un metro, che pesava circa una tonnellata. Nel frattempo Bill aveva acconsentito a rastrellare il vialetto con la ghiaia, ma quando si accorse del compressore guard Mamma orripilato e disse: - Che diavolo  quello?
- Serve per appiattire la ghiaia. Sai, per renderla pi simile al bitume.
Bill si gratt la testa e sbuff: - Gi, e come ce lo trasciniamo su e gi?
Mamma non era tipo da scoraggiarsi. - Senti, ci sono questi due manici che sporgono e pensavo che voi ragazzi vi ci potevate legare in mezzo e trascinarlo.
- Mamma cara - disse lui a denti stretti - se credi che mi leghi a quella dannata cosa, beh, ti sbagli di grosso. Spiacente, Sai - disse rivolgendosi a me - non lo faccio neanche per te.
- Non c' problema, Bill.  stata un'idea di Mamma.
- Beh, si,  piuttosto evidente, no?
- Dio mio, Bill, non ti succede mica niente -. Mamma si era offesa. - Sai che il matrimonio  tra poco e che sono preoccupata per quel vialetto -. Bill non si lasci persuadere. Possedeva l'abilit di individuare la futilit dei piani di Mamma sin dall'inizio.
Quando Mamma si rivolse a David il giorno dopo, lui si mostr pi comprensivo. Dopo averlo supplicato promise di provarci.
Il giorno in cui si leg al compressore c'erano almeno cento gradi all'ombra. Mamma lo incoraggiava con bicchieri di limonata fresca e frasi del tipo: - Tu sei l'unico che faccia qualcosa per me, David -. Questo lo fece andare avanti per un paio d'ore. Per, mentre la temperatura aumentava, le sue forze diminuivano.
- Io non continuo, Mamma. Bill aveva ragione,  un'idea del cavolo!
- Ma mica puoi lasciare il vialetto cos - protest Mamma -  tutto irregolare.
- Allora tiralo tu - strill lui. - Hai idea di quanto sia pesante? Eh, ce l'hai? -. Con la debolezza che si ritrovava, riusciva ancora ad alzare la voce a sufficienza da ridurre Mamma al silenzio.
Mamma trascorse la settimana seguente a provarci con me. Ogni volta che mi vedeva, mi raccontava nei dettagli delle pessime condizioni del vialetto e mi faceva capire che forse Paul avrebbe potuto farlo un po' lui.
Il sabato successivo, dopo pranzo, come un agnellino
lo conducemmo al sacrificio.
Mamma, ansiosa che lui cominciasse, si mise tra le cinghie e, tra gemiti e grugniti, mostr ci che si aspettava da lui. Paul mi guard disperato. Guardai il compressore. Mamma part per il vialetto, con passi pesanti sui pezzi irregolari nel tentativo di schiacciarli.
- Per favore -. Supplicai mentre lei continuava a emettere suoni di piedi strascicanti.
- D'accordo - acconsent lui. Si tolse la camicia, si leg al compressore e cominci a muoversi lentamente dietro di Mamma.
- Oh, Paul, sei proprio bravo - lo incoraggiava Mamma. - Sei molto meglio di David.
Lavor in modo ammirevole per due ore. Ma, alla fine, si trascin dentro, grondante di sudore, e croll sul divano.
- Senti, Sai - disse boccheggiando - non me ne importa niente se la gente si sporca i piedi o se le scarpe gli si conficcano nella ghiaia. Per quanto mi riguarda si possono pure spezzare le caviglie. Io quel compressore non lo tiro pi neanche di un altro centimetro.
Proprio in quel momento entr Mamma con dell'altra limonata. - Bevi questa: sei uno sciocco a lavorare con questo caldo. Fortuna che non ti sei disidratato Per poco Paul non si strozz con la limonata, poi guard Mamma sbalordito.
- Mica  stata un'idea mia quella di schiacciare la ghiaia.
- Hai fatto un lavoro stupendo, Paul. Vero, Jill?
Jill scoppi a ridere e scapp in cucina.
- Per ora pu bastare, Paul - disse Mamma con tono cortese.
- Fa troppo caldo per continuare a lavorare. Magari potresti finire domani -. Il silenzio attonito di Paul bast a spedire Mamma di corsa dietro a Jill.
-  sempre cos? - mi domand con compassione.
- No.
- Grazie a Dio.
- Di solito  peggio.

Note.
21. Oggi, Veterans' Affairs. Dipartimento del Governo Federale istituito dopo la Prima guerra mondiale per assistere chi passava dalla vita militare alla vita civile.


Capitolo XXI.
LA CONFESSIONE.

Il giorno del mio matrimonio, il nove dicembre 1972, si preannunciava bello e assolato. Di buonora feci un salto in citt per comprare l'abito da sposa. Trovai un caffettano indiano che mi piaceva. Era color crema con un ricamo dorato sul davanti. Ero soddisfatta perch era bello fresco. Si capiva gi che quel giorno avrebbe fatto un caldo infernale. Quando arrivai a casa, la temperatura aveva superato la linea dei cento gradi Fahrenheit.
Zia Vi era arrivata prima per dare una mano. Zia Vi era stata un'amica intima di Mamma negli anni dell'adolescenza ed erano entrambe fioraie. Nonostante non si fossero frequentate molto nel corso degli anni, mantenevano ancora la loro amicizia sulla base di un pranzo o di una telefonata ogni tanto.
Mamma la accolse a braccia aperte: - Con tutti quei fiori ho davvero bisogno d'aiuto - disse eccitata. La lavanderia era piena zeppa di secchi di fiori recisi.
- Mamma - protestai mentre cercavo di farmi strada tra i secchi verso il gabinetto - mica ti servono tutti questi fiori, e queste qui a che diavolo ti servono - gridai quando scorsi uno scatolone di rose di plastica.
Mamma fece capolino dalla porta della lavanderia e disse contrariata: - A cosa servono non ti interessa. Resta fuori dai piedi e fatti gli affari tuoi.
A quel punto mi insospettii. - Mica stai pensando a qualcosa di stupido, Mamma, vero?
- Certo che no - brontol Nan mettendola in salvo.
- Sbrigati ad andare al bagno e fuori di qui. Noi abbiamo da fare.
- Bene, Nan, sta' a sentire - dissi - qualsiasi cosa abbiate
in mente, assicuratevi di rinchiudere i polli, va bene? E non voglio Curly tra i piedi di nessuno.
- Oh, i polli stanno a posto - replic. - Stanno razzolando adesso. Li rinchiudo prima che comincino ad arrivare gli ospiti. Curly lo chiudo in camera mia.
- Perch non vai a farti una doccia, cara - disse Mamma interrompendo. - Sembri accaldata -. In quel preciso momento arrivarono i genitori di Paul. Feci le presentazioni e poi decisi che una doccia non era poi una cattiva idea.
Andai in camera mia a prendere l'accappatoio e raccogliere le mie cose.
Proprio mentre mi stavo dirigendo verso la doccia, entr Bill. - Sai - disse - credo che dovremmo parlare. C' qualcosa che vorrei dirti.
- Certo, Bill. Che c'?
- Volevo solo sapere questo. Se mai Paul ti facesse qualche torto, fammelo sapere che poi ci penso io.
- Me ne ricorder, Bill - dissi - ma Paul  un bravo ragazzo, non credo che avremo problemi.
- Beh, pensavo solo di dirtelo, okay?
- Grazie, Bill -. Bill usc e non riuscii a non pensare che la profezia di Mamma, dopo la morte di Pap, si era finalmente avverata. Bill era davvero l'uomo di casa. Mi ritenevo molto fortunata. Avevo una famiglia meravigliosa.
Quando uscii dalla doccia, fresca e pulita, trovai Mr. Morgan preso ad ammucchiare bicchieri in cucina. Mrs. Morgan era scomparsa e pure tutti gli altri. Uscii sul retro e, con sorpresa, vidi Mamma, Zia Vi e la signora Morgan, accovacciate per terra. Erano circondate da secchi e secchi di fiori recisi. - Bene cos, Margaret - disse Mamma con tono adulatorio alla mia futura suocera - infilali dritti in questo modo. Nessuno si accorger della differenza.
- Io vado a fare il davanti - disse Zia Vi tirando su due secchi e si trascin dietro il lato della casa.
In quel momento Nan si un a loro. Ho messo tutte le rose di plastica nel giardino davanti, Glad - disse. - Sono proprio belle. Uno penserebbe che sono vere.
Oh, no, pensai. Non possono fare questo! Corsi di nuovo dentro, attraversai la casa e riuscii sul davanti. Fiori di tutti i tipi dai colori sgargianti stavano infilati in quello che in precedenza era nuda terra. Stavano belli dritti, con la corolla rivolta verso il sole.
Mamma apparve dietro di me. - Oh, Sally, che ci fai qui? - chiese nervosamente.
- MAMMA! Come hai potuto?
- Beh, te l'avevo detto che ero preoccupata per il giardino - replic timidamente.
-  talmente imbarazzante! Come hai potuto chiedere a Margaret di aiutarti? Che bell'ingresso in famiglia! Davvero, Mamma, questa  una delle cose pi stupide che tu abbia mai fatto!
- Ma adesso il giardino ha un bell'aspetto. Nessuno sapr che stanno l senza radici.
-  una giornata di caldo infernale. Si capovolgeranno tra mezz'ora.
- Invece no. Nan tiene lo spruzzatore acceso su di loro finch gli ospiti non cominciano ad arrivare.
- Oh, Mamma - mi lamentai - non cambierai mai!
A questo punto apparve accaldata, innervosita ed estremamente infastidita. - Senti - dissi cedendo - far finta di non aver visto i fiori, ma almeno assicurati che Curly e i polli restino fuori dai piedi. Non voglio che succeda altro, okay?
- S, cara.
Da quel momento in poi tutto sembr filare liscio. La cerimonia fu breve ed essenziale.
Quando la cerimonia fu terminata, andai a cercare Nan. Mi ero preoccupata che con il cortile pieno di persone che lei considerava degli estranei, mettesse in atto una delle sue scene di fuga. Mamma le aveva gi spiegato che era importante che si facesse vedere in quanto era la nonna della sposa. Mi ci volle un po' per localizzarla.
Finalmente la trovai, che piangeva, dietro il vecchio capanno del giardino. - Nan, che c'?
- Voi ragazzi non avete pi bisogno di me - singhiozz - adesso siete tutti cresciuti.
- Ma ancora abbiamo bisogno di te - risposi cercando di rassicurarla. Scosse la testa e continu a piangere.
- Vuoi che vada a cercarti Mamma - chiesi preoccupata.
Fece di s con la testa.
Le accarezzai il braccio e andai da Mamma a dirle di Nan, e lei and a consolarla. La convinse a entrare in casa, dove la calm con una tazza di t. Ero perplessa. Sembrava che qualsiasi cosa facessi, era sempre la cosa sbagliata.
Il resto del pomeriggio non fu cos traumatico. Piccole cose, come i polli e i cani che scorrazzavano liberi e alcuni ospiti che finirono con l'ubriacarsi, sembrarono avere poca importanza. Tutti si divertirono immensamente e pi di una persona disse che quello era il matrimonio pi originale a cui fosse mai stata. Mamma lo prese come un complimento.
Era quasi mezzanotte quando finalmente se ne and anche l'ultimo ospite. Nessuno voleva andare a casa.
- Ho fatto una bella cosa, vero, Sally? - chiese Mamma compiaciuta.
- S - risposi - forse dovresti darti al catering.
- Ci stavo gi pensando -, La guardai atterrita. E tutte e due ci mettemmo a ridere.
Poco dopo il mio matrimonio, seppi che avevo superato tutte le materie all'universit, tranne psicologia. La cosa non mi sorprese. Detestavo cos tanto quello che stavo facendo che non mi ero proprio data pena di studiare per gli esami. Decisi di cambiare la materia di tesi l'anno seguente, ma Paul mi convinse a non farlo. - Dovrai ripetere - disse.
- Ripetere? -. Il solo pensiero mi disgustava. Un altro anno con i ratti era troppo da sopportare. Tuttavia, quando guardai le alternative, mi accorsi che sarei potuta finire dalla padella alla brace. Inoltre, avevo sentito che il terzo anno di psicologia aveva qualcosa a che fare con gli esseri umani. cos decisi di continuare.
Verso la fine delle vacanze estive, Paul e io ci trasferimmo in una vecchia casa fatiscente di legno nella zona sud di Perth. Il gabinetto si trovava mille chilometri in fondo al cortile, sulla stufa funzionava un solo fornello a gas, il vecchio impianto d'acqua calda non valeva neanche quanto la vecchia caldaia a legna che avevamo a casa, e tutto il posto era infestato da minuscole pulci di mare. Dopo esserci vissuti per qualche settimana, scoprimmo anche che sotto le tavole del pavimento ci albergavano i topi. Per qualche motivo, niente di tutto questo sembrava infastidirci. Pensavamo che il posto avesse carattere e stare da soli era avventuroso.
E io stavo imparando a fare nuove cose, come cucinare e fare il letto. Pensando a quanto fosse eccellente Nan come cuoca, ci si sarebbe aspettato che avessi pi attitudine. Ero pessima. Da bambini Nan non ci aveva mai permesso di cucinare; la cucina era il suo dominio personale. E in quanto a dare una mano in casa, beh, anche quello non s'era mai sentito. C'erano state occasioni in cui io e Jill avevamo cercato di lavare i piatti, ma Nan ci aveva sempre cacciate via con la frase:
- Fuori dalla cucina.
Va riconosciuto a Nan il merito di avermi insegnato ad accendere il fuoco, a tagliare la legna, a sventrare i polli e a curare gli animali malati. Comunque queste erano cose che adesso facevo di rado.
Dopo qualche tempo Jill si trasfer da noi e poi anche altri due amici. Eravamo un piccolo gruppo felice. Riempivamo la maggior parte delle nostre serate con la musica di Bob Dylan, con la poesia e con lunghe discussioni sui temi attuali del mondo. Fu un periodo felice della mia vita.
Il giorno in cui cominci l'universit, dovetti forzarmi per andarci. Ero convinta di venire bocciata un'altra volta. Parecchie volte ero stata sul punto di mollare del tutto, ma Paul mi aveva sempre convinto a continuare. Mi fece pensare che certi miei comportamenti fossero molto immaturi. Quello fu uno shock. Prima di allora non avevo mai visto me stessa come una persona immatura.
Ora che Jill e io vivevamo di nuovo nella stessa casa, ci facevamo delle lunghe chiacchierate sulla nostra infanzia. E veniva sempre fuori l'argomento delle origini di Nan.
- Non lo sapremo mai per certo - disse Jill una sera.
- Mamma non ce lo dir mai.
- Uhm, potrei ricominciare a darle il tormento. Adesso siamo grandi, abbiamo il diritto di sapere.
- E Paul che ne pensa?
- Quando gli ho chiesto se pensava che Nan fosse aborigena, s' messo a ridere e ha detto: Non  ovvio? Certo che lo . Paul, naturalmente, in mezzo agli aborigeni c'era cresciuto.
- Non credo comunque che possiamo essere certe finch non sentiamo Mamma ammetterlo con la sua bocca.
- Allora s.
Qualche settimana dopo, Mamma venne a farci la solita visita, carica di torte ingrassanti e ansiosa di raccontarmi del suo ultimo affare fatto all'asta. In passato ero stata a un'infinit di aste insieme a Mamma e sapevo che molti articoli che a prima vista sembravano un affare, si rivelavano poi, da vicino, un totale spreco di denaro. I banditori si erano talmente abituati a Mamma che comprava cose che nessun altro avrebbe comprato, che spesso le aggiudicavano delle cose senza neanche prendere le offerte dalla platea.
- Aggiudicato all'uno-zero-quattro - gridavano, quando si rendevano disponibili un martello senza manico o un ciclostile che non ciclostilava. - Lei lo prende, vero, uno-zero-quattro; per un dollaro compra qualsiasi cosa -. Uno-zero-quattro era il numero fisso di offerta di Mamma.
- Vieni fuori alla macchina a vedere cosa ho comprato - disse Mamma eccitata. Non ci crederai Quello era il problema, che non ci credevo mai.
Mentre apriva il retro della macchina, disse generosa:
- Prendi quello che ti piace, qui c' un mucchio di roba Mamma comprava sempre all'ingrosso.
A parte il solito assortimento di arnesi arrugginiti e varie altre cianfrusaglie, Mamma aveva, effettivamente, comprato qualcosa di utile. C'era una scatola di camicie di buratto fatte in India. Comunque venne fuori che c'erano altre sette scatole che dovevano essere ritirate pi tardi. In tutto circa centoquaranta camicie.
- Quello che non possiamo usare lo vendo a Trash and Treasure - disse Mamma. Non era una buona idea. Mamma tornava da quei mercati sempre con pi roba di quanta ne avesse portata.
- Uff! Non voglio neanche pensarci. Andiamo a mangiare la torta che hai portato.
- Entrammo, ci accomodammo in cucina e preparai una tazza di t. Ben presto Mamma fu d'umore rilassato e chiacchierino.
Poi, dopo un po' ci fu una pausa nella conversazione, cos dissi come per caso: - Siamo aborigeni, vero, Mamma?
- S, cara - disse senza pensarci.
- Ti rendi conto di quello che hai appena detto?!, sorrisi trionfante.
Mamma rimise la torta nel piatto e sembrava stesse per sentirsi male.
- Non fare marcia indietro! - dissi rapidamente. - Ci sono stati troppi scheletri nell'armadio di casa nostra.  ora di mettere le cose allo scoperto -. Dopo qualche minuto di silenzio e di tensione, Mamma disse: - Perch ormai non dovreste saperlo? Siete abbastanza grandi, non  pi come se foste piccoli. E poi, adesso  diverso.
- Tutti quegli anni, Mamma - dissi - come hai potuto mentirci per tutti quegli anni?
-  stata solo una bugia innocente - rispose triste.
Non riusc a non ridere della sua comicit involontaria. In men che non si dica ridevamo tutte e due in modo sfrenato. Era come se fosse improvvisamente crollato
il muro che c'era stato tra di noi. Mi sentivo pi vicina a Mamma di quanto non mi ci fossi sentita per anni.


Capitolo XXII.
UN INIZIO.

Le mie nuove origini mi eccitavano. Quando quella sera dissi a Jill ci che Mamma aveva detto, lei rispose dicendo: - Non capisco perch la fai cos grossa. Te l'avevo detto anni fa che Nan era aborigena. Il fatto che Mamma l'abbia confessato non cambia nulla -. A volte Jill era cos razionale che mi veniva voglia di suonargliele.
- Jill, averlo ammesso significa invece qualcosa. Adesso potrebbe dirci qualcosa di pi sul passato. Tu non vuoi sapere?
- S, suppongo di s, ma probabilmente non ci sar molto da dire.
- Ma il punto  proprio questo: noi non lo sappiamo. Potrebbe esserci una marea di cose che noi non sappiamo. Quali altri scheletri si nascondono nell'armadio?
- Tu hai sempre avuto troppa fantasia!
- Ora continuer a darle il tormento finch non ci dir tutta la storia.
- Non ti dir altro.
- Forse no - risposi - ma il modo in cui la vedo io  che si tratta di un nuovo inizio. Prima non avevamo niente. Adesso almeno abbiamo un inizio.
- Mamma ha ragione su di te. Dovevi fare teatro.
Quando Mamma venne a trovarci la settimana dopo
con un'enorme pan di Spagna farcito di crema al cioccolato, ero strafelice. Non per la torta, ma perch avevo una bomba da far esplodere, ed ero ansiosa di procedere. Tanto per cambiare feci il caff e attesi che Mamma si trovasse a met di un pezzo di torta che sbriciolava prima di dire: - Ho fatto domanda per una borsa di studio aborigena.
- Che cosa? ! Per poco non si strozz mentre sbatteva sul tavolo la tazza e risputava la torta.
- C' una borsa di studio aborigena che si pu ottenere, Mamma. Tutti quelli che sono di origine aborigena hanno diritto a fare domanda.
- Oh, Sally, tu non puoi - disse Mamma ridacchiando come se stesse parlando a una ragazzina cattiva.
- Perch non posso? - domandai - o stai per dirmi che Nan dopotutto  veramente indiana?
- Oh, Sally, sei terribile -. Mamma rise e poi, pensandoci, aggiunse: - Beh, perch non dovresti fare domanda? Nan ha avuto una vita dura. Perch mai i suoi nipoti non dovrebbero ricavarne qualcosa?
- Proprio cos - risposi.
Non credo che Mamma si rendesse conto di quanto andassero in profondit i miei sentimenti. Non erano i soldi che volevo, ancora ricevevo la borsa di studio del Repatriation Department. Volevo disperatamente fare qualcosa per identificarmi con il mio retaggio appena scoperto e quella era l'unica cosa che mi veniva in mente.
Quando mi venne accordato un colloquio per la mia domanda di borsa di studio, Mamma rimase molto sorpresa. Credo che si aspettasse che loro mi ignorassero. Era molto preoccupata di ci che gli avrei detto. Mamma si preoccupava sempre di cosa dire alla gente. Era come se la verit non fosse mai abbastanza adeguata, o come se ci fosse qualcosa da nascondere.
Aveva inventato storie e fatto affermazioni esagerate sin dal giorno della sua nascita. Faceva parte della sua personalit. Trovava difficile immaginare come qualcuno potesse vivere in un altro modo, quindi, in risposta alla sua domanda sul mio colloquio, affermai: - Gli dir la verit - lei rimase a bocca aperta.
La mia domanda di borsa di studio and a buon fine, ma per i mesi successivi fui l'oggetto di molte battute della famiglia. Ci sentivamo tutti timidi e impacciati riguardo al nostro passato appena scoperto. Nessuno sapeva bene cosa farci o farne, e nessuno della famiglia riusciva a decidere se avessi fatto bene oppure no. Secondo il mio carattere, mi ci ero buttata a capofitto. Volevo fare qualcosa di positivo. Volevo dire: - Mia nonna  aborigena ed  qualcosa che  anche parte di me. Non ero certa di dove portassero le mie azioni, e il fatto che i miei sforzi stranamente non facessero colpo su di Nan, non faceva che aggiungere confusione al mio gi debole senso di identit.
- Te l'ha detto Mamma che ho ottenuto la borsa di studio, Nan? - le chiesi un giorno.
- S. Che cosa gli hai detto?
- Gli ho detto che la nostra famiglia era aborigena ma che eravamo stati allevati credendo di essere un'altra cosa.
- Che cosa gli hai detto di me?
- Niente. Quindi rilassati.
- Tu non gli dirai mai di me, vero, Sally? Non mi piace che gli estranei sappiano i fatti nostri, specialmente quelli del governo. Non si sa mai quello che potrebbero fare.
- Perch sei cos sospettosa, Nan? - chiesi con delicatezza. Ignor la mia domanda e and fuori a occuparsi del giardino. Improvvisamente venni pervasa da un senso di tristezza. Mi veniva da piangere. - Controllati, ragazza - mormorai. - Non sai neanche perch ti viene da piangere!
Lentamente, nel corso di quell'anno, io e Mamma cominciammo a notare in Nan un cambiamento. Non un cambiamento miracoloso, ma comunque un cambiamento. I suoi interessi cominciarono a estendersi al di l di chi si trovasse nella cabina telefonica davanti a casa nostra, ai fatti del mondo. Nan aveva sempre guardato il telegiornale ogni sera e, se ci riusciva, su ogni canale. Ma adesso, anzich fare caso solo ai disastri del mondo, cominci a interessarsi alle notizie che riguardavano la gente nera.
Se la storia era triste, portava la mano alla bocca e diceva: - Guarda, guarda cosa fanno alla gente nera Altrimenti, se la gente nera se la cavava bene, si lamentava
e diceva: - Guardali l che si fanno bravi. Chi si credono di essere. Sono solo neri come me.
All'incirca in questo periodo, la parola preferita di Nan divenne Nyoongah(22). Aveva sentito che l'avevano usata in una telecronaca e immediatamente le era piaciuta. Per Nan, chiunque fosse scuro era adesso uno Nyoongah. Africani, birmani, afroamericani erano tutti Nyoongah. Lei si identificava con loro. In un certo senso loro erano la sua gente, perch condividevano il comune legame di negritudine e l'oppressione che, per lungo tempo, quel colore aveva portato. Si trattava solo di un piccolo cambiamento, ma era un inizio.
In qualche strano modo, per questo, la mia vita aveva ora un nuovo scopo. Mi domandavo se, dato che io e Jill avevamo accettato quella parte di noi stesse, anche Nan forse la stava accettando. Ero ansiosa di apprendere il pi possibile sul passato. Presi l'abitudine di approfittare dell'indole buona di Mamma.
- Dov' nata Nan, Mamma? - le chiesi un giorno.
- Oh, non lo so. Da qualche parte su al nord.
- Ti ha mai parlato della sua vita?
- Sai che del passato non parla. Dice che non si ricorda.
- Tu credi che si ricordi?
- S, ma lei crede che ci stiamo impicciando, che stiamo cercando di ferirla.
- Mamma, c' qualcuno che mi pu dire qualcosa di Nan?
- Solo Judy.
- Chi? Zia Judy?
- S.
- Perch mai lei dovrebbe sapere qualcosa di Nan?
- Nan ha lavorato per la sua famiglia.
- In che veste?
- Oh, sai, lavori di casa, quel genere di cose.
- Vuoi dire che faceva la serva?
- S, credo di s.
- Per quanto tempo ha lavorato per loro?
- Oh, non lo so, Sally. Perch tiri fuori sempre questa storia? Non possiamo parlare di qualcos'altro? -. Quasi tutte le nostre conversazioni terminavano cos.
Comunque, la missione all'Education Department produsse risultati inaspettati. Improvvisamente Mamma si fece pi solidale con il mio desiderio di conoscere il passato. Un giorno mi disse: - Naturalmente tu sai che Nan  nata a Corunna Downs Station, vero?
- L'ho sentita nominare quella stazione - risposi - ma ogni volta che le chiedevo qualcosa a proposito si zittiva. Ti ricordi quando David si procur quella cartina del nord e le mostr sulla carta dove si trovava Corunna Downs? Era piuttosto eccitata che si trovasse sulla carta, vero? Eppure ancora non vuole parlare.
- Lo so, a volte mi ci fa stare male.
- Mamma, a chi apparteneva Corunna Downs?
- Al padre di Judy.
- Mica lo sapevo. Come si chiamava?
- Alfred Howden Drake-Brockmans.
- Pensa un po'. Credo che sia per quello che Nan e Judy sono cos vicine. Quello e il fatto che Nan lavorasse per la famiglia.
- Si. Nan era la bambinaia di Judy quando era piccola.
- Dimmi le altre cose che faceva a quel tempo, Mamma.
- Ricordo che lavorava veramente sodo. Veramente, veramente sodo... Oh, non voglio parlare pi. Forse un'altra volta.
Per una volta accettai la sua decisione senza protestare. Adesso sapevo che ci sarebbero state altre volte.
Anche se ero sposata, vedevo la mia famiglia quasi ogni giorno. Tra noi c'erano dei legami fortissimi da non permettermi di non vederli. Meno male che Paul era un tipo che non si lamentava.
Un sabato pomeriggio, ero da Mamma a farle visita, quando mi chiese di aiutarla con Curly. -  intrattabile
- disse. - Non vuole entrare, vedi quello che puoi fare.
Guardai Curly con disgusto dal mio punto d'osservazione sul portico. Era sdraiato in mezzo alla strada come al solito. Per tutta la mattina le macchine gli avevano suonato il clacson, tutte senza successo. Curly non si era mosso per nessuno.
- Ti metteranno sotto, Curi - gridai con il mio tono di voce alla Cerchiamo Di Essere Ragionevoli. -  meglio che entri -. Ancora nessuna reazione.
- Non credo che entrer, Mamma - risposi. - Vorrei che ci fosse Paul; a Paul obbedisce sempre.
- Non pensi che stia diventando sordo con la vecchiaia - mi chiese Mamma con uno sguardo preoccupato in volto.
- Nooo,  solo stupido.
- E un buon cane - protest. - Non dovresti parlarne cos.
-  meglio che rientri, Mamma - le consigliai. - Se te ne stai l, non mi dar mai ascolto -. Mamma scomparve e gridai un'altra volta verso lo strato piatto di pelo nero sdraiato sulla strada.
- Curi, Mamma se ne  andata adesso. Se non entri ti ci trascino io -. Curi sollev leggermente la testa e ringhi. Sapevo cosa significava. Mi avrebbe morso non appena l'avessi toccato. C'ero gi passata.
- Senti, maledetto bastardo - gridai.
Ma prima che potessi continuare la mia tirata, Nan mi venne dietro e disse: - Non dire cos, Sally, mi ferisce qui - e si batt il petto. - Pensa un po', mia nipote che dice cos. Non avrei immaginato che fossi tu a dirlo.
- Sei pessima quanto Mamma - mi lamentai. - Non posso mai dire niente.
- Io sono stata chiamata in quel modo - rispose Nan
- e ti fa sentire davvero marcia dentro.
- Non serve a niente che tu la faccia cos lunga -  un maledetto bastardo!
-Smettila! Smettila! - disse, come se le stessi infliggendo un qualche dolore.
- Nan - ragionai - qualcuno dovr pure essere severo con lui o un giorno lo metteranno sotto.
- Di che stai parlando, Sally?
- Sto parlando di Curly - risposi esasperata, e poi mi fermai. - Perch, di che stai parlando?
Nan fiss il campo che era proprio di fronte a casa nostra. Proprio dove il catrame finiva e l'erba cominciava, era seduto un ragazzino aborigeno; lo individuai come appartenente a una casa dietro l'angolo rispetto alla nostra. Era tutto preso a fare qualche gioco.
- Nan! - dissi sconvolta. - Non penserai mica che stessi chiamando maledetto bastardo quel ragazzino, vero? Oh, Nan, non chiamerei mai un ragazzino in quel modo. Sarebbe terribile chiamarci chiunque. Come puoi pensare che farei una cosa simile?
- Ho sentito che li chiamano cos. Non  giusto: loro hanno dei sentimenti.
- Nan, hai detto che tu sei stata chiamata in quel modo?
Si mise la mano davanti alla bocca.
- Chi  stato, Nan? Quale maledetto infame t'ha chiamata cos?
- Non voglio parlarne, Sally - e scosse la testa.
- Sei stata chiamata cos pi di una volta, vero, Nan? Ignor la mia domanda e si gir per tornare dentro. A met sulla porta, si ferm e disse: - Sai?
- S?
- Promettimi che non li chiamerai mai cos. Quando vedi un ragazzino cos, pensa alla tua Nanna.
Annuii. Ero troppo vicina alle lacrime per rispondere. Avrei voluto poter cancellare dalla mente i ricordi come quello. Sembrava cos vulnerabile, non la solita persona lamentevole. C'erano volte come quella in cui mi rendevo conto di quanto le volessi bene.
Con grande sorpresa, alla fine dell'anno passai psicologia, prendendo persino un B. Non vedevo l'ora che arrivasse l'ultimo anno perch una grossa fetta del corso riguardava il genere umano e quello, dopotutto, era ci che ero venuta a imparare.
Ormai Jill e io avevamo molti amici all'universit. Per tutta la vita la gente ci aveva chiesto di che nazionalit fossimo, molti presumevano che fossimo greche o italiane, ma noi avevamo sempre risposto indiane. Adesso, quando ce lo chiedevano, dicevamo aborigene.
Spesso ci raccontavamo a vicenda quale fosse stato l'ultimo commento. Alcune nostre conoscenze avevano detto: - Aah, voi la borsa ce l'avete solo per i soldi A quell'epoca la somma della borsa aborigena superava la somma che ricevevano molti studenti. Quando qualcuno ce lo diceva, noi ci sentivamo imbarazzate, perch sapevamo come sembrava la faccenda agli occhi degli altri. Di colpo avevamo cambiato fedelt dall'india all'Australia aborigena e credo che, ai loro occhi, non c'era altro motivo per cui dovessimo farlo se non per i soldi.
A volte la gente diceva: - Ma siete fortunate, non si sarebbe proprio detto, potreste passare per qualunque cosa Molti studenti reagivano con un silenzio d'imbarazzo. Di tutte quella, forse, era la reazione peggiore. Era come se avessimo detto una parola proibita. Altri mormoravano: - Oh, mi dispiace... - e poi quando si rendevano conto di cosa stavano dicendo, sparivano.
Finora, pensandoci, avevamo entrambe pensato che l'Australia fosse il paese meno razzista del mondo, adesso per sapevamo che le cose stavano diversamente. Cominciai a chiedermi di come fosse per gli aborigeni con la pelle veramente scura e i lineamenti marcati; come reagivano gli australiani nei loro confronti? Come avevano reagito nel passato gli australiani bianchi nei
confronti di mia nonna, qual era la causa della sua amarezza?
Verso la met di quell'anno, era il 1973, ricevetti una breve lettera del Commonwealth Department of Education, con la quale mi invitavano a presentarmi per un colloquio con un funzionario anziano del Dipartimento. Ero spaventata a morte.
Due giorni dopo ero seduta nervosamente nella sala d'attesa. Avevo i crampi allo stomaco. Avevo sempre i crampi allo stomaco quando ero nervosa. Avevo gi fatto altri colloqui, ma con il personale pi giovane del Dipartimento. Il personale anziano di solito non si occupa di questioni irrilevanti come gli studenti, si occupavano pi di cose importanti, come l'amministrazione. Varie persone mi passarono accanto e mi guardarono con curiosit. Di colpo ebbi la netta sensazione che ci fosse qualcosa di molto serio.
- Adesso pu entrare - disse improvvisamente la donna al banco della reception.
- Grazie Sorrisi e lentamente entrai nell'ufficio.
- Mrs. Morgan - disse il funzionario anziano mentre mi sedevo. - Andiamo subito al punto. Ci sono giunte informazioni, da ci che sembra essere una fonte assai attendibile, che Lei ha ottenuto la borsa di studio aborigena con false pretese. Questa persona, un'amicizia intima sua e di sua sorella, ci ha detto che Lei va in giro per il campus a vantarsi di quanto sia facile ottenere una borsa di studio senza neanche essere aborigena. A quanto pare Lei dice in giro che chiunque pu ottenerla.
Rimasi talmente stupita dalla ridicolaggine dell'accusa che scoppiai a ridere. Da parte mia fu un grande errore tattico.
- Questa  una questione che non fa ridere!  un reato molto serio. Ha mentito a questo dipartimento? Voglio sentire cosa ha da dire in sua difesa.
Ero arrabbiatissima. Era ovvio che ero gi stata giudicata colpevole, e sapevo perch. Era perch io e Jill andavamo bene. Il Dipartimento non si aspettava mai che qualcuno dei loro studenti aborigeni andasse bene
negli studi terziari. Avrebbe tenuto la questione pi sotto controllo se entrambe fossimo state costantemente bocciate.
- Chi ha reclamato?
- Non posso dirglielo. Abbiamo assicurato discrezione.
- Non  stato un nostro amico.
- Questa persona  uno studente e vi conosce entrambe molto bene.
- Ma questo non ha senso. Se ci conoscesse veramente bene, sarebbe stato a casa nostra e avrebbe conosciuto mia nonna e mia madre, e in tal caso non avrebbe mai presentato tale reclamo.
-  tutto quello che ha da dire?
- Lei ovviamente mi ha gi giudicata colpevole, che altro posso dire?
- Da lei mi aspettavo di pi. Non sembra molto intenzionata a provare la sua innocenza. Si rende conto che questo  un reato molto grave?
A quel punto ne avevo abbastanza. - Senta - dissi arrabbiata - quando ho fatto domanda per questa borsa, ho detto al vostro personale tutto quello che sapevo della mia famiglia. Quindi se qualcuno deve prendersi la colpa,  vostra e non mia. Come pensate che possa provare qualcosa? Cosa volete che faccia, portare mia madre e mia nonna e farle sfilare su e gi cosicch tutti voi possiate dar loro un'occhiata? Una cosa del genere non la far mai. Preferisco perdere i soldi. E la mia parola contro quella di chiunque abbia reclamato, quindi tocca a voi decidere, o no?
Il cuore mi batteva furiosamente. Trovavo difficile prendere le mie difese, non ero abituata a trattare con personaggi delle autorit in modo cos diretto. Non c'era da sorprendersi se a Mamma e Nan non piaceva trattare con la gente del governo, pensai. Non ti danno nessuna possibilit.
Il funzionario anziano mi guard in silenzio per qualche minuto e poi disse: - Bene, Mrs. Morgan. O Lei sta dicendo la verit, oppure  un'attrice bravissima!
Ero stupefatta; la mia innocenza ancora non veniva riconosciuta.
- Sto dicendo la verit - dissi arrabbiata.
- Molto bene, pu andare -. Venni licenziata con un cenno della testa. Non riuscivo a muovermi.
- Non sono certa di continuare a volere questa borsa di studio - dissi. - E se qualcun altro reclama? Vengo ritrascinata qui per la stessa cosa?
Il funzionario anziano medit per un attimo, poi disse: - No, se qualcun altro reclama, lo ignoreremo.
Soddisfatta, uscii e mi diressi velocemente verso l'ascensore. Mi sentivo male e non ero sicura per quanto ancora mi avessero retto le gambe. Meno male che avevo perso la calma, pensai. Altrimenti non mi sarei difesa affatto. Era stato il pensiero che in qualche modo Mamma e Nan potessero venir coinvolte che mi aveva fatto arrabbiare. Era sembrato cos degradante.
Una volta fuori, lasciai che la brezza che soffiava in strada alleviasse la tensione dei muscoli del mio viso. Respirai a fondo per riprendermi e mi avviai lentamente verso la fermata dell'autobus.
E se fossi stata troppo timida per difendermi, pensai, che cosa sarebbe successo allora? Non avevo dubbi che mi avrebbero tolto la borsa di studio. Poi pensai, forse sto facendo la cosa sbagliata. Non era stato facile cercare di identificarmi con l'essere aborigena. Nessuno era solidale; cos tanta gente lo equiparava a dollari e centesimi, nessuno capiva perch fosse cos importante. Dovrei mollare tutto, pensai. Adesso Paul mi manteneva, potevo finire i miei studi senza la borsa. Non ne valeva la pena.
Mi veniva da piangere. Mi odiavo quando mi riducevo cos. Non piangevo mai, eppure, da quando andava avanti questa storia, mi veniva spesso da piangere. Non era qualcosa che potessi controllare. A volte, quando guardavo Nan, mi veniva da piangere. Era assurdo. C'era molto che non capivo di me stessa.
Arriv l'autobus, salii e pagai il biglietto. Poi andai in fondo all'autobus. Ce la feci appena. Mi si stavano
annebbiando gli occhi di lacrime non versate, e se l'autobus fosse stato pi lungo, sarei forse caduta lungo il corridoio. Girai il viso verso il finestrino e fissai fuori il catrame che scorreva. Ero stata disonesta con me stessa? Che cosa significava veramente essere aborigena?
Non avevo mai vissuto a contatto con la terra e non ero mai stata una cacciatrice o una raccoglitrice. Non avevo mai partecipato ai corroboree(22) o sentito le storie del Tempo del Sogno?. Avevo vissuto per tutta la vita in periferia e detto a tutti di essere indiana. Di gente aborigena praticamente non ne conoscevo. Che cosa significava per qualcuno come me?
A met del tragitto verso casa, sull'autobus, mi sentii cos oppressa da tutte le domande che mi ponevo, che decisi di mollare tutto. Avrei telefonato al Dipartimento e gli avrei detto che volevo rinunciare alla borsa. Non pensavo che alla mia famiglia importasse ci che facevo; probabilmente si sarebbero sentiti sollevati dal fatto che non cercassi pi di creare fastidi. Avrebbero potuto continuare a essere ci che erano stati per anni, non avrebbero dovuto sopportare un folle membro della famiglia che non sapeva chi fosse. Ecco cosa avrei fatto. E l'avrei fatto al pi presto. Non ero una persona coraggiosa.
Proprio in quel momento, per qualche ragione, vidi Nan. Mi stava di fronte e mi guardava. Aveva gli occhi tristi. - Oh, Nan - sospirai - perch, di tutte le volte, sei dovuta apparire proprio adesso -. Scomparve con la stessa velocit con cui era arrivata. Allora, in qualche modo, capii che era molto importante che tenessi la borsa. Se a questo punto avessi rinnegato il mio tentativo di identificazione col passato, avrei rinnegato pure lei. Dovevo restare attaccata al fatto che, un giorno, tutto questo avrebbe significato qualcosa. E se si fosse rivelata come la convinzione di una sciocca, non avrei dovuto fare altro che tenermela.
Quando dissi a Jill del mio colloquio, lei rimase
stupefatta. - Sono contenta che fossi tu e non io - disse. - Quello che hai detto tu, non sarei riuscita a dirlo. Gli avrei dato l'idea che ero colpevole. Non sono capace di difendermi a quel modo.
- Neanch'io so come ho fatto - risposi. - Ma sai cosa, sono proprio contenta di averlo fatto. Da adesso in poi dir di pi, sar una che si fa valere.
- Che il cielo ci aiuti!
- Chi pensi mi abbia tradito?
- Boh. Per ti fa sospettare.
Durante le settimane che seguirono, osservammo da vicino i nostri amici, attente a ogni piccolo segno di colpa o tradimento. Non ce n'era alcuno.
- Io lascio perdere - dissi a Jill durante una pausa pranzo - se continuiamo a osservare tutti, non ci fideremo pi di nessuno; meglio lasciare perdere.
Durante il fine settimana dissi a Mamma cosa era successo. Rimase molto turbata, molto pi turbata di quanto mi aspettassi. La prese come un affronto personale nei suoi riguardi.
Anche Nan si interess ai fatti. Non era arrabbiata, solo molto pessimista. - Non avresti dovuto farlo, Sally
- borbott. - Non sai quello che faranno adesso. Potrebbero mandare qualcuno a casa. Quelli del governo sono cos. Meglio non dire niente, assecondali finch non vedi da che parte tira il vento. Adesso non sai quello che succeder, stammi a sentire.
- Oh, non essere stupida, Nan - grid Mamma. - Ha fatto bene a difendersi. Non verr nessuno a curiosare in giro. I tempi sono cambiati.
- Tu sei stupida, Glad - brontol Nan e, prima che Mamma potesse rispondere, se ne and in camera sua.
- Stasera te la far pagare per questa cosa, Mamma - sospirai. - Sar proprio d'umore nero.
- Non so perch le prende cos - disse Mamma. - Ha paura, capisci. Ha avuto paura per tutta la vita. Puoi anche dirle che le cose sono cambiate, ma lei non ti sta a sentire. Pensa che sia ancora come ai vecchi tempi quando la gente poteva fare di te quello che voleva.
- Poteva, Mamma?
- Cosa?
- Fare di te quello che voleva?
- Oh, non lo so. Non voglio parlarne adesso, Sally. Non adesso.

Note.
22. Danze cerimoniali.




Capitolo XXIII.
UN OSPITE.

Dopo essermi laureata continuai gli studi con un corso post-laurea in Psicologia al Western Australia Institute of Technology.
Quell'anno anche mio fratello David super gli esami di Maturit, e ormai Helen era l'unica di noi ancora a scuola. Era al terzo anno delle medie.
Mamma e io facevamo molte piccole conversazioni sul passato, ma nessuna di queste era veramente istruttiva, perch tendevamo a parlare sempre dello stesso argomento. A volte Mamma cercava di far parlare Nan. Un giorno sentii Nan che gridava: - Adesso non fai che parlare del passato, Glad. Sono stufa. Mi fa stare male qui - e si indic il petto. - Il mio cervello non funziona, Glad. Non riesco a ricordarmi!
Mamma si arrendeva facilmente. -  stata cos per tutta la vita - si lament con me un giorno - non cambier mai -. Quando ero piccola le chiedevo di mio padre, ma lei non mi diceva niente. Alla fine ho lasciato perdere.
- Chi era tuo padre?
- Oh, non lo so - rispose con tristezza - Nan ha solo detto che era un uomo bianco che mor quando ero molto piccola.
A quel punto mi sentii triste. Promisi a me stessa che, un giorno, avrei scoperto chi era suo padre. Aveva il diritto di sapere.
Nel 1975 diedi alla luce una bambina, Ambelin Star. La famiglia era molto eccitata; era la prima nipote di casa. Mamma pianse quando la vide, e pure Nan. Adesso, anzich raccogliere pezzi d'antiquariato, Mamma cominci a comprare giocattoli e libri per bambini.
Superai il corso al wait(23) e decisi di sospendere gli studi per un po' e di concentrarmi a fare la moglie e la madre.
Continuai a sollecitare Nan sul passato, ma lei puntava i piedi sempre di pi. Diceva che non le volevo bene, che nessuno di noi l'aveva mai amata o voluta. Sosteneva che Mamma non si era mai presa cura di lei nel modo giusto. Di fatti si fece cos costantemente irascibile che pian piano ci allontan tutti. Tutti quanti in famiglia arrivammo al punto in cui se avessimo potuto evitare Nan, l'avremmo fatto.
A quel tempo io e Paul ci stancammo anche della vita di citt, cos pensammo di provare la campagna per un po'. I genitori di Paul ora vivevano in una piccola fattoria ad Albany; cos ci trasferimmo ad Albany per dodici mesi.
Io e Jill avevamo lasciato l'universit e aiutavamo Mamma nella gestione del negozio di fiori. Lei ne aveva avuto abbastanza degli studi per un po', sebbene qualche tempo dopo torn all'universit e termin la sua laurea in Legge.
I miei fratelli adesso lavoravano entrambi: Bill era al nord con una compagnia mineraria e David in citt con una ditta di banditori d'asta. David lavorava, inoltre, dalla sera fino a notte inoltrata come musicista insieme a un gruppo di rock-and-roll.
Nel 1976, Helen super brillantemente il TAE, il Tertiary Admittance Examination, che aveva sostituito l'esame di Maturit.
Nel 1977, la mancanza di soldi e le poche prospettive di lavoro ci riportarono a Perth, dove Paul avvi la sua impresa di pulizie. Aveva lasciato l'insegnamento quando ci trasferimmo ad Albany. E io, quell'anno, rimasi incinta del secondo figlio; stetti molto male e passai numerose settimane in Ospedale.
A causa di questi vari fattori, la mia ricerca del passato sembrava essere arrivata a un punto di stasi dal 1975 al 1978.
Al tempo in cui, nel 1978, ebbi il mio secondo figlio, Balze, nella nostra famiglia stava per aver luogo un cambiamento. Il fratello di Nan, Arthur, inizi a venirci a trovare regolarmente. Adesso che entrambi si stavano facendo pi anziani, lui desiderava vedere Nan pi spesso. Ed era molto affezionato a Mamma.
- Chi ? - domandai quando un giorno lo trovai parcheggiato davanti alla TV con un enorme pasto sulle ginocchia.
- Di che te lo ricordi. Arthur, il fratello di Nan. Quando eri piccola, ci  venuto a trovare un paio di volte, ricordi?
Riportai indietro la mente e improvvisamente lo vidi come era molti anni prima. Alto e scuro, con un grande sorriso.
-  il suo unico fratello? - le chiesi. - Nessun altro parente nascosto nell'armadio?
- No -. Mamma rise. -  l'unico di cui sappia.  un caro vecchietto, un bel personaggio. Credo che Nan sia gelosa di lui.
- Neanche a dirlo!  fantastico pensare che si frequentino dopo tutti questi anni.
-  meraviglioso - disse Mamma con le lacrime agli occhi. - Gli ho detto che pu venire a stare da noi quando vuole.
- Mamma - dissi lentamente - non credi che lui possa raccontarci qualcosa del passato? Di Nan, voglio dire.
- Credo di si, se riusciamo a farlo parlare. Racconta delle storie meravigliose. Va' a parlarci.
Mi ci volle un po' per avvicinarmi ad Arthur. Lui adorava Mamma, ma diffidava del resto di noi. Non sapeva esattamente come prenderci, e non sapeva come noi avremmo preso lui. Se avesse saputo quanto eravamo insaziabilmente curiosi a proposito del passato e di lui, probabilmente l'avremmo messo in fuga.
Ma durante una di queste prime visite, inaspettatamente ci forn un'immagine molto vivida del passato. Alcune vecchie fotografie di Nan fatte negli anni Venti.
Nan non ci aveva mai permesso di farle scattare delle foto, cos fu eccitante riuscire a vederla da giovane. Nan, tuttavia, non ne fu colpita.
In brevissimo tempo si rivel molto evidente che Nan e Arthur erano fratello e sorella, perch litigavano come cane e gatto. Quando c'era Arthur, Nan si comportava come una bambina. Era gelosa perch Mamma gli voleva bene e gli piaceva la sua compagnia. Inoltre aveva paura di quello che lui potesse dirci.
- Non state a sentirlo - ci disse un giorno mentre lui era a met di un racconto sui vecchi tempi;
-  solo un vecchio stupido, che ne sa? Vi dir solo cose non vere.
- Ancora parla - disse Arthur a Mamma. Gli piaceva tantissimo fare finta che Nan non fosse l. - Tu sai che cos'ha, vero? - sussurr. - E gelosa.
- Vecchio scemo che non sei altro - borbott - chi ti credi di essere. A nessuno interessa niente delle tue storie. Tu pure non sei che uno stupido, vecchio blackfella. Che ne dici di questo? !
- Aah, meglio che pensi a un altro nome da darmi - e sorrise; - sono orgoglioso di essere un blackfella. E comunque, pure tu sei una blackfella, di questo che ne pensi?!
Nan era furibonda. Erano anni che nessuno la chiamava blackfella. Si chin su di lui e disse: - Potrei pure essere una blackfella, ma non sono come te. Mi vesto in modo decente e so quali sono le cose giuste da fare. Tu guardati, un uomo adulto con i pantaloni tenuti su da uno spago! Io mica vado in giro conciata cos.
- Levati dai piedi - disse lui minacciandola col pugno. - Lasciaci in pace a parlare.
Nan se ne and, ma ritorn quindici minuti dopo per controllare quello che lui stava dicendo.
- Sei come un pallone gonfiato - protest lei in piedi all'entrata del soggiorno. - Soffi, soffi, soffi! Non chiudi mai quella bocca?
- Mi dispiace per te - rispose Arthur benevolmente - davvero mi fai pena. Non hai mai una buona parola per nessuno, nemmeno per tua figlia. Lascia che ti dica questo,  un avvertimento, un giorno mi piglier una moglie giovane. Me la porto qui e poi vediamo se ci provi a parlarmi in questo modo.
Nan si metteva sempre a ridere ogni volta che Arthur diceva di prendersi una moglie giovane che si prendesse cura di lui in vecchiaia. - Nessuno ti si piglia - strill lei. - Le ragazze di oggi sono sveglie; ti vedono arrivare e se la battono come un razzo. Chi vuole un vecchio blackfella scemo come te che  pure senza soldi.
- Tu mica lo sai cosa ho - rispose Arthur. - Ho tutta la mia terra su a Mukinbudin,  pi di quanto abbiano altri blackfella.
- La tua terra, la tua terra - Nan gli rifece il verso. - Non voglio pi sentirne parlare della tua terra. Scommetto che i canguri ti si mangiano il raccolto.
Per quanto riguardava Arthur, questa fu la goccia che fece traboccare il vaso. Il commento di Nan aveva fatto centro e lei lo sapeva. Lui gli aveva detto di una parte della sua terra che non coltivava per lasciare che la natura ci prosperasse in pace. Adesso lei stava usando questa confidenza contro di lui.
- Non ti dir pi niente - disse. - Adesso la ignoriamo. Dille di andarsene, Glad - disse a Mamma. - Qui non ce la vogliamo:  stata con i bianchi troppo a lungo!
- Mamma - disse col suo tono di voce Cerchiamo Di Essere Ragionevoli - Arthur  il tuo unico fratello. Ogni volta che viene ci attacchi briga. State tutti e due facendovi vecchi:  ora che facciate la pace. Lui non ha pi voglia di stare a sentire le tue lamentele tutte le volte.
Nan era decisa a fare la testarda. - E non vogliamo neppure stare a sentire le sue storie - disse con energia. Non fa altro che dire sempre la stessa cosa. Non  mica il solo a essere stato trattato in modo ingiusto.
- No, non lo  stato - rispose Mamma - ma almeno lui ne parla. Tu non vuoi dirci niente. Ogni volta che ti chiediamo qualcosa del passato, ti arrabbi. Noi siamo la tua famiglia e abbiamo il diritto di sapere.
- Glad, non fai altro che parlare del passato. Tu e
Arthur fate una bella coppia: un segreto non sapete proprio cos'.
- Non  questione di segreti, Nan - spieg Mamma.
- Sembra che tu ti vergogni del tuo passato. Non capisco perch. In tutta la mia vita non mi hai mai detto niente, non mi hai mai fatto appartenere a nessuno. Per tutta la vita ho voluto una famiglia, e tu non vuoi neanche parlarmi di mia nonna. Tu vattene e lascia parlare Arthur, almeno lui qualche cosa me la dice.
Nan apr bocca per rispondere, ma Arthur la interruppe dicendo: - Se non te ne vai, Daisy, gli dico il tuo nome aborigeno.
Nan era furibonda. - Mica lo farai davvero! - Era furibonda.
- Vedrai - disse Arthur. Nan sapeva quando perdeva, e fil via.
- Qual ? - chiedemmo sia io che Mamma, eccitate, dopo che se ne fu andata.
- No, non posso dirvelo - disse - non  che non mi piacerebbe, ma dovrebbe dirvelo Daisy stessa. C' molto che potrebbe dirvi; lei sa molte pi cose sulla nostra gente di quanto non sappia io.
- Ma non vuole parlare, Arthur - rispose Mamma. - A volte credo che pensi di essere bianca. Si vergogna della sua famiglia.
- Aah,  stata troppo tempo con i bianchi. Loro la fanno vergognare;  quello che fanno i bianchi. Perch dovremmo vergognarci, noi siamo qui da pi tempo di loro. Tu mica vedi l'uomo nero che scava la terra, che la ferisce. L'uomo bianco  senza cervello.
Da quella volta ascoltai molte conversazioni tra Mamma e Arthur. Ogni volta che andava da loro, Mamma mi telefonava e diceva: -  qui! - e mi precipitavo.
In uno di quei pomeriggi, gironzolavo nel cortile e trovai Nan e Arthur sotto un eucalipto che farfugliavano in ci che a me sembrava una lingua straniera. Mi sedetti senza far rumore sugli scalini e ascoltai. Speravo che non mi vedessero.
Dopo pochi minuti, Nan disse: - I miei occhi non sono cos malandati, Sally. Ti vedo che ci stai spiando.
- Non sto spiando - mi difesi. - Continuate a parlare, non voglio interrompervi.
- Abbiamo finito di parlare - disse Nan - Hai sentito, Arthur? Abbiamo finito!
In quel momento usc Mamma con un vassoio pieno di merende per il pomeriggio. Dopo che gli ebbe offerto t e torta, la seguii dentro.
- Mamma - dissi eccitata - li hai sendtiti? Stavano parlando nella loro lingua!
- Cosa? Pure Nanna?
- S! E non solo qualche parola, farfugliava in quel modo come se avesse sempre parlato cos. Non avrei mai pensato che potesse ricordarsi dopo tanti anni.
- Sally, sei sicura che non ti stai inventando tutto?
- No! Davvero, Mamma. Li ho sentiti.
- Ma saranno passati un mucchio di anni da quando usava la sua lingua. Pensa un po', se la ricorda dopo tutto questo tempo.
-  un raggio di speranza, Mamma - dissi. - Avrebbe facilmente potuto dimenticarsela. Una lingua bisogna usarla per potersela ricordare. Vuol dire che per lei era importante. Potrebbe adesso trasformarsi in una blackfella orgogliosa.
- Tu non ti arrendi mai?
- Finch c' vita, c' speranza, Mamma.
Nel corso delle settimane successive, ogni volta che vedevo Nan, tiravo fuori l'argomento della sua lingua. All'inizio con me fu molto sulle difensive e perdeva la calma, ma poi, lentamente, si arrese. Un giorno disse: - Ehi, Sally, sai cos' gombo?
- No, cosa? - e sorrisi.
- Pip.
Nan si mise a ridere e se ne and.
Dopo quella volta mi disse molte parole, ma non riuscii mai a farle dire una frase intera. Ci volle molto tempo prima che imparai ad accontentarmi di quel poco che lei era intenzionata a darmi.

Note.
23. West Australian Institute of Technology.


Capitolo XXIV
VOLERE  POTERE.

- Scriver un libro. - Era l'inizio del 1979, il momento buono per le decisioni.
Mamma sembrava scioccata. - Un altro progetto nuovo, eh? - chiese sarcastica. Si era abituata alle mie idee bizzarre.
- Non  solo un progetto questa volta, Mamma - dissi con fermezza. - Questa volta lo faccio sul serio.
- Sar un libro per bambini?
- No. Un libro sulla storia della nostra famiglia.
- Non puoi mica scrivere un libro sulla nostra famiglia - borbott - non ne sai niente!
- Aah, ma lo sapr, mica no.
- Come?
- Non lo so, in qualche modo.
- Beh, non aspettarti alcun aiuto da parte di Nan, sai che  una vecchia cocciuta.  solo da quando Arthur ci viene a trovare che s' lasciata sfuggire qualcosa.
- Volere  potere, Mamma - risposi spensierata. - E il volere non mi manca.
- Oh, Sally - mormor - vorrei che lasciassi perdere queste nuove idee. Fai entusiasmare tutti e poi non arrivi al termine. Beh, davvero non mi preoccuper di te che ti metti a scrivere un libro. Ben presto ti passer la voglia.
- Ci vuoi scommettere?
Mamma mi prese pi sul serio la settimana successiva quando comprai una macchina da scrivere e cominciai a scrivere. Mentre guardava il mio sforzo convulso a due dita, disse: - Ti ci vorr una vita per fare una pagina a quella velocit.
- E invece no. Imparer a battere a macchina,  solo questione di pratica. Diventer pi veloce.
- E che stai scrivendo?
- Sto buttando gi quello che so. Non  molto, ma  un inizio. Poi cercher di colmare quello che non so, e mi aspetto che tu mi aiuti.
- Non posso aiutarti. Non so niente.
- Tu pensi soltanto di non sapere niente. Sono certa che se frughi in quelle nicchie nascoste della tua mente, te ne verrai fuori con qualcosa.
-  inutile fare affidamento su di me, Sally.
- A volte sei pessima quanto Nan! Devi aiutarmi, sei mia madre,  un tuo dovere.
- Non c' bisogno di fare tanto i drammatici. Sai che se potessi, ti aiuterei.
- Ma tu puoi aiutarmi, Mamma. Hai passato tutta la vita insieme a Nan. Dovrai pure essere in grado di dirmi qualcosa su di lei. Ci che a te sembra irrilevante, potrebbe per me essere una buona pista. Per esempio, come mai Nan e Judy sono cos vicine?
- Te l'ho gi detto, Nan era la bambinaia di Judy. Judy era una bambina piuttosto malata e credo che questo le abbia avvicinate.
- Come mai la loro bambinaia era Nan e non un'altra persona?
- Oh, non lo so. T'ho detto che Nan veniva dalla stazione di cui era proprietario il padre di Judy.
- Gi, vero - dissi lentamente. - Sai, credo che andr a parlare con Judy. Non so perch non ci ho pensato prima. Ecco, vedi, gi mi hai dato una pista.
- Dio mio, non credo che sia una grande pista. Judy non ti dir niente. Lei e Nan amano i segreti.
- Tentar non nuoce.
- Che cosa le chiederai?
- Oh, le chieder della stazione e perch avevano scelto Nan per farla venire gi a Perth. Le chieder pure di Ivanhoe Ivanhoe era una imponente e vecchia casa a Claremont situata sulle rive del fiume Swan, dove Nan aveva passato gran parte della sua vita lavorativa.
- L'altro giorno sono andata alla Battye Library, Mamma.
- A fare che?
-  una biblioteca di Storia. Di Storia dell'Australia occidentale. Volevo documentarmi sugli aborigeni.
- Oh - disse Mamma con interesse - hai scoperto niente di interessante?
- Certamente. Ho scoperto che c' un sacco di cose di cui vergognarsi.
- Cio, di cui noi dovremmo vergognarci?
- No, voglio dire di cui dovrebbe vergognarsi l'Australia.
Mamma si mise a sedere: - Raccontami quello che hai letto.
- Bene, quando Nan era pi giovane, gli aborigeni erano considerati subnormali e incapaci di venire educati allo stesso modo dei bianchi. Sai, l'industria degli ovini  stata edificata sul lavoro degli schiavi. Gli aborigeni furono costretti a lavorare, e se non lo facevano, i proprietari della stazione chiamavano la polizia. Ho sempre pensato che l'Australia fosse diversa dall'America, Mamma, ma anche qui abbiamo avuto la schiavit. Forse la gente non veniva venduta sui ceppi come i Negri d'America, ma allo stesso modo avevano un padrone.
- Lo so - disse Mamma. Aveva le lacrime agli occhi.
- Erano trattati in un modo orribile. So che Nan... Si interruppe. - Meglio che vada, Sai, domani mattina devo andare al lavoro presto.
- Che cosa stai per dire?
- Niente.
- E invece si.
- Non  niente, Sally, niente. Di un cumulo di terra ne fai una montagna.
- No, Mamma, sei tu che di cumuli di terra ne tiri fuori montagne.
- Non ne voglio parlare adesso. Forse pi in l. Devi darmi tempo. Se vuoi il mio aiuto, devi darmi tempo.
Capivo che Mamma era abbastanza sconvolta.
- Okay, ti dar tutto il tempo che vuoi, purch mi aiuti.
- Ci prover Sospir e poi aggiunse: - Sembri decisa a farlo.
- Lo sono.
- Non sono certa che sia una cosa saggia. Non sai mai chi potrai offendere; ti vai a intromettere e tu non hai tatto. Potresti ritrovarti in cattive acque.
- So nuotare.
- Se vuoi parlare con Judy, questo servir solo a turbare Nan. Si sta facendo vecchia. Quando scoprir che vuoi scrivere un libro, ne rimarr veramente turbata e render la mia vita un inferno. Non puoi semplicemente lasciare il passato bello e sepolto? cos nessuno rimarr ferito.
- Mamma - dissi - si tratta di gente gi ferita. Siamo state ferite tu, io, Nan, e tutti noi. Voglio dire, per anni, ho detto alla gente di essere indiana! Ho il diritto di sapere la mia storia. Pensaci, non mi hai mai detto perch ci hai mentito a proposito di quella storia. Sull'essere indiani.
- Oh, lasciamo perdere quello, per questa sera mi basta -. Mamma si alz rapidamente in piedi. - Va' a trovare Judy se vuoi, ma non turbare Nan.
- Vuoi venire con me quando ci vado?
- No.
- Era tanto per chiedere. Ehi, avevo intenzione di dirtelo, l'altro giorno ho avuto una copia del tuo certificato di nascita.
Altrettanto rapidamente si rimise a sedere. - Come ci sei riuscita? Non sapevo che si potesse fare.
- E facile. Devi solo fare richiesta all'Ufficio
dell'Anagrafe. Ho detto che lo volevo per questioni di storia familiare. Ho provato ad avere quelli di Nan e di Arthur, ma loro non ce l'avevano. A quei tempi quasi nessun aborigeno aveva un certificato di nascita.
- Sally... - disse Mamma titubante - ti hanno detto che era mio padre? Era sul certificato?
- L c'era solo uno spazio vuoto, Mamma, mi dispiace.
- Solo uno spazio vuoto? - mormor Mamma lentamente.
-  terribile:  come se non appartenessi a nessuno.
Non mi ero aspettata che la cosa sconvolgesse Mamma cos tanto. Ci rimasi malissimo. Per tutta la vita aveva saputo che Nan non si era mai sposata.
- Mi dispiace davvero, Mamma - dissi con dolcezza.
- Mi sono procurata il tuo certificato perch pensavo potesse fornirmi qualche indizio; purtroppo no. Tranne che tu sei nata al King Edward Memorial Hospital. Cosa insolita, perch a quei tempi non mi sarei aspettata che permettessero alle donne aborigene di andarci.
-  l che sono nata?
- S. Sicuramente.
- Beh, almeno hai scoperto qualcosa, Sally.
- Hai chiesto a Nan chi era tuo padre vero?
- S.
- Forse Judy lo sa.
- Forse s -. Mamma sospir. - Ma non lo dir. Gliel'ho chiesto una volta e lei continuava a dirmi  nel sangue, o quello che diamine vuol dire.
- Scommetto che non glielo hai mai chiesto direttamente. Tu meni troppo il can per l'aia. Perch non la metti con le spalle al muro e dici: - Judy, voglio sapere chi  mio padre e finch non lo scopro non me ne vado.
Mamma sorrise. - Non potrei farlo. Non sono cos coraggiosa. Comunque, di me non doveva importargliene di meno, altrimenti mi avrebbe gi contattata. E quando Nan aveva bisogno di aiuto, non c'era nessuno. Non deve essere un grand'uomo.
- Sai, Mamma, solo su basi logiche, deve essere qualcuno che se la faceva con i delinquenti di Ivanhoe a Claremont.
- Tu pensi?
- S, avrebbe senso. C' anche un solo uomo che sia rimasto l?
- No. Jack Grime ci visse per tre anni, ma non pu essere lui.
- Perch no?
- Nella cerchia sociale era molto in alto, un inglese. Il figlio di suo fratello adesso  uno dei veterinari della Regina.
- Ooho, forse faresti meglio a comprarti un corgi!
Mamma rise.
Qualche giorno dopo telefonai a Zia Judy. Le spiegai che stavo scrivendo un libro su Nan e Arthur e pensavo che sarebbe potuta essermi d'aiuto. Rimanemmo d'accordo che sarei andata per pranzo e mi disse che poteva dirmi chi era il padre di Nan. Ero sorpresa. Mi ero aspettata di incontrare delle resistenze. Forse volevo incontrare delle resistenze, animava il mio senso dell'ingiustizia. Dopo la nostra conversazione telefonica mi sentii veramente eccitata. Avrei veramente scoperto chi era il mio bisnonno? Se ero fortunata, avrei pure scoperto chi era mio nonno. Ero talmente piena di ottimismo che saltai su e gi per tre volte e alzai a Dio il pollice.
Arriv il giorno del mio pranzo da Zia Judy, e per me era una giornata troppo bella perch le cose potessero andare storte. Mamma aveva acconsentito ad accompagnarmi fino a Cottesloe, dove adesso abitava Judy, e a guardare i bambini mentre noi parlavamo.
- Posso venire, Mamma? - frignava Amber mentre accostavamo davanti a casa di Judy.
- Mi dispiace, Amber - risposi -  una faccenda privata -. Saltai gi dalla macchina sprizzando energia da tutti i pori.
- Augurami buona fortuna, Mamma.
Durante il pranzo chiacchierammo di diete, cibi sani e delle impurit della maggior parte delle marche di gelato. Poi Zia Judy disse: - Sai, devo avere delle vecchie foto di tua madre che potrebbero interessarti. Devo andarle a cercare.
- Fantastico! Te ne sarei grata.
- Ti dir quello che so della stazione, ma non  molto. Sai, qualche anno fa un nostro parente ha pubblicato un libro, ma le notizie sono tutte sbagliate, dunque cerca di fare in modo che le tue siano esatte.
-  per questo che sono qui. Non voglio pubblicare nulla che non sia la verit.
Dopo pranzo, ci accomodammo in salotto su delle poltrone pi comode.
- Dunque, cara - disse Zia Judy - che cosa vuoi sapere?
- Beh, prima di tutto, vorrei sapere chi era il padre di Nan e un po' come era la sua vita quando stava a Ivanhoe.
- Bene, nessun problema. Mia madre mi disse che il padre di Nan era un uomo misterioso. Era un tipo che chiamavano Sam il Maltese e faceva il cuoco a Corunna Downs. Si pensava venisse da una ricca famiglia maltese, credo si trattasse del figlio minore, uno che non ne faceva mai una giusta. Mia madre diceva che a loro raccontava sempre che, un giorno, sarebbe ritornato a Malta per reclamare la sua eredit. Il problema  che era un ubriacone. Risparmiava i soldi per il viaggio e poi si dava ai bagordi e doveva ricominciare tutto da capo. Parlava molto con mio padre, Howden. Era orgoglioso che Nanna fosse la sua ragazzina.
- E mai andato a trovare Nan quando lei era a Ivanhoe?
- S, credo una volta. Ma, a quanto pare, era ubriaco e voleva portare Nanna via con s. Nan era spaventata, non voleva andarci, cos mia madre gli disse: Tu torna a Malta e sistema le cose. Quando avrai ottenuto la tua eredit, potrai avere Daisy. Non l'abbiamo pi rivisto. Non so che cosa gli sia successo. Nan non voleva andare con lui, noi eravamo ormai la sua famiglia.
- Tu hai conosciuto Sam il Maltese?
- Oh, cielo, no. Ero solo una bambina. La storia me l'ha raccontata mia madre.
- Quanti anni aveva Nan quando  venuta gi a Perth?
- Circa quindici o sedici anni.
- E quali erano i suoi compiti a Ivanhoe?
- Doveva badare a noi bambini.
- Zia Judy, tu sai chi  il padre di Mamma?
- Tua madre sa chi  suo padre.
- No, non lo sa. Lei vuole saperlo, ma Nan non glielo dice.
- Sono sicura che una volta ho detto a tua madre chi era suo padre.
- Non lo sa e davvero vorrebbe saperlo. Per lei  molto importante.
- Beh, non so se dovrei dirtelo. Non si sa mai a proposito di queste cose.
- Mamma voleva che te lo chiedessi.
Zia Judy si interruppe e mi guard in silenzio per alcuni secondi. Poi, lentamente, disse: - D'accordo, tutti sanno chi era suo padre; era Jack Grime. Tutti hanno sempre detto che Gladdie  il suo ritratto.
- Jack Grime? E Mamma gli assomiglia, vero?
- Come due gocce d'acqua.
- Chi era Jack Grime?
- Era un inglese, un ingegnere, molto, molto intelligente. Viveva con noi a Ivanhoe, era un amico di mio padre. Voleva molto bene a tua madre. Quando lei faceva la fioraia, lui andava a farle visita. Eravamo sempre in grado di dire quando lui era stato a trovare Gladdie; aveva una certa espressione sul volto. Lui diceva: Sono stato a trovare Gladdie, e noi facevamo un cenno con la testa.
- Si  mai sposato e ha avuto altri figli?
- No, era un uomo molto bello, ma non si  mai sposato; e per quanto ne so io, non ci furono altri figli. Ha trascorso il resto della vita a Sydney e quando  morto aveva circa ottantasei anni.
- Ottantasei? Beh, allora non pu essere passato tanto tempo. Se voleva cos bene a Mamma, uno penserebbe che gli avesse lasciato qualcosa nel testamento. Non necessariamente dei soldi, giusto un ricordo per dire che lei gli apparteneva. Dopotutto, lei era la sua unica figlia.
- No, non c'era niente. Non era un uomo ricco, non c'erano soldi da lasciare. Tu conosci Roberta?
- Si, Mamma ci  andata a cena qualche volta.
- Ebbene, lei  la figlia del fratello di Jack, Robert.  cugina di primo grado di Gladdie.
- Mamma questo non lo sa. Roberta lo sa?
- S, lo sa. Un anno fa mi ha chiesto se dovesse dire qualcosa a tua madre, ma le ho detto che era meglio lasciar perdere.
- Forse Mamma potrebbe parlarci.
- S, potrebbe.
- Sai dirmi niente della Mamma di Nan?
- Non molto. Si chiamava Annie, era una donna dall'aspetto magnifico. Era una brava sarta, mio padre le insegn a cucire. Sapeva fare il modello di qualsiasi cosa.
La nostra conversazione continu per circa un'altra mezz'ora. Continuavo a pensare, Mamma ha mentito? Sapeva veramente chi era suo padre? Era davvero contro di me nello scavare nel passato, proprio come Nan? Avevo un'ultima domanda.
- Zia Judy, l'altro giorno stavo parlando con Arthur, il fratello di Nan, e lui ha detto che suo padre e il tuo erano la stessa persona, Alfred Howden Drake-Brockmans. Non  possibile che fosse anche il padre di Nan?
- No. Non  quello che tutti dicono. Ti ho detto ci che so: chi  il padre di Nan. Sono certa che il padre di Arthur non era Howden, non so chi fosse suo padre.
- Alfred mi ha detto anche del suo fratellastro Albert. Ha detto che Howden era pure suo padre.
- Beh, lui portava il nome dei Brockmans, quindi suppongo che possa essere possibile, ma certamente non gli altri due.
- Bene, grazie tante, Zia Judy.  meglio che vada. Mamma sar qui a momenti. Mi viene a prendere.
- Sai con chi dovresti parlare, vero? Mamma-Mamma. E ancora viva e sta meglio di quanto non sia mai stata da anni. Mamma-Mamma era il nomignolo della madre di Zia Judy, Alice.
- Ormai sar sulla novantina - dissi. Pensi che le dispiacer parlare con me?
- Non credo, ma dovrai fare un viaggio interstatale, si trova in un ospizio a Wollongong. Forse puoi stare da June -. June era la sorella minore di Judy e Nan era stata anche la sua bambinaia.
- Ci penser, Zia Judy. Grazie tante.
- Figurati, cara.
Mi diressi verso il cancello d'ingresso e non appena l'ebbi aperto Mamma accost con la macchina.
- Come  andata? - chiese ansiosa.
- Bene - risposi. - Mamma sei sicura di non sapere chi era tuo padre. Hai gi mentito su altre cose -. Fu una cosa stupida da dire e lei si mise subito sulle difensive.
- Certo che non so chi  mio padre, Sally. Dopo tutto non l'hai scoperto -. Era delusa e mi vergognavo di me stessa per aver dubitato di lei.
- No, Mamma, l'ho scoperto. Era Jack Grime, e Roberta  tua cugina di primo grado.
- Oh, Dio, non riesco a crederci! - Era stupefatta.
- Non ti ricordi niente di lui, Mamma? Pare che tu gli assomigli un sacco.
- No, non mi ricordo molto, tranne che portava un grosso orologio d'oro che suonava. Credevo fosse magico.
- Judy ha detto che lui ti veniva a trovare quando facevi la fioraia. Ti ricordi di qualche volta?
- Beh, si, ogni tanto passava, ma a quei tempi lo faceva un mucchio di gente. Ero una ragazza molto socievole. A volte andavo a pranzo con lui a Ivanhoe, era quando Nan se ne era gi andata da l. E pensare che stavo pranzando con mio padre!
Fui colta da improvvisa tristezza. Mia madre aveva cinquantacinque anni e aveva appena scoperto chi era suo padre. Non sembrava giusto.
- Mamma, dirai niente a Nan?
- Non subito, forse tra un po', dopo che avr avuto il tempo di pensarci su. Non dirle niente, va bene?
- No, certo. Sa che sono stata a trovare Judy?
- S, sapeva che andavi.  stata di cattivo umore per tutta la settimana. Hai scoperto altro?
- Judy dice che il padre di Nan era un tizio chiamato Sam il Maltese. Che veniva da una famiglia ricca e voleva portare Nan via con s.
- Sam il Maltese? Che nome insolito. Non ho mai sentito nessuno parlare di lui. Arthur viene domani sera, gli chieder che ne pensa. Certamente tu sai chi dice che sia il padre di Nan, o no?
- S, lo so, ma Judy non  d'accordo con lui.
La sera seguente, io e Mamma eravamo sedute a chiacchierare con Arthur. Dopo aver terminato la cena, dissi: - L'altro giorno sono stata a trovare Judith Drake-Brockmans, Arthur.
- E perch mai?
- Oh, pensavo che sarebbe stata in grado di dirmi qualcosa su Corunna Downs e qualcosa su Nan.
- Se vuoi sapere qualcosa su Corunna, vieni da me. Li conoscevo tutti.
- Lo so -. Mi fermai. - Fosso farti una domanda?
- Quello che vuoi.
- Judy m'ha detto che il padre di Nan era un tipo chiamato Sam il Maltese, ne hai mai sentito parlare?
- cosa ha detto?
Arthur a volte era un po' duro d'orecchi, cos rifeci la domanda.
- Non starla a sentire - disse dopo averglielo richiesto.
- Lei non ha mai vissuto alla stazione, che ne sa.
- Beh, la storia l'ha saputa da sua madre, Alice, che a sua volta ha saputo la storia dal marito, Howden, il quale ha detto che Annie si era confidata con lui.
Arthur butt indietro la testa e rise. Poi diede un pugno sul bracciolo della poltrona e disse: - Adesso stammi a sentire, io e Daisy abbiamo lo stesso padre. Daisy  la mia sola sorella germana. Albert, lui  il nostro fratellastro, suo padre era pure Howden, ma con una madre diversa.
- Quindi tu pensi che lui abbia generato entrambi.
- Per Giove, si. Mica crederai alla parola dei bianchi contro quella di chi  carne della tua carne e sangue del tuo sangue? Non ho documenti per provare quello che sto dicendo. A quei tempi non importava a nessuno di quanti blackfella nascevano, o di quanti ne morivano. Lo so perch me l'ha detto Annie, mia madre. Diceva
che io e Daisy ci appartenevamo. Non credere alla parola dei bianchi contro la mia.
Arthur aveva quasi convinto tutte e due, tranne che per una cosa, evitava il nostro sguardo. Mamma e io sapevamo che non era un buon segno; c'era qualcosa che non ci stava dicendo. cos dissi un'altra volta: - Ne sei sicuro, Arthur?
- Assolutamente! Ora, per quanto riguarda questo Sam il Maltese, non dimenticate che Alice era la seconda moglie di Howden e ai quei tempi la pensavano in modo vittoriano. Prima che arrivassero le donne bianche, noi appartenevamo a nostro padre, portavamo il suo nome, ma poi, dopo che ebbe sposato la prima moglie, Nell, lui cambi i nostri nomi. A quei tempi erano dei veri palloni gonfiati. Nessun uomo bianco voleva avere in giro per casa dei ragazzini neri che portavano il suo nome. E il padre e la madre di Howden erano dei tipi molto religiosi. Scommetto che non sapevano che c'erano dei ragazzini neri che facevano parte della loro famiglia.
A quel punto ridemmo. Arthur era come Mamma, non perdeva occasione per trovare il lato comico delle cose.
Quando finalmente ci fummo calmati, disse: - Vedete, se solo riusciste a far parlare Daisy. Lei potrebbe dirvi davvero molto. So che ha i suoi segreti, ma ci sono cose che potrebbe dirvi senza rivelarvi quelli.
- Non parler, Arthur - sospirai. - Tu sai molte cose di Nan, non puoi dircele tu?
Per un momento rimase in silenzio, assorto. Poi disse:
- Vorrei. Davvero, ma sarebbe tradire la sua fiducia. Ci sono cose di lei che non posso dire. Non sarebbe giusto. Lei pu dirvi tutto quello che volete sapere. Vedete, Howden era un uomo solo. So che, una sera a Ivanhoe, ci ubriacammo insieme e lui mi raccont tutti i suoi guai. La sera andava nella stanza di Daisy a parlare con lei. Non posso dire altro. Dovrete chiederlo a lei.
- Ma Arthur, e se non ce lo dice?
- Allora non posso dirvelo neanch'io. Certe cose deve dirvele Daisy stessa, altrimenti niente. Non dico altro.
Dopo che se ne fu andato, io e Mamma rimanemmo sedute per ore ad analizzare ogni cosa. Eravamo molto confuse. Sapevamo che tutte le piccole informazioni che adesso avevamo non costituivano tutta la verit.
- Sally - disse Mamma, irrompendo nei miei pensieri
- ti ricordi di quando Arthur ha cominciato a venirci a trovare e ci ha detto che Albert era suo fratello germano?
- S, ma quello  stato quando ancora non ci conosceva bene.
- S, ma ricordati di come ha quasi sussurrato quando ci ha detto la verit su Albert? Non voleva offendere i sentimenti di nessun parente di Albert e lui gli voleva talmente bene che credo pensasse che non era importante.
- S, lo so.
- Pensi che ci sia dell'altro sulla paternit di Nan?
-  possibile.
- C' un'altra possibilit. Howden potrebbe essere suo padre, ma potrebbe esserci dell'altro, qualche segreto che lui vuole mantenere, che in qualche modo  connesso a tutto questo. Forse  per questo che non ci guardava negli occhi.
- Anche questo  possibile. Per non capisco perch non ci vuole dire la verit, dato che sa quanto  importante per noi. Credo che non sapremo mai tutta la storia. Credo che dovremmo accontentarci delle ipotesi.
- Mi rende molto infelice vedere che nessuno vuole che la nostra famiglia gli appartenga.
- Lo so, Mamma, ma mettila cos, a rigor di logica,  possibile che lui fosse suo padre. Sappiamo che dormiva con Annie, e Arthur ha detto che anche dopo aver sposato la prima moglie, continuava ad andare a letto con Annie, dunque  possibile che l'abbia generata.
- S,  possibile.
- Beh,  tutto quello su cui possiamo basarci, le possibilit. Dunque, Judy ha detto che Jack Grime era tuo padre, ma forse non lo era. Lui viveva a Ivanhoe ai tempi della tua nascita, ma non significa per forza che ti ha generata lui, o no?
- Oh, Dio, Sally - Mamma rise - non approfondiamo. Ne ho avuto abbastanza per una sola sera.


Capitolo XXV.
PARTE DELLA NOSTRA STORIA.

Qualche giorno dopo, andai a trovare Mamma. Nan mi disse che era appena uscita per andare al negozio e che sarebbe ritornata a minuti. Decisi di aspettare. Non avevo intenzione di dire nulla a Nan del mio viaggio da Judy. Non ero dell'umore adatto per una discussione. Stranamente cominci a venirmi dietro per casa e a fare conversazione su qualsiasi cosa le passasse per la testa. Di colpo mi resi conto che era ansiosa di sapere cosa mi aveva detto Judy, ma decisi di fargliela sudare e lasciare che fosse lei a tirare fuori l'argomento.
Alla fine, dopo mezz'ora di chiacchiere sul tempo, sull'uomo delle bibite e l'artrite di Curly, sput il rospo:
- Allora, che t'ha detto?
- Chi? - chiesi candidamente.
- Lo sai, Judy. Mamma mi ha detto che sei stata da lei.
- Vuoi che ti dica cosa m'ha detto?
- Mah, non mi importa, per, se ti va... -. Nan fece spallucce. Tutte e due andammo a sederci nel soggiorno. Dopo esserci messe comode, dissi: - Dunque, mi ha detto che tu eri la bambinaia a Ivanhoe.
Nan emise un grugnito. - Quello e tutto il resto.
- Tu hai sempre lavorato sodo, vero Nan?
- Sempre, troppo sodo.
- Judy mi ha inoltre detto che tuo padre era un tizio di nome Sam il Maltese.
- Che cosa ha detto? Nan sembrava sbalordita.
- Ha detto che tuo padre si chiamava Sam il Maltese, che ti veniva a trovare a Ivanhoe e che ti voleva portare via con s. Ti ricordi di nessuno che veniva a trovarti?
- Solo Arthur e solo quando ero gi grande.
- E nessun altro, sicura?
- Se avessi avuto visite, lo saprei, o no? Mica sono stupida, Sally, nonostante quello che pensate voi ragazzi.
- Noi non pensiamo che tu sia stupida.
Nan serr le labbra e fiss intensamente il caminetto di mattoni rossi di fronte a dove eravamo sedute.
- Nan - dissi dolcemente - tuo padre era Sam il Maltese?
Lei sospir e poi mormor: - Beh, se Judy dice che  lui, allora suppongo che sia vero -. La guardai da vicino, aveva le lacrime agli occhi. Di colpo capii che era ferita, e mi sentii male per esserne stata la causa. Decisi di cambiare argomento. Cominciai a parlare dei miei bambini e delle ultime mascalzonate che avevano combinato. Ci facemmo una risata e poi dissi: - Non ti sarebbe piaciuto avere pi bambini, Nan? Strinse le spalle e guard da un'altra parte.
- Mi sa che adesso vado a lavorare un po' in giardino, Sai - disse. Bisogna rastrellare quelle foglie.
Mi lasci a sedere, sola e confusa nel soggiorno. Che cosa stava nascondendo? Perch non poteva essere onesta con noi? Di certo capiva che non le davamo la colpa di nulla. Di certo si rendeva conto che noi le volevamo bene. Inghiottii il groppo che mi si stava formando nella gola. Di una cosa ero certa: prima che tutto questo fosse finito, io e Mamma avremmo versato pi lacrime del necessario.
Quando Mamma ritorn dal negozio disse: - Hai parlato con Nan?
- S, ma solo di Sam il Maltese. Non credo che lei pensi che fosse suo padre, ma non dice niente. Vedi un po' se riesci a farla parlare pi tardi.
- Dio, quant' testarda!
- Lo so, ma quel po' su Sam il Maltese l'ha sconvolta. Meglio far passare qualche giorno prima di metterla alle strette.
- Sai cosa ti dico, mi prendo qualche giorno di ferie e la riempio di attenzioni e poi, quando le gira bene, glielo chiedo.
cos tre sere dopo, dopo aver cenato con un bell'arrosto, Mamma disse pacatamente: - Non andare a guardare la televisione, non ancora, Nan. Voglio parlarti. Resta a sedere con me per un po'.
- Del passato non parlo, Gladdie. Parlare del passato mi fa stare male.
Mamma insistette, nonostante le sue proteste, e disse:
- Ti far solo una domanda. Poi puoi fare quello che ti pare, d'accordo? Nan rest a sedere, immobile. - Dunque, tu sai che Sally sta cercando di scrivere un libro sulla nostra famiglia?
- S, e non capisco perch vuole raccontare i fatti nostri a tutti.
- E perch mai non dovrebbe scrivere un libro? - disse Mamma con fermezza. - Non  mai stato scritto niente sulla gente come noi, tutta la storia  sull'uomo bianco. Non c' nulla sugli aborigeni e su quello che hanno passato.
- D'accordo - bofonchi - che vuoi chiedermi?
- Beh, quando si scrive un libro, bisogna che sia la verit. In un libro non ci si possono mettere le bugie. Lo sai, vero Nan?
- Lo so, Glad - e fece un cenno col capo.
- Bene. Allora, ci che voglio sapere  chi, secondo te, era tuo padre. So che Judy dice che era Sam il Maltese, mentre Arthur dice che era Howden. Quello che dicono loro non mi interessa. Voglio sapere quello che dici tu. Puoi dirmi, Nan, chi veramente pensi che fosse?
Nan rimase in silenzio per qualche secondo e poi, a labbra strette, disse molto lentamente: - Io... credo... che mio padre fosse... Howden Drake-Brockmans.
Fu una vittoria piccola ma importante. Non tanto per la notizia, ma per il fatto che finalmente Nan aveva trovato possibile fidarsi della sua famiglia con un'informazione per lei importantissima.
Mamma concesse a Nan una settimana per riprendersi prima di rimetterla alle strette a proposito di Jack Grime. Aveva cercato di passare pi tempo a casa e, con delicatezza, di parlare del passato.
Finalmente, una sera, disse: - Nan, io so chi era mio padre -. Nan rimase in silenzio. - Era Jack Grime, vero, Nan? Silenzio. Vero, Nan?
- Te l'ha detto Judy, vero?
- Si.
- Beh, se lo dice lei.
- Ma  cos, Nan?
- Io amavo Jack.
- E allora che accadde, Nan? Dimmi che cosa accadde. Perch non funzion?
- E come? Lui apparteneva all'alta societ benestante. Lui frequentava tutti i bianchi ricchi mentre io ero solo una serva nera.
Nan ignor le suppliche di Mamma perch continuasse a parlare e scomparve nella sua stanza, lasciando Mamma a piangere da sola.
Quando io e Mamma ne parlammo in seguito, Mamma disse: - Sai, forse era mio padre;  ovvio che Nan ebbe una relazione con lui. Se lo era, sono molto amareggiata con lui. Non c' mai stato un riconoscimento o un segno di affetto da parte sua. Ero solo una dei ragazzini. In seguito, quando si trasfer a est con la famiglia di Judy, non scrisse mai, non ci fu un arrivederci; non lo vidi o sentii mai pi. Tutto quello che mi ricordo  che raccontava delle storie meravigliose; era come uno zio d'infanzia, ma certamente non un padre.
Speravamo che Nan ci dicesse di pi sul pssato, soprattutto sulla gente che aveva conosciuto a Corunna Downs. Mamma era ansiosa di sapere di sua nonna, Annie, e di sua bisnonna, e io non vedevo l'ora di sapere come era, a quei tempi, la vita per la gente. Con nostra grande delusione, Nan non ci diceva niente. Sosteneva che se volevamo scoprire delle cose sul passato, dovevamo farlo senza il suo aiuto. - Mi porter i miei segreti nella tomba - disse drammaticamente una sera a me e Mamma.
Nel corso dei pochi anni successivi, Arthur continu a fare visite regolari e a parlare a pezzi di Corunna. A volte diceva a Nan: - Daisy, vieni a sederti. Racconta a
tua figlia e a tua nipote del passato, digli quello che vogliono sapere.
Ma Nan manteneva una posizione di non collaborazione, insistendo che le cose che sapeva erano segreti che non andavano condivisi con nessuno. Arthur ribatteva sempre a quest'affermazione con:  storia; ecco cos'. Parliamo di storia. Anche tu potresti parlarne, ma forse credo che tu non sppia cosa sia.
Nan odiava Arthur quando insinuava che lei fosse ignorante, cos rispondeva vendicativa: - Tu vuoi sempre sembrare meglio di chiunque altro. E invece non lo sei! Sei semplicemente uno stupido, vecchio blackfella. Ecco cosa si.
Arthur era furibondo. Alz la voCe e disse: - E parli tu. Io sono qui a novantanni, che leggo il giornale e so pure scrivere il mio nome. Io un'istruzione ce l'ho avuta! Non sono mica come te, tu sei solo una ignorante blackfella.
Nan era mortalmente offesa. Per alcuni secondi rimase senza parole, poi grid: - Davvero non so perch perdo tempo con te! Non fai altro che attaccare briga. Lo sai che avrebbero dovuto mandarmi a scuola. Non  colpa mia se non so leggere o scrivere. A te comunque non  servito a niente. Ti sono stata a sentire e non riesci neanche a inventarti una storia buona.
Dopo che Mamma ebbe salutato con la mano Arthur, and a cercare Nan. - Sono stufa - disse arrabbiata. Tu sei quella che attacca briga. Sei gelosa. Lui  tuo fratello.
- Non avrebbe dovuto dirmelo - rispose Nan con un tono lamentoso. - Non posso farci mica niente se non so lggere e scrivere -. Nan aveva uno sguardo triste e Mamma era senza parole. Fu solo allora che ci accorgemmo di quanto la cosa la toccasse profondamente.
- C' un mucchio di gente che non sa leggere  scrivere - disse Mamma con dolcezza - anche i bianchi. Non  importante. Non  qualcosa che ti fa essere meglio degli altri.
- E invece s - mormor Nan. - Avrei sempre voluto imparare. Oh, vattene, Gladdie, lasciami in pace...
Da allora in poi evitammo di menzionare qualsiasi cosa che avesse a che fare con il leggere o lo scrivere. Non volevamo che Nan pensasse che noi la guardassimo dall'alto in basso.
La volta successiva che vidi Arthur, mi chiese di parlargli del libro che stavo scrivendo.
- Voglio scrivere la storia della nostra famiglia - gli dissi.
- E perch lo vuoi fare?
- Beh, non c' praticamente nulla di scritto sugli aborigeni da un punto di vista personale. Tutta la nostra storia riguarda l'uomo bianco. Nessuno sa che cosa  stato per noi. Molto della nostra storia  andato perduto; la gente era troppo spaventata per dire qualcosa. C' un mucchio della nostra storia a cui non riusciamo neanche ad avvicinarci, Arthur. C' tutta una serie di archivi sugli aborigeni che risalgono al passato, che il governo non rende pubblici. Prendiamo i vecchi archivi della polizia, non sono neanche controllati dalla Battye Library; sono controllati dalla polizia. E non gli piace che escano fuori perch ci sono talmente tanti casi di abuso di potere da parte della polizia, quando invece il loro compito sarebbe dovuto essere quello di Protettori degli Aborigeni e non  affatto divertente! Capisci, il nostro stesso governo aveva delle politiche terribili contro gli aborigeni. Migliaia di famiglie in Australia furono distrutte dalla politica del governo che gli toglieva i figli. Nulla di tutto questo accadde ai bianchi. So che Nan non  d'accordo con quanto sto facendo. Lei pensa che stia cercando di piantar grane, ma non  cos. Voglio solo cercare di raccontare una minima parte dell'altra faccia della storia.
Arthur rimase in silenzio per alcuni secondi, poi disse assorto: - Daisy non  d'accordo, lo so. Credo che le abbiano fatto il lavaggio del cervello. Ti dico come la vedo io,  parte della nostra storia, per cos dire. E tutti sono interessati alla storia. Credi che nel tuo libro potrai metterci la mia storia?
- Arthur, ne sarei felicissima!
- Allora, affare fatto. Ce l'hai quel tuo registratore? Useremo quello. Sta' a sentire quello che ti racconto. Se vuoi farmi delle domande, interrompimi. Per ci sono delle cose che ti dico e che non voglio nel libro, va bene?
- S, va bene. Non ci metter niente che tu non voglia.
- Prima di cominciare, c' qualcos'altro. Non voglio che la mia storia venga mischiata a quella dei Drake- Brockmans. Se scrivi pure la loro, non ci sto. Lascia che se la scrivano da soli.
- Accordato.
Ci vollero tre mesi o anche pi per registrare la storia di Arthur. Ritornammo infinite volte sugli stessi episodi e, ogni volta, aggiungeva un altro piccolo dettaglio. Possedeva una memoria formidabile. A volte, quando parlava, era come se di fatto stesse rivivendo ci che era accaduto. Diventammo molto uniti. Certe volte mi preoccupavo di farlo lavorare troppo, ma se rallentavo il ritmo, diceva: - Mica abbiamo finito ancora, lo sai -. Si preoccupava sempre del mio registratore. Dovevo controllarlo ogni volta per accertarmi che funzionasse. - Mica ti vuoi perdere niente - mi rammentava. - Quelle batterie si stanno scaricando Anche se le batterie erano nuove, dovevo comunque controllare.
Una sera, dopo essere stata a lungo con Arthur, crollai nel letto, esausta. Quella notte feci un sogno. Capii che sarebbe morto.
- Cosa c'? - mi chiese Paul il mattino dopo quando scoppiai in lacrime sui cornflakes.
- Si tratta di Arthur - singhiozzai - morir.
- Ah, Sai - disse Paul - e che cosa te lo fa pensare?
- L'ho sognato la scorsa notte.
- Solo perch  vecchio non significa che sta per morire.
- S, invece. Lo so.
- Tu e le tue intuizioni, altre volte ti sei sbagliata.
- Non stavolta. Penso che lui lo sappia ed  per questo che vuole che si porti a termine la sua storia.
- Bene, se  cos, non c' nulla che possiamo fare. La cosa migliore  terminare la sua storia, visto che per lui vuol dire cos tanto.
- S, lo so.
Pi tardi, quel giorno, telefonai a Mamma.
- Mamma, si tratta di Arthur.
- Ah, s. Che c'?
- Non so come dirlo, Mamma.
- Che c' che non va?
- La scorsa notte ho fatto un sogno. Sta per morire. Dobbiamo finire la sua storia.
- Oh, Sally, Arthur non sta per morire, i dottori gli hanno appena rilasciato un certificato sanitario perfetto.
- No, Mamma, ne sono certa.
- Sei sicura che il tuo sogno non fosse su Nan? Lei  quella che da un po' non si sente bene.
- No, Mamma. Si tratta del vecchietto. E tu sai quanto ci tenga alla sua storia. Dobbiamo mollare tutto e passare con lui tutto il tempo possibile. Paul ha detto che ai bambini ci pensa lui. Devi accompagnarmi da lui.
- Se avessi preso la patente quando eri pi giovane!
- Un giorno la prender. E comunque anche a te serve per fare qualcosa.
- Non faccio altro che portarti da un posto all'altro.
- Senza di me la tua vita sarebbe piatta, Mamma.
- Forse hai ragione. Sally... pensi che lo sappia?
- S. Guarda il suo viso la prossima volta che parla: ha una specie di luce, come se lui riuscisse a vedere qualcosa che noi non possiamo vedere. Un bagliore di paradiso, forse.  come se non fosse pi veramente qui.
- Buffo che tu dica cos. L'altra sera ho notato che era diverso.  ancora lo stesso vecchio Arthur, ma in qualche modo  cambiato.
- Gi... -. Ero in grado di dire, dal tno della voce di Mamma, che se avessimo continuato questa conversazione, ci saremmo messe a piangere tutte e due.
E fu cos che passai le poche settimane successive a registrare senza pausa tutto quello che potevo. Quando fummo alla fine, eravamo entrambi soddisfatti.
- Ce l'abbiamo fatta - disse Arthur ridendo. - Ce l'abbiamo fatta! Adesso non ho altro da raccontare.
- Non posso crederci - dissi. - Abbiamo veramente finito.
- Io si che ce l'ho una storia, o no?
- Altroch.
- Pensi che la gente la legger?
- Certamente, e gli piacer moltissimo. Altrimenti sono dei senza cuore.
- Se solo riuscissi a far parlare Daisy adesso.
- Non credo che lo far mai, Arthur.
- Aah,  troppo abitudinaria.  strana con quei segreti. Non capisce la storia.
- Si, beh, continuer a sperare.
- Che farai adesso, ribatti tutto a macchina?
- S. Finisco di sbobinare le cassette, Poi metto tutto insieme, perch ho pezzi da tutte le parti.
- Ah, per tutta la vita ho desiderato che questo venisse fatto. Diverse persone dicono Arthur, scriveremo la tua storia, ma nessuno di loro poi ritorna. Ah, meglio senza di loro. Meglio che sia il tuo stesso sangue a scrivere qualcosa del genere.
- S, mi sa che hai ragione. Lo sai che vado a Sydney, vero?
- Ho sentito. Perch ci vai?
- Voglio incontrare Alice Drake-Brockmans, sai che  ancora viva. Pensavo di chiederle del passato e chi era il padre di Mamma.
- Credi che si ricorder di me?
- Penso di si.
- Salutala da parte mia.
- Senz'altro. Vado solo per una settimana. Quando ritorno, parliamo un altro po'.
- Come no. Sai che ritorno a Mucka, vero?
- No, pensavo che restassi a Perth un po' di pi.
- Ho nostalgia di quel posto. La mia casa, la mia terra. Sono stato via troppo a lungo. Lo capisci?
- S.
- Comunque, la mia storia ormai te l'ho raccontata. Ne avrai cura, vero?
- S, certamente. - Non riuscii a dire altro. Avevo un groppo in gola. Sapevo che voleva morire sulla sua terra.


Capitolo XXVI.
LEGAMI CON IL PASSATO.

- Sei certa che sia saggio andare a Sydney proprio adesso, Sai? Perch non aspetti fin dopo la nascita del bambino?-. Era il 1982 e io ero incinta di sei mesi del mio terzo figlio.
-  troppo importante per poter aspettare, Mamma. Alice  sulla novantina, come faccio a sapere che fra tre mesi  ancora viva?
- S, ma tu sai quanti problemi hai avuto durante la gravidanza di Blaze; l'hai quasi perso.
- Star bene, Mamma. Non preoccuparti.
La settimana seguente, volai a Sydney e poi presi l'autobus per Wollongong. Zia June, la sorella di Judy, e suo marito, Angus, vennero a prendermi alla stazione dei bus. Ero molto nervosa. L'ultima volta che li avevo visti ero una bambina, adesso ero una donna con una missione.
Non avrei potuto trovare due padroni di casa pi gentili. Fecero di tutto per farmi sentire a casa mia. Ci scambiammo un mucchio di storielle divertenti e di racconti a proposito di casa.
Alice Drake-Brockmans si trovava in una casa di riposo nei dintorni. Aveva novantatre anni e godeva di ottima salute. Zia June mi port alla casa di riposo e spieg chi ero e che cosa ero andata a fare.
- Assomigli tantissimo a tua madre - disse Alice - e dimmi, Daisy come sta?
- Sta bene, per invecchia. Non ci vede tanto bene.
- Sono anni che non la vedo.
- Si, lo so.
- Dunque, vuoi sapere qualcosa su Corunna, eh?
- Si, le dispiace se le faccio qualche domanda?
- Ooh, no. Prego.
- Pu dirmi chi potrebbe essere stato il padre di Nan, Alice?
- Oh, si. Il tuo bisnonno era un maltese. Credo che venisse da una famiglia agiata, ma era il figlio minore. Diceva sempre che doveva far ritorno per sistemare gli affari nel vecchio paese. In lui scorreva buon sangue, ma ogni pub era il suo. Una volta, credo che riusc ad arrivare fino a Carnarvon, ma poi si spese tutti i soldi e dovette tornare indietro.
- Ha mai conosciuto la madre di Nan?
- Oh, si. Era una sarta nata. Sulla nuda terra tagliava vestiti, maniche a zampa di montone e tutto il resto. Sapeva fare modelli di ogni cosa. Non l'ho conosciuta bene perch andai via dalla stazione, e quando andai via, portai con me Daisy. Poco prima Annie mi aveva detto: Portala con te, signora. Non voglio che mia figlia cresca e si sposi con un indigeno, portala con te. Portai via Daisy sotto sua richiesta. Ovviamente, quello che stavo facendo era illegale: non si potevano portare i nativi a Perth. Il magistrato disse: Non posso darLe il permesso di portarla perch  contro la legge, ma il capitano non pu rifiutarle il passaggio. Aveva quattordici anni quando venne con me e una paura tremenda del mare; non aveva mai visto neanche una barca, essendo vissuta nell'entroterra per tutti quegli anni. Da allora divenni un'autorit rinomata in fatto di nativi. Venni citata dall'Herald. Dissi: Create con me un precedente. Quando venni mandata a giudizio, dissero Come si dichiara, colpevole o non colpevole?. Mio marito si alz in piedi e disse: Colpevole, Signore. Ci chiesero le nostre ragioni e dissi loro che sua madre aveva detto: Non lasciate qui mia figlia, portatela con voi. In seguito portai altre ragazze native; le addestravo e poi trovavo delle amiche che ne volevano una. Ne procurai un bel po'.
- Come era allora Corunna Downs Station?
- Beh, non posso dirti molto, perch fui l una sola volta. Dopo che mio marito vendette Corunna, acquist
Towera, che era a circa novecento miglia di distanza. Quando mio marito faceva parte di Corunna, si chiese a tutti gli allevatori di mandare i maschi l a scuola. Forse fu il periodo in cui ci andarono Albert e Arthur. Albert ritorn a lavorare a Corunna, ma Arthur scapp via. Aveva le sue ambizioni. Fu mio marito a dare il nome di Corunna Downs. Esiste una poesia, Corunna. A quel tempo stava leggendo un libro con i nativi, che conteneva una poesia su Corunna, credo che si trovasse in Spagna, cos il nome lo prese da l. Quando andai a Corunna, c'erano quaranta nativi che lavoravano per noi. Ogni domenica sera, spingevamo il piano fuori sulla veranda, faceva freddo, cos facevamo un bel fal all'aperto. I nativi si sedevano tutt'intorno e si celebrava la messa e un canto. Gli indigeni ci andavano pazzi. Non vivevano per altro. Alle nove in punto ci fermavamo. Quindi, davamo a tutti cioccolato caldo e maritozzi caldi. Quella era la loro vita. Ai nativi non piaceva mai lavorare. Se volevi che lavorassero, dovevi lavorare con loro. Volevano sempre tornare alla vita nomade. Non riuscivano a tollerare il tedio del lavoro sempre uguale. Avevamo l'abitudine di cambiargli il lavoro. Daisy ha sempre avuto quella tendenza. Si stufava di un lavoro, e dicevo Di, molla le faccende, e andavamo a fare spese.
- Nan ha mai pi rivisto la madre?
- S. La rimandai a casa insieme a Howden per le vacanze. Dissi: Riportala a casa per una vacanza. Falle vedere la madre. Torn a casa in barca. La rivide e fu felice, ma ormai eravamo noi la sua famiglia.
- Quali erano i suoi doveri a Ivanhoe?
- Oh, lavori domestici, quel genere di cose. Era sempre molto brava con Nonna, si faceva silenziosa e le toglieva le scarpe dopo pranzo quando per lei era ora di fare un sonnellino pomeridiano. Le era semplicemente devota. Nessuna infermiera bianca professionale avrebbe avuto miglior esperienza. Divent grande volendo bene a noi, e noi eravamo la sua famiglia; non c'erano servi. Era vita di famiglia. Non sapeva leggere l'ora, ma sapeva che ora era meglio di chiunque di noi. Conosceva la scrittura di tutti quelli che venivano a casa.
- Perch and via da Ivanhoe?
- Perch? La polizia venne e mi portarono via Daisy. Durante la guerra serv come manodopera. Nessuno poteva avere un aiuto a casa, non mi permisero di tenerla. Era una cuoca eccellente. In seguito affitt una casetta vicino all'Ocean Beach Hotel. Le regalai un bel po' di mobili, scope e altro, cose di cui potevo fare a meno. Ecco come si riforn.
- Sa dirmi chi potrebbe essere stato il padre di mia madre?
- No, non saprei. Deve essere stato un bianco, forse un operaio della stazione. Quando Daisy era incinta, ne ero totalmente ignara. Una notte mio marito mi disse: Mi sa che  meglio se ti alzi, Daisy ha i dolori. Lei dormiva in una stanza proprio accanto alla nostra, era lo spogliatoio di mio marito che avevamo trasformato in camera da letto per Daisy. Lei gemeva e dissi: Che cosa c', Daisy?. Lei rispose: Non lo so, signora; ma credo di stare per avere un bambino. Ne ero all'oscuro. Si metteva dei vestiti larghi. Chiamai Betty, che all'epoca aveva sedici anni. Dissi: Betty, tu ne sapevi qualcosa?. S, certo, Mamma, rispose lei. Beh, ne ero totalmente ignara, cos prendemmo la macchina e corsi all'Ospedale, sapendo che l'infermiera Hedges era l. Glielo dissi e lei rispose: Senta, non aspetti il permesso. Vada a casa, le prepari la borsa e la porti all'Ospedale ostetrico. Loro non potranno rifiutarla. Cos tornai a casa, le preparai una piccola valigia e la portai all'Ospedale. La bambina nacque poche ore dopo, ma non scoprimmo mai chi fosse il padre. Gladys  sempre stata una bella ragazza. Lei and a Parkerville, ce la portammo noi. Era un istituto gestito dalle Suore della Chiesa d'Inghilterra; era un istituto di carit per chi non aveva i genitori e noi ci mandammo Gladys. Venne su con un'educazione migliore di quanto chiunque avesse potuto sperare. In seguito, quando era ormai cresciuta, dissi al fioraio di Claremont: Ha un posto per questa ragazza?. Loro risposero: No, non la prendiamo. Non prendiamo una nativa perch  proibito. Dissi: Prendetela in prova, fatelo per me. Non posso proprio pensare che finisca a fare la serva da qualche parte. cos la presero in prova per accontentarmi, e la tennero come una della famiglia. Sembrava una bella ragazza greca. Non guard mai indietro. Capisci, era stata talmente ben educata da quelle suore della Chiesa d'Inghilterra. Riusc a essere ammessa solo perch ero stata una vecchia studentessa. Ma fu molto difficile farla entrare.
Quando Alice termin di parlare ero un po' sbalordita. Per tutta la vita avevo avuto l'impressione che Mamma avesse vissuto con Nan a Ivanhoe.
Fu uno shock per me scoprire che era stata messa in un orfanotrofio. Perch non ce l'aveva detto. Decisi di chiederlo non appena fossi ritornata a casa.
- Bene,  stato davvero interessante parlare con lei - dissi con un sorriso. Ho sentito molto parlare di lei in questi anni. Posso venire a trovarla qualche altra volta?
- Quando desideri, cara.
Dopo quella volta parlai di nuovo con Alice, e mi disse altre cose su Corunna e i tempi passati. Ero felice di aver fatto il viaggio, anche se non mi ritrovavo con molte informazioni nuove.
Parlando con Alice, mi venne in mente di come potesse essere diversa la societ australiana di quei tempi. Tra i ceti alti doveva esserci una forte tradizione inglese. E capivo gli effetti che questi atteggiamenti avessero potuto avere su qualcuno come Nan. Doveva essersi sentita tremendamente fuori luogo. Allo stesso tempo, ero consapevole che sarebbe stato ingiusto da parte mia giudicare l'atteggiamento di Alice dal mio punto di vista negli anni Ottanta.
Al mio ritorno da Sydney, Mamma venne a prendermi all'aeroporto. - Che cosa hai scoperto? - fu la sua prima domanda impaziente.
- Un bel po' - risposi. - Sono davvero felice di essere andata. Non scoprir mai qualcosa di sorprendente, ma credo che a volte si impari di pi da ci che la gente non dice che da quello che dice.
In macchina, verso casa, raccontai a Mamma il mio
viaggio nei dettagli. Non menzionai mai che lei era stata all'orfanotrofio di Parkerville. Non ero sicura di come metterla spalle al muro sulla questione.
Il giorno dopo, partii con Paul e i bambini per trascorrere due settimane a Lancelin, una piccola citt di pescatori a nord di Perth. Era la prima vera vacanza che facevamo dopo molto tempo. Quando tornai a Perth, mi sentivo fresca e riposata per affrontare Mamma.
Lo stesso giorno del mio ritorno andai a trovare Jill. Jill viveva a Subiaco, divideva la casa con Helen, e ancora lavorava nel negozio di fiori di Mamma. Stavo tranquillamente sorseggiando una tazza di caff, quando di colpo disse:
- Oddio, ho dimenticato! Tu non lo sai, vero?
- So cosa?
- Strinse le spalle in modo indifeso. - Si tratta di Arthur
- disse. -  morto.  morto qualche giorno fa. Era tornato a casa a Mukinbudin e, a quanto pare, ha avuto subito un infarto ed  morto praticamente all'istante.
Volevo piangere, ma non ci riuscivo. Ero troppo sconvolta. Sapevo che voleva andarsene, ma il fatto di non potergli pi parlare era davvero doloroso. Lui era uno dei pochi legami che avevo con il passato.
Quel pomeriggio vidi Mamma. - Hai saputo di Arthur, vero? - disse.
- S, l'ho saputo. Tu l'hai visto prima che andasse a Mucka?
- S.
- Quando?
Mamma sembrava un po' a disagio. - La notte prima che tu tornassi da Sydney.
- Allora era ancora a Perth?
- S.
- Vorrei averlo visto.
- Anche lui voleva vederti.
- Perch, che cosa ha detto?
- Credo che venne per salutarci. Sapeva che una volta a Mucka, sarebbe morto. Voleva vederci tutti un'ultima volta. Voleva davvero vederti, Sally. Dovevo portartici la sera che sei tornata.
- Oh, Mamma, perch non l'hai fatto?
- Quando sei scesa dall'aereo sembravi cos stanca, ed ero preoccupata per il bambino. Sapevo che ti avrebbe tenuta in piedi fino a tardi, a parlare. Ecco perch non te l'ho detto. Sapevo che se l'avessi fatto, tu avresti insistito per andarci.
- Oh, Mamma, forse voleva dirmi qualcosa.
- Non credo, cara. Mi dispiace. Sapeva che a lui ci tenevi, che avresti fatto in modo che la gente avesse letto la sua storia, lo sapeva, quindi non tormentarti.
- S, credo che sia cos. Il funerale quando c'?
- Tra un paio di giorni, vieni?
- S, verr. Odio i funerali.
Ci andai con mio fratello Bill e Mamma. Non ero pi triste per lui. Sapevo che era stanco di questa vita, e sapevo che era felice. Quando tornammo a casa, descrissi il funerale a Nan. Lei non era voluta venire, odiava che la gente la guardasse. Nan si fece un bel pianto, poi disse: - Beh, non posso essere troppo triste per lui; voleva proprio andarsene. Adesso non ho pi un fratello -. Da quella volta non lo nomin quasi pi.
A circa una settimana dal funerale di Arthur decisi di affrontare Mamma sulla questione dell'orfanotrofio di Parkerville. Non aveva mai detto a nessuno di noi che era cresciuta in un istituto. Ci aveva sempre fatto credere che aveva passato tutta la sua infanzia a Ivanhoe. Non era tanto il fatto che in realt ci avesse mentito, quanto che pi di ogni altra cosa, si trattava di un peccato di omissione.
Tirai fuori la domanda una sera a cena. Mamma rimase sconvolta. Ma prima di riuscire a riprendersi, dissi: - Ci hai ingannati apposta. Per tutti questi anni ho pensato che fossi cresciuta a Ivanhoe con Judy e June. Perch diamine non ci hai detto la verit? -. Si tratt di un altro errore tattico. Se Mamma non era sulle difensive prima, certamente lo era adesso.
- Stai facendo di un niente una tragedia - rispose. - A Ivanhoe ci passavo le vacanze. E comunque non c' niente da dire.
- Oh, ma di, Mamma, stai parlando con me, non a
uno sconosciuto per la strada! Credi che non me ne accorga quando nascondi qualcosa? Ti conosco troppo bene. Voglio che tu mi dica com'era.
- Te l'ho gi detto, Sally - rispose con tono seccato - non c' niente da dire. Sei tremenda quando prendi il toro per le corna. E comunque, chi ti ha detto che sono cresciuta a Parkerville?
- Me l'ha detto Alice. Come pensi che mi sia sentita a scoprirlo in quel modo. Ero scioccata.
- Non hai mica detto niente a June, vero?
- Certo che no, ma non riuscivo a pensare ad altro. Sei stata fortunata che non ti abbia telefonato e insultata per telefono. Tu dovresti aiutarmi con questo libro e invece eccoti, ad accumulare i tuoi piccoli segreti. E poi ti lamenti di Nan.
- Va bene, va bene! Un giorno te ne parler.
- Adesso?
- No, non adesso. Ma promettimi che non lo dirai agli altri.
- Lo prometto solo se tu prometti di vuotare il sacco un giorno. Voglio dire presto, non fra dieci anni; per allora potrei essere morta.
Fu difficile per me decidere come tracciare in seguito la storia della mia famiglia. Nan e Mamma si erano alleate. Adesso che i sentimenti di Mamma erano sotto minaccia, aveva improvvisamente scoperto di avere molto pi in comune con Nan di quanto non avesse immaginato.
Di conseguenza, passai i mesi successivi a sbobinare le cassette di Arthur e a mettere insieme la sua storia. Era molto importante per me finire la sua storia. Ero molto in debito verso di lui. Mi aveva detto cos tanto di lui e della sua vita, e nel farlo mi aveva detto qualcosa sulle mie origini.
Quando ebbi terminato, telefonai a Mamma.
-  terminata - dissi quando rispose al telefono.
- Che cosa  terminata?
- La storia di Arthur.
- Posso venire a leggerla?
-  per questo che ti telefono.


LA STORIA (1893-1950) DI ARTHUR CORUNNA.

Mi chiamo Arthur Corunna. Non so dirvi esattamente quanti anni ho, perch non lo so. Qualche anno fa ho scritto ad Alice Drake-Brockmans, la seconda moglie di mio padre, e le ho chiesto se sapesse la mia et. Lei rispose che potevo essere nato intorno al 1893-1894. In seguito sua figlia Judy mi ha scritto dicendo che potevo essere nato prima di quella data. Dunque, immagino che l'anno della mia nascita vada collocato da qualche parte in quel periodo. A ogni modo, sono vecchio, e orgoglioso di esserlo.
Ho trascorso i primi anni della mia vita a Corunna Downs Station, nella zona di Pilbara, che si trova a nord dell'Australia occidentale. Chiamavamo Mool-nya-moonya la met in alto della stazione, dove vivevo. La met in basso, la parte secondaria della stazione, la chiamavamo Boog-gi-gee-moonya. La terra della mia gente era tutta l intorno, dal fiume Condin fino a Nullagine, fin dentro il Kimberlys.
Dopo che la mia gente ebbe lavorato a lungo alla stazione, gli fu concesso di tornare al nomadismo. A volte ci muovevamo per settimane, da una stazione all'altra, facendo visita alla nostra gente. Andavamo sempre a Hillside, che era la stazione del Dottor Gillespie. La zona orientale dell'Australia occidentale,  differente. La chiamiamo Pukara. La nostra terra era Pukara, al nord.
Mia madre si chiamava Annie Padewani e mio padre era Alfred Howden Drake-Brockmans, il proprietario bianco della stazione. Noi lo chiamavamo Gooddagoonya. Trascorse nove anni a Corunna Downs prima di sposare la prima moglie, Eleanor Boddington. Era stata una governatrice della zona. Quando era alla stazione,
lei divideva mio padre con le due mogli aborigene, Annie e Ginnie.
Ginnie, o Binddiding come la chiamavamo noi, era una donnona robusta. Era pi anziana e pi polemica. Comandava mia madre a bacchetta. E io piangevo per mia madre quando loro litigavano. Correvo da tutte le parti e mi aggrappavo alle sue sottane cercando di proteggerla da Ginnie. Ginnie ebbe solo un figlio da Howden, che era il mio fratellastro Albert.
Mia madre era piccola e graziosa. Era molto giovane quando nacqui io. Fui il suo primo figlio. Poi ebbe Lily dal mio padre aborigeno. In seguito ci fu Daisy. Lei  la mia sola sorella con gli stessi genitori. Ero un bel po' pi grande di lei quando mi portarono alla missione; lei allora era solo una bimba in culla. Mia madre rimase incinta di altri figli, ma li perse.
Mio padre aborigeno era uno dei capi della nostra trib. Era un capo. Port la nostra gente a lavorare alla stazione e, in cambio, ottenne un fucile, t, tabacco e zucchero. Era un uomo noto, alto e potente. Molte persone lo temevano. A volte andava nomade fin gi a Fremande, e poi su per Leonora, Ethel, Creek e di nuovo a Corunna Downs. Gli uomini lo temevano perch lui era un uomo boolyah(24).
Anche mio zio e mio nonno erano uomini boolyah. Ricordo che quando mio nonno era in punto di morte, mi chiam da lui. Ero solo un ragazzino. Disse: - Sai che non posso usare i miei poteri per guarirmi. Li passer a te e tu mi guarirai -. cos fece, ma io corsi via a giocare, anche se mi stava chiamando. Mio nonno mor. Solo anni dopo capii quali poteri mi aveva tramandato.
Un giorno mio zio disse a mia madre: - Non darti mai pena per Jilly-yung. (Quello era il mio nome aborigeno). Non darti pena per lui. Mi prender io cura di lui quando sar morto. Gli star sempre vicino. Lui potr anche non accorgersi che ci sono, potrei essere un uccello su un albero o una lucertola per terra, ma gli star vicino -. Quello era mio Zio Gibbya. Era sposato
con la sorella di Annie.
Mio Zio Gibbya era un potente uomo della pioggia. Non era smpre vissuto a Corunna Downs. Un giorno in cui era andato a fare visita alla nostra gente, Howden gli disse: - Potrai lavorare con me alla stazione purch tu faccia piovere. Mio Zio Gibby disse: - Far piovere. Oggi pomeriggio, alle tre in punto, piover -. Howden guard il cielo, era azzurro e senza una nuvola. Scosse la testa. Pi tardi, quello stesso giorno, cominciarono ad ammassarsi dei nuvoloni bianchi, come un branco di pecore che si avvicinavano lentamente. Alle tre in punto piovve. Mio zio ottenne il lavro. Era il miglior uomo della pioggia della zona.
Alla stazione non mi chiamavano Arthur. Avevo il mio nome aborigeno, Jilly-yurig, che significava ragazzino sciocco. Da bambino, ripetevo quello che ognuno diceva. Lo ripetevo come un pappagallo. La gente diceva: - Ragazzino sciocco! Jilly-yung.
Adoravo mia madre, era la mia preferita. Mia madre  sempre stata buona con me. Quando gli altri erano contro di me, lei invece era dalla mia parte. Mi raccontava la storia di un grosso serpente. Un serpente solo per me, con delle belle uova. - Un giorno - diceva - potrai andare a prendere queste uova -. Io appartenevo al serpente, ed ero ansioso di andare a prendere queste uova, ma mi portarono via alla missione, e quella fu la fine. Rimase un grosso mistero. Se fossi rimasto, sarei stato iniziato alla Legge(25), e l'avrei saputo. Ma non volevo essere iniziato alla Legge. Avevo paura.
Quando andavamo in vacanza, dicevamo che facevamo pink-eye, quando mi stancavo, mio padre aborigeno mi prendeva sulle sue spalle. Ricordo che una volta, era notte e mlto buio, stavamo attraversando una gola quando i feath'er footsi, cominciarono a fischiare. Avevo paura. Il fischio significa che vogliono che tu
parli. Iniziarono ad accendere fal tutt'intorno alla gola. Dopo che avemmo gridato i nostri nomi, permisero alla nostra famiglia di passare.
Un giorno, presi un pomodoro da un orto. Erano giorni che lo tenevo d'occhio. Lo osservavo mentre cresceva grosso, tondo e rosso. Quindi lo raccolsi e Dudley mi vide. Era il fratello di Howden Drake-Brockmans e noi lo chiamavamo Irrabindi. Ordin a mio padre aborigeno di suonarmele. Forse pure lui aveva messo gli occhi sul pomodoro.
Le presi con una cinghia della staffa. Correvo e piangevo. All'epoca ero soltanto un ragazzino con addosso una camicia. Mio padre aborigeno non mi menava mai, a meno che non glielo ordinassero. A quel punto doveva farlo, erano gli ordini del capo. Altrimenti con me era buono, non gli portavo mai rancre.
Dudley Drake-Brockmans non era come Howden. Erano fratelli, ma erano diversi. Dudley era un uomo basso. Non sapeva cavalcare. Era crudele e non gli piacevano i blackfella. Molte persone dicevano ngulloo-moolo a proposito di Dudley, che significa fallo ammalare. L non ce lo volevamo. Alla fine si ammal e mor.
Giocavo con Pixie, il figlio di Dudley. Litigavamo pure, ma io non gli menavo mai. Avevo paura di suo padre. Mia madre mi diceva: - Jilly-yung, non picchiare mai Pixie quando litigate. Quando lui vuole litigare, tu vattene -. Era una donna saggia.
Howden era un bell'uomo, ben voluto. Sapeva cavalcare tutti i cavalli che c'erano, persino quelli i idomiti. Me lo disse il Vecchio Nibro. Lui l'aiutava a domarli. C'era un cavallo grosso e nero a cui aveva dato il nome di Corunna. Cavalcava sempre quello quando usciva a caccia di dingo.
Ricordo che Howden ballava da solo in sala da pranzo. Ballava questo fox-trot, sgambettando da tutte le parti senza partner. Io stavo a guardare. C'era un'enorme stanza da pranzo allora, e un gigantesco ventaglio che dovevamo maneggiare per rinfrescare la gente che stava mangiando. Come ricompensa ci davano una manciata di uva passa.
Oltre ad agitare il ventaglio, alla stazione dovevamo fare altri lavori. Per ogni barattolo di locuste che uccidevamo con una bacchetta, ci davano una caramella. Mi ricordo di una volta in cui facevo il ragazzo del catrame per i tosatori(26). A quei tempi per tosare si usavano le cesoie meccaniche e non le macchine di oggi. Nel capanno faceva un caldo infernale e il clic, clic, clic, delle cesoie produceva un suono ritmico. Non ce la feci a non addormentarmi. La cosa successiva di cui mi accorsi fu un ceffone in faccia. Erano tutti l che gridavano catrame! catrame!, e io dormivo. Quando per le donne portavano piatti di dolci e secchi di t, facevo in modo di essere presente. In quei momenti non mi addormentavo.
Archie McGregor era uno dei pochi uomini bianchi alla stazione; aveva sposato la sorella di Mr. Richards. Mr. Richards era un pezzo grosso a Marble Bar. Archie lavorava alle torri con le ventole e alle pompe. Quando le pompe si otturavano, Archie doveva scendere nel pozzo profondo e sistemarle. Fu lui a insegnare a me e ad Albert come costruire le torri con le ventole. Quelle torri erano spaventosamente alte. Servivano a catturare il vento. Credevo che ci insegnasse le cose per poter un giorno aiutare a gestire la stazione. Mi sbagliavo.
Quando Howden spos Eleanor Boddington, costru un'altra casa. Non rimase a vivere con Dudley. E se la costru da solo. Era un falegname.
E poi era anche un cow-boy, perch possedeva queste due enormi pistole. Le tirava fuori e bang! bang! sparava all'albero, cercando di abbatterlo. Erano vecchie armi da fuoco ad avancarica, come quelle che gli Yankee usano nei film dei cow-boy. Ci si mette la polvere dentro, un po' di piombo e dopo la capsula. Poi ruotava e facevi bang! bang! proprio cos. Andava a colpire questi alberi che si trovano laggi in fondo, vicino al gabinetto. I proiettili rimbalzavano. Era un uomo intelligente, datemi retta.
Alla stazione trascorei moltissimo tempo insieme a mio fratello Albert e a mia sorella Lily. Da ragazzini non stavamo mai fermi; andavamo a caccia di lucertole, infilando le dita nei buchi sul terreno o nel legno. Una volta ci trovai un serpente. Un serpente non ti insegue mica per morderti e ucciderti. Loro non vogliono altro che filarsela. Ti mordono solo se li pesti: cercano solo di proteggersi. La gente appena vede un serpente cerca sempre di ammazzarlo. Dovrebbero lasciarli in pace. Se punti una pistola a un serpente, quello continua a scappare. Sa quello che ti passa per la mente.
Albert era pi grande di me cos iniziarono prima a dargli un'istruzione. Mrs. McGregor, la moglie di Archie, era la sua insegnante. Insegn ad Albert a scrivere su una lavagna con il gsso. Doveva parlare inglese e imparare le maniere dei bianchi e come ci si comporta a tavola. Gli altri bambini non ricevevano nessuna istruzione; solo Albert e, in seguito, io. Ci forni anche ci che si definisce un'educazione religiosa. Apprendemmo tutto sui santi. Lei aveva una serie di immagini a colori che guardavamo.
Andavo dappertutto con mia madre finch non vennero a prendermi per farmi avere un'istruzione. Quando seppi che mi stavano cercando, scappai via. Non volevo nessuna istruzione. Inoltre, pensavo che di notte non mi avrebbero dato la carne. Alla fine mi presero e mi misero insieme ad Albert e a Mrs. McGregor. Da quel momento non mi fu pi permesso di usare la lingua di blackfella. Se lo facevo, Dudley me le suonava. La mia lingua mi piaceva ma quando la parlavo me le suonavano. Dovevo parlare inglese. Quando dormivo sulla veranda della casa colonica, dicevo a mia madre a voce alta, nella mia lingua: - Mettimi da parte la carne.
Naturalmente, quando mi presero, Albert sapeva gi parlare.in inglese. Lui si metteva a studiare al tavolo del cuoco. Una sera, il cuoco era Un po' in ritardo con la nostra cena. Albert disse: - Va' a dirglielo.
- A dirgli cosa? - dissi.
- A dirgli di darsi una mossa con il cibo.
- Dammi sbrigati la cena! -. gridai. Avrei dovuto dire:
- Sbrigati a darmi la cena! - ma non lo sapevo. Comunque, il vecchio cuoco arriv e cominci a corrermi dietro in cucina. Me la svignai per la porta con il cuoco che mi veniva dietro! Non mi acchiapp, ero troppo veloce.
Albert era cos. Mi metteva sempre in testa delle cose, ma lui non faceva mai niente di male.
A causa mia Albert perse due dita. Gliele tagliai nella macchina per fare i serbatoi. Ci infil le dita cercando di bloccare gli ingranaggi che giravano. Girai la manovella e gliele trinciai. Usavano quella macchina per fare i serbatoi. Ci si metteva un pezzo di ferro dritto e lo si piegava fino a formare una curva a boomerang. Ci volevano solo tre o quattro lastre per fare un serbatoio. Pensa un po', io che gli trincio le dita. Stavamo solo facendo un po' di casino, non so come gli ci siano finite le dita.
Nel periodo della nostra istruzione, Albert e io dormivamo nella veranda della casa colonica. Avevamo i letti vicini. Certe notti, quando bagnavo il mio, saltavo nel suo. Sognavo che qualcuno me le dava e io mi ci azzuffavo nel letto; lo prendevo a pugni e gridavo, poi quando guardavo il letto, mi accorgevo che era bagnato.
Anche se Albert era il pi grande, non gli davo per niente retta. Io ero il birbante. Lui aveva troppa paura per fare qualcosa, a volte aveva bisogno di protezione.
Alla stazione Conoscevo tutti, erano brava gente. C'erano Chook Eye, Wongyung e Mingibung. Erano le donne di servizio. Preparavano tazze di t e si occupavano della casa. Poi c'era Tiger Minnie, lei aiutava Howden a cacciare i dingo. Poi c'era Sarah, una donna grossa, dava una mano a curare l'orto. Coltivava zucche e cavoli per il cuoco e cacciava gli uccelli. Lei era meticcia, come me. Quando nacque il suo bambino, era quasi bianco. Un blackfella bianco. Noi tutti pensavamo che quei figli in pi fossero o del vecchio Fred Stream, o di Sam Moody, il cuoco.
Noi chiamavamo Sam Moody al contrario, Moody
Sam(27). Era bianco e un bravo cuoco. Faceva il pane, lo tagliava a grosse fette e lo dava ai nativi attraverso la finestrella della cucina. Cucinava anche la carne. Dava a tutti noi pane e fette di carne. Infilavamo le nostre gavette nella finestra e ci dava anche il t. Se Moody Sam non cucinava, allora prendevamo delle fette di montone, accendevamo un fal all'aperto e cucinavamo da noi. Per avere carne in pi, la mia gente catturava canguri o tacchini selvatici o pesce dal torrente. Andavamo gi al torrente e ci mettevamo in piedi, con le gambe divaricate e piegate, quindi li catturavamo tra le ginocchia. Li afferravamo con le mani e li buttavamo sulla riva.
Il Vecchio Fred Stream credo che fosse tedesco. Mi portava sempre con s nei suoi viaggi a Condin. La lana di Corunna Downs veniva immagazzinata l, pronta poi per essere caricata sulle navi dirette a Fremande. I magazzini erano degli enormi capanni e oltre alla lana contenevano altre merci. Una volta Fred Stream mi disse che c'era da andare a prendere due selle, una per me e una per Albert. Quando le tirarono fuori, i topi si erano mangiati le cinghie. Quei topi si mangiavano qualsiasi cosa.
Non so se Condin venga usata anche oggi che c' una ferrovia fino a Port Hedland. A quei tempi si fecero soltanto dei rilievi. Non tornai pi a vedere la nuova ferrovia, o altro.
Di ritorno a Corunna Downs dormimmo a DeGrey Station. Avreste dovuto vedere tutti quei bei vestiti che si affrettavano verso il nostro carro. Erano rossi, rosa e verdi, tutti i colori dell'arcobaleno.
Si davano un gran da fare anche per vedere me. Ero solo un ragazzino. Non ero un granch a quei tempi.
Alcuni tenevano dei maialini domestici. Ne vendettero due a Fred Stream. Prima di arrivare a Corunna Downs, Fred ne fece fuori uno con un colpo in testa e lo cucin alla brace. Pensai che fosse crudele, mangiare un maialino in quel modo! Non riuscivo a guardarlo e non riuscivo a mangiare il maiale. Continuavo a pensare, guarda un po', ammazzare un maiale cos piccolo. Era appena un cucciolo.
Il giorno dopo, arrivammo a un pozzo d'acqua dolce. Ci fermammo per abbeverare i cavalli. C'erano capre che correvano da tutte le parti. Capre grandi, piccole, giovani e vecchie. Fred Stream guardava tutte queste capre, poi disse: - Vuoi una capra? -. Dissi: - no! -. Non avevo nessuna intenzione di fargli catturare e ammazzare una capretta. Lui, comunque, cattur una capretta e un caprone e quando arrivammo a Corunna Downs li lasciammo liberi. Non so poi cosa gli successe.
Io non sarei proprio stato capace di togliere una capretta alla Mamma. Per queste cose sono strano. Ho preso da mio nonno, ho il cuore tenero. A una madre non ce la faccio proprio a togliere niente.
Ricordo che una volta, quando ero molto piccolo, doveva essere Natale perch sul tavolo della veranda c'era un mucchio di cibo. Ogni sorta di cose da mangiare sparse su quel grande tavolo. Continuavo a pensare tra me e me, dovrei mangiare di pi, dovrei mangiare di pi. Dovrei finire tutto. Sapevo che non avrei rivisto tanto cibo per un bel po' di tempo. Continuavo a rimirare tutte quelle cose da mangiare e pensavo che sarebbe stato un peccato andarsene e lasciarle l. Nonostante mi facesse male la pancia, mi sforzai per mangiare di pi. Poco dopo, vomitai tutto. La pancia mi si era gonfiata e non riuscivo pi a tener dentro niente! Sai, doveva essere Natale perch per tutto il giorno fui ben vestito, con addosso una camicia e dei pantaloni.
A Corunna c'erano sempre dei corroboree. Per assistervi c'era bisogno di un permesso speciale. Andavamo da Howden. A quel tempo ancora non ero ancora stato iniziato alla Legge, perch ero troppo piccolo. Quello si fa quando uno ha quattordici o quindici anni. Non volevo essere iniziato alla Legge. Dicevo: - Mamma, non farmelo fare. Non volevo essere tagliato cos o col. Per quelli veramente neri era obbligatorio. Io ero meticcio, quindi potevo essere dispensato. Le donne venivano semplicemente segnate sul petto. Solo un segno, qui al centro. Quella era la loro cerimonia.
A quei tempi le donne ti venivano date quando tu eri ancora un neonato. Per me scelsero la Vecchia Dinah. Lei dava una mano in giardino. Ormai  morta, e forse mi sta ancora aspettando in cielo. Era tanto vecchia da poter essere mia madre. Suppongo che in seguito avrei potuto avere Helen Bunda per moglie. Anche lei era meticcia e molto brava a usare le mani. Sua madre era Nellie, o Moodgjera. Suo padre era un mandriano.
A Corunna Downs la natura era spettacolare. C'era un uccellino, era una ghiandaia o qualcosa che cinguettava, cantava tre volte e poi arrivava la pioggia. Non sbagliava mai. Se lui era presente, c'era sempre abbondanza di cibo, ma quando spariva, era siccit! Quando gracidavano le ranocchie, sapevamo che sarebbe piovuto. Erano di colori bellissimi: bianche e marroni con delle macchie nere. Erano tutte differenti, non ce n'era una uguale all'altra. Si infilavano nel refrigeratore e poi dovevamo ripulirlo. Erano degli animali del tutto naturali. Splendide creature. A quei tempi non c'erano gli insetticidi che ammazzavano gli uccelli. Ecco perch i blackfella vogliono la loro terra, senza che i bianchi ci facciano casini.
Tutti noi del posto, appartenevamo l'uno all'altro. Eravamo la trib che aveva costruito la stazione. I Drake-Brockmans non l'avevano mica fatta da soli. C'erano pochissimi uomini bianchi, solo quelli che per contratto sistemarono le pompe e scavarono i pozzi. I blackfella fecero tutto il resto.
Ricordo di aver visto dei nativi incatenati alle mani e al collo che camminavano dietro alla polizia. Spesso passavano per la stazione in quel modo. Mi chiedevo che cosa avevano fatto per essere trattati cos. Solo a vederli mi veniva da piangere. A volte sentivamo di uomini bianchi che andavano in giro a sparare ai blackfella solo per divertimento, proprio come se fossimo una
specie di animali. cos eravamo tutti spaventati. Non volevamo che accadesse a noi. Aah, a quei tempi le cose erano difficili per i blackfella.
Un giorno mi piacerebbe tornare a Corunna Downs, a vedere che cosa  migliorato. Credo che durante la guerra venisse usata come base militare. Quando ero l, i Brockmans fecero una collinetta e ci infilarono un'asta di bandiera. Ogni volta che c'erano ospiti, issavano la Union Jack.
Aah, non vorrei mai essermene andato di l. Quella era la mia casa. A volte vorrei essere nato nero come l'asse di picche, cos non mi avrebbero mai portato via. Portavano via solo i meticci. Portarono via Albert e portarono via me e Katie, la nostra amica. Lei venne messa a Parkerville. Quando and via, port con s una grossa bambola. Albert port me. Anche altri andarono via. Avevo circa undici o dodici anni.
Quando andai via Lily non fece che piangere. Era piccola; corse via a nascondersi. Nessuno riusciva a trovarla. Io ero il suo preferito. Lei era di razza pura, veramente nera, quindi non vollero prenderla. Daisy era appena una bambina e non sapeva cosa stesse succedendo.
Dissero a mia madre e agli altri che saremmo tornati presto. Che non saremmo stati via per molto, dissero. La gente gridava: - Riportateci una camicia, riportateci questo, riportateci quello -. Non si rendevano conto che non ci avrebbero pi rivisti. Credevo che volessero darci un'istruzione per farci poi essere d'aiuto nella gestione della stazione, ma mi sbagliavo.
Quando vennero a prendermi, mi aggrappai a mia madre e provai a cantare? contro di loro. Volevo che morissero. Ero troppo piccolo. Non sapevo come cantare contro di loro nel modo giusto. Piangevo a pi non posso e gridavo a mia madre; - Non ci voglio andare, non ci voglio andare! -. Lei era la mia preferita. Le volevo un bene dell'anima. Gridavo: - Voglio restare con te, voglio restare con te Non la rividi mai pi.
Quando lasciammo Corunna Downs per andare alla Swan Native and HalfCaste Mission(28), dovemmo passare per Marble Bar e poi per Port Hedland. Prendemmo la nave, la Ballara, io, mio fratello Albert, Pixie e Dudley Drake-Brockmans. Albert e io viaggiamo sul ponte di terza classe. A volte sgattaiolavo fuori e andavo verso la prua della barca per vedere cosa succedeva. Dudley Drake-Brockmans mi scopriva sempre e gridava: - Ritorna al posto tuo!
Era una bella giornata quando arrivammo a Fremande. Ci portarono immediatamente alla missione, che si trovava vicino alle rive del fiume Swan a Guilford.
Per prima cosa ci battezzarono. Il Reverendo Burton e Sophie McKintosh, credo che lei fosse la matrona, furono i nostri padrini. Fummo battezzati Corunna, non ci diedero il nome di nostro padre. Fu allora che io presi il nome Arthur. Albert era sempre stato chiamato Albert e rimase cos.
Per molto tempo fui molto preoccupato per mia madre. Era sempre stata buona con me. Mi adorava. Ad Albert non importava molto; credo che per paura non gli importasse niente di niente. Capisci, non si riusciva a capire perch ci avessero portati via. Non eravamo la loro famiglia. La missione non era la famiglia di nessuno. Eravamo chiamati galeotti, perci, tutti noi bambini, eravamo galeotti, proprio come in galera.
Presto scoprimmo che alla missione c'erano dei prepotenti. Credo che siano dappertutto. Credo che uno volesse metterci alla prova. Ero preoccupato per Albert, sapevo che non era capace di farsi valere. Era pi grande di me, pi grosso di me, eppure sapevo che potevano suonargliele di brutto. Dovevo prendere le sue parti. Me la vedevo con chiunque picchiasse Albert e li finivo. A me non mi davano mai addosso e impararono a non toccare Albert perch era mio fratello.
C'era un prepotente che aveva fregato tutti tranne me. Mi tirava i sassi, mi prendeva in giro, ma non mi si fece mai sotto. Quando si arrivava alle mani, il mio pugno arrivava sempre per primo.
Ero diverso da Albert. Ero fatto in modo diverso. Potevo cadere di cavallo, fare qualsiasi cosa e non avevo nulla di rotto o fuori posto, neppure se atterravo su una roccia. Sono come di gomma, puoi farmi rimbalzare dovunque. Albert non era cos. Si ammalava molto. Piangevo per lui quand'era malato. Era mio fratello.
Un uomo che lavorava alla missione, Mr. Ferguson, diceva di me e di Albert: - Questi ragazzi sono stati ben educati. Dicono sempre grazie -. Dicevamo grazie persino quando ci bastonavano.
Presto capirono che potevo lavorare alla missione, che ero affidabile. Mi davano un lavoro da fare e lo facevo. Non importava quale. Avevo dieci lanterne controvento da pulire. Pulivo il vetro e poi le riempivo di kerosene. Facevo anche il lattaio e il postino. Consegnavo latte e uova a Mr. e Mrs. Anderson a Guilford. Poi, continuavo fino a casa dei Thompson, che era appena sopra la ferrovia: anche loro compravano il latte da noi. C'erano un mucchio di persone che compravano cose dalla missione. Io ero il solo autorizzato a prelevare la posta dall'ufficio postale di Midland. Mandavano me perch ero quello che camminava pi velocemente.
Se la Matrona aveva bisogno di medicine, lei mandava me. Mi dava una lettera da portare al farmacista; si chiamava Webb. Una volta, mentre aspettavo in farmacia, una signora cominci a parlare con me, anche lei stava aspettando. Mi raccont perch era l e che problema avesse. Aveva un mucchio di piccoli problemi e mi sorpresi che fosse ancora viva. Per tutto il tempo che parl, bevve limonata. Era una giornata caldissima. Mi raccont tutti i suoi guai mentre io, seduto, ascoltavo e fissavo la sua limonata. Non me ne offr neanche un goccio.
Dopo un po' che io e Albert eravamo l, venne in visita alla missione un uomo che si chiamava Governatore
Bedford. Era un inglese, un affare dalla testa grigia. Dopo la sua visita, i ragazzini pi scuri vennero separati da quelli pi chiari. Non gli piaceva che stessimo insieme.
Prima della visita del Governatore, costruirono un edificio accanto al ponte e vicino al mattonificio. A noi sembrava un'arca, cos la chiamammo l'Arca di No. Tutti pensammo che fosse appropriato, perch ci stavamo tutti quanti insieme, bianchi e neri. Ci piaceva condividere l'arca. Al Governatore Bedford non piacque affatto. Ci separ tutti. Quelli meno scuri dovettero trasferirsi dove stavano le ragazze e le ragazze furono trasferite nella parte occidentale della missione.
La cosa buffa fu che misero Freddy Lockyer con i ragazzini bianchi. Aveva i capelli biondi e la pelle chiara, ma di fatto era un blackfella bianco. Lui non voleva andare, voleva restare con noi neri, faceva parte di noi, ma loro lo costrinsero ad andare. Gli dissi: - Non sei abbastanza nero per restare con noi, devi andare -. Mi dispiaceva per lui. Era davvero uno di noi.
Tra i ragazzi e le ragazze c'era sempre una divisione. Loro dovevano sedersi da una parte e noi dall'altra. Ad eccezione di quando giocavamo, bisognava sempre rispettare il confine e restare dalla propria parte. Quando le ragazze si facevano pi grandi, venivano mandate a servizio come cameriere o donne di fatica presso chiunque ne volesse una. Quando i ragazzi arrivano all'et dell'adolescenza, venivamo completamente separati dalle ragazze e messi in un orfanotrofio l vicino. Suppongo avessero paura che potessimo fargli il filo.
Dopo un po', i ragazzi pi grandi cominciarono a scappare a Moora. Venivano riportati indietro, ma se scappavano una seconda volta, quelli della missione provavano a trovargli un lavoro dai contadini di lass. Ormai erano tutti ben istruiti. Io ero ancora l quando quasi tutti i ragazzi pi grandi dell'orfanotrofio erano scappati. L'unico rimasto era Pinjarra Frank.
Bob Coulson era un altro uomo che lavorava alla missione. Ci sapeva fare con il martello. Restavo a guardarlo.
Se vedeva qualche gatto che si infilava nel pollaio, lui lo metteva alle strette e gli dava una botta in testa con il martello. Un gatto non doveva fare altro che guardarlo ed era finito.
Coulson non era un uomo grosso, ma aveva un naso come quello del diavolo. Un tempo era stato soldato e spesso ci mostrava la sua baionetta. Ma non era che un bluff. Credo che avesse paura che un giorno i blackfella gli dessero addosso, ecco perch continuava a farci vedere la baionetta. Aveva sempre la camicia con le maniche arrotolate, pronto ad agire.
Corunji era il cane di Coulson. Ogni tanto gli davamo un pezzo di pane. Un giorno, stavamo andando a Guildford per le consegne e Corunji ci segu. Dovevamo attraversare la ferrovia, e quando arriv un treno, il vecchio Corunji cominci a correre, ad abbaiare e a inseguire la locomotiva. Doveva essere scivolato, perch la zampa gli fin sotto la ruota e gli venne amputata. Noi strillavamo tutti: - Corunji, Corunji. Povero vecchio Corunji -. Tornammo di corsa alla stazione per dire a Coulson cosa era successo. Lui mont in bicicletta e torn alla ferrovia, con tutti noi dietro. Il povero vecchio Corunji era ancora l sdraiato, che ci guardava come per dire: - Allora, potete aiutarmi o no? -. Coulson smont dalla bicicletta, si diresse verso Corunji, gli mise la mano sul muso, tir fuori il martello e lo colp in testa. Poi rimont in bici e torn alla missione. E lo lasci l. Pensa tu, fare una cosa del genere al proprio cane. Come ho detto, col martello ci sapeva fare. Non potevo fare a meno di pensare che se l'aveva fatto al proprio cane, un giorno avrebbe potuto farlo a me. Quando lui non guardava, io lo tenevo d'occhio. Da quella volta non mi fidai pi di lui.
Coulson aveva tre figli. Una volta ci disse che al figlio gliele suonava con un bastone la cui estremit era ricoperta di filo spinato. Le figlie si chiamavano Mabel e Audrey. Sua moglie era una donna all'antica. cos almeno me la ricordo. Non aveva nulla di bello. Era proprio quel tipo scialbo di donna inglese. Non avevamo molto a che fare con lei. Tutto quello che faceva era occuparsi della casa e tenere d'occhio le ragazze. Oltre a ci, non metteva il suo nasone da nessuna parte. Non credo che fosse molto affettuosa con i ragazzini. Loro venivano sempre da noi a chiacchierare.
Al mio quarto anno alla missione, Coulson sorprese me e qualche altro ragazzo fuori dai confini. Stavamo giocando in uno spazio pubblico per picnic vicino al fiume. Era un posto molto frequentato e noi speravamo di trovare qualche soldo che la gente si era persa. Quando ci trov, si arrabbi moltissimo. Ci ordin di tornare al dormitorio, e disse che ce le avrebbe suonate. Puoi immaginarti quanta paura avessimo. Era talmente arrabbiato che cos non l'avevamo mai visto prima. Avevamo paura di quello che avrebbe potuto farci.
Al dormitorio non ci tornammo, anzi facemmo tutta la strada di corsa fino a Midland, alla stazione di polizia. Capisci, a quei tempi, i poliziotti venivano chiamati Protettori degli Aborigeni, cos pensammo che loro ci avrebbero dato un minimo di protezione. Entrammo di corsa nella stazione e dicemmo al poliziotto quello che Coulson ci avrebbe fatto. Credevamo che lui ci avrebbe aiutati, eravamo solo dei ragazzini. Ascolt quello che avevamo da dire e poi disse: - Ritornatevene alla missione! Quello che vi capita non  affar mio! -. Non sapevamo cosa fare.
Uscendo dalla stazione, eccoti arrivare Coulson in bicicletta. Ci localizz, ci acciuff e ci riport alla stazione.
Il sangue ormai gli ribolliva. Ci butt tutti nel dormitorio, chiuse la porta a chiave e ci disse di spogliarci nudi. Poi, una volta nudi, cominci a correre per il dormitorio come un matto, colpendoci in testa e sul corpo con una lunga canna. Non faceva caso a dove colpiva, colp a pi non posso finch non sanguinammo. C'era sangue da tutte le parti. Piangevamo tutti e alcuni strillavano Basta! Basta!. Voleva essere chiamato padrone.
Fui l'unico a non gridare. Venne da me, mi acchiapp e disse: - Arthur, non ho mai dovuto picchiarti prima d'ora, ma perdio stavolta te le suono! Me le diede di santa ragione, ma io non fiatai. Allora rincar la dose: avevo le cosce ricoperte di sangue ma ancora non fiatai. Era molto, molto arrabbiato, ma non gli avrei dato la soddisfazione di costringermi a piangere.
Dopo quella volta decisi che, quando le mie ferite si sarebbero sanate e sarei stato in grado di camminare, sarei scappato via. Albert poteva restare, se voleva, ma non volevo farmele suonare fino a farmi spellare vivo. Oggi che sono molto vecchio, posso ancora farti vedere le ferite di quelle percosse. Ci volle molto tempo prima che le ferite guarissero. Ero davvero malridotto.
Credo che poi Coulson si sent molto in colpa per avermi picchiato cos forte perch, in seguito, mi port con s in treno a fare visita alla sorella e al marito. Loro avevano una macelleria. Per me ci non cambi le cose, di lui non mi fidavo ancora. Ero felice di non aver pianto per causa sua. Ero contento che, quando sarei scappato, mi sarei sbarazzato di lui.
Pinjarra Frank e Tommy decisero di venire con me. Volevo che venisse pure Albert, ma lui aveva troppa paura. Credeva che, se fossimo scappati e ci avessero presi, Coulson gliele avrebbe suonate come le aveva suonate a me.
Dicemmo a tutti i ragazzi della missione che volevamo dirigerci verso Geraldton. Anche altri ragazzi erano scappati in quella direzione, cos la nostra storia sarebbe apparsa credibile. Non dicemmo a nessuno che in realt avevamo deciso di dirigerci verso i giacimenti auriferi. Era un buon piano perch, cos, se avessero fatto domande ai nostri amici, loro non avrebbero dovuto mentire. Gli dicemmo di dire quello che noi avevamo detto.
cos scappammo. Dovevo avere circa quindici o sedici anni.
Coulson non rimase a lungo alla missione dopo quel periodo. Venne licenziato. Credo che gli anglicani che gestivano la missione cominciarono a rendersi conto che tutti i ragazzi erano scappati a causa del modo in cui venivano trattati da Coulson. Forse gli altri ragazzi gli avevano raccontato quello che aveva fatto a me.
Mi dispiaceva lasciare l Albert. Dopo essermene andato, lui non aveva pi nessuno che lo proteggesse e si ammal di nuovo. Lo mandarono all'Ospedale. Quindi, Howden, venne a prenderlo e lo riport a Corunna Downs. Ormai DucQey era morto. Per quanto ne so io, Albert lavor l finch non venne venduto a
Foulkes-Taylor. Quindi, Albert and alla stazione del Dr. Gillespie, a Hillside. Un sacco di gente and a Hillside. Sapevano che Foulkes-Taylor era un uomo duro.
Seppi che mi stavano cercando, seppi che Howden mi stava cercando, ma io ero sparito. Non volevo essere ritrovato. E con la scuola avevo chiuso.
Dopo aver lasciato la missione mi successero molte cose. Prima di tutto dovevamo attraversare la ferrovia, e questo lo sapevamo. Camminammo a lungo finch non giungemmo a quella grande galleria sopra alla ferrovia; eravamo meravigliati, non l'avevamo mai vista prima. Guardammo tutti in fondo, l'interno si faceva sempre pi scuro e c'era una minuscola apertura alla fine. Quasi subito pass un treno e si infil dritto nella galleria. Noi gridammo: - stop! stop! - ma si infil dritto nella galleria e usc dall'altra parte senza alcun problema. Riflettemmo a lungo su quel fatto.
Dopo aver attraversato la ferrovia, camminammo a lungo. Stavamo molto attenti a non farci scoprire. Finalmente arrivammo a Parkerville e ci accampammo nella boscaglia per riposarci. Dal nulla, improvvisamente, apparve un uomo.
- Ragazzini, che ci fate voi qui? - borbott. Spaventati a morte, ci alzammo. Gli raccontammo la nostra storia e gli mostrammo le ferite sulle gambe. Addosso avevamo soltanto dei pantaloncini, cos si vedevano facilmente. Gli facemmo pena e disse: - Ragazzi, rimanete dove siete. Vado a prendervi qualcosa che potr esservi utile durante il cammino -. Ritorn con del pane e del lardo e una scatola di fiammiferi per accendere un fuoco di notte e stare al caldo.
Dopodich continuammo a camminare finch non fece buio. Fortunatamente, ci imbattemmo in una vecchia casa abbandonata. Stava cadendo a pezzi, ma era meglio di niente. Raccogliemmo un po' di foglie secche di eucalipto e qualche ramoscello nella boscaglia e accendemmo un fuoco. Quindi ci sistemammo per la notte. Un po' pi in fondo alla collina c'era una casa occupata, ma noi facemmo attenzione a starne lontani.
Stavamo tutti per addormentarci, era una notte chiara e fresca, quando di colpo sentimmo la voce di una donna portata dal vento. - Dammi retta, Bill, nella vecchia casa c' qualcuno, vedo il fumo che esce dal tetto - . Alzammo lo sguardo ma il tetto non c'era. Spegnemmo subito il fuoco e ci sedemmo stretti stretti, pronti a scappare in caso di bisogno. Poi arriv la voce dell'uomo: - Sta' zitta, donna! Ti fai sempre gli affari di tutti tranne che i tuoi! -. La loro luce si spense e non sentimmo pi nessuno. Il fuoco non lo riaccendemmo, anche se avevamo freddo. Pass un bel po' di tempo prima che ci riaddormentassimo.
La mattina dopo, molto presto, ci mettemmo in cammino verso la ferrovia. C'era un treno merci in sosta. Presi i miei due boomerang e andai dal macchinista.
- Signore, per favore - dissi - scambierebbe un passaggio sul treno con due boomerang? - No! - rispose lui.
Quando il treno si mise in marcia, noi saltammo sul vagone che era solo mezzo pieno. Il treno attravers Northam e infine arrivammo a Kellerberrin. Non sapevamo dove fosse diretto il treno, ma viaggiare nel vagone era molto meglio che camminare.
Alla stazione di Kellerberrin, il capostazione si accorse di noi. Arriv di corsa e ci butt gi. - Voi siete i ragazzi ricercati dalla polizia, vero? - disse. Mi teneva una mano sulla spalla e mi chiedevo cosa avrebbe fatto di noi. Ci guard per bene e poi disse: - Bene, ragazzi, vedete quell'edificio laggi? Quella  la stazione di polizia. Voglio che ci andiate e che vi presentiate al poliziotto. Lui sa che fare di voi.
Indic di nuovo l'edificio un po' pi gi rispetto ai binari e ci fece andare. Camminammo lentamente lungo i binari, non eravamo sicuri che lui ci stesse osservando. Una volta vicini a un po' di boscaglia, virammo e ce la demmo a gambe.
Nessuno ci venne dietro, cos, dopo un po', ci fermammo. Stavamo morendo di fame. Trovammo del pane ammuffito e un vecchio recipiente per il latte. Mangiammo il pane e raschiammo quel che era rimasto all'interno del recipiente, poi ci rimettemmo in marcia.
Continuammo a seguire le rotaie. Proprio sul fare del tramonto arrivammo a Hines Hill. Eravamo stanchi morti. Ci sedemmo ai piedi della collina a riposare. All'improvviso ci accorgemmo di un uomo alto che calava lentamente dalla collina e si avvicinava a noi. Avevamo il sole negli occhi e temevamo fosse un poliziotto, ma eravamo troppo stanchi per alzarci e scappare.
Ci arriv davanti e disse: - Ragazzi, voi, che ci fate qui? Da dove venite? -. Gli raccontammo la nostra storia: lui guard le ferite che avevamo sulle gambe e scosse la testa. Ci disse che faceva il contadino. Gli chiedemmo della farina per fare il pane e un po' di t e zucchero. And via e torn con del cibo. Ci avvert di stare attenti perch la polizia ci stava cercando.
Dopo che se ne fu andato, accendemmo un fuoco nella boscaglia, ci era rimasto ancora qualche fiammifero e volevamo riempirci la pancia al pi presto.
Proprio mentre stavamo facendo il pane, dal nulla apparve un uomo che grid: - Ragazzi, che state combinando? Disse che era il capostazione di Hines Hill, che aveva visto il nostro fumo e ci aveva localizzati. Eravamo stanchi, impauriti e affamati, non avevamo n la voglia n la forza di scappare via. Ci aspettavamo che dicesse che ci avrebbe portati dalla polizia. Si avvicin a noi e ci scrut in lungo e largo. - Dove vi siete fatti quelle ferite? -. Gli raccontammo la nostra storia e gli facemmo pena. - Spegnete il fuoco, ragazzi - disse. - Vi porto da un amico mio, l mangerete meglio.
Lo seguimmo nella boscaglia, eravamo troppo stanchi per preoccuparci di dove ci avrebbe portati. Arrivammo a una piccola casa. Apparteneva a un imprenditore con tre fglie. Lui era vedovo. Ci fecero sedere a un tavolo dentro casa. Ci fecero entrare cos, come niente. Sorprendente, vero? Quando ci videro, le ragazze risero di noi. Ci prepararono un grande pasto e ci permisero di mangiare a volont. Riesci a crederci? Sicuramente fu meglio del semplice pane. Ci fecero persino passare la notte l.
La mattina dopo Tommy decise di andarsene per conto suo. Lui veniva dai giacimenti auriferi e voleva tornarsene a casa. Sentiva la mancanza della sua gente.
Io e Pinjarra Frank non sapevamo cosa fare. Pensavamo di continuare a camminare. Poi l'imprenditore venne da noi e disse: - Ragazzi, vi andrebbe di restare qui per due settimane e darmi una mano con la recinzione? Non posso pagarvi, ma avrete da mangiare -. A noi stava pi che bene. Non avevamo altro posto dove andare.
Demmo una mano con la recinzione e con qualsiasi altra cosa ci fosse bisogno di fare. Le due settimane si trasformarono in pi di un mese e noi stavamo ancora l. Le ragazze ci preparavano degli ottimi pasti. Loro avevano il permesso di giocare con me, ma non con Pinjarra Frank. Lui era proprio scuro e non lavorava sodo quanto me.
Un giorno arriv un uomo. Era un bell'uomo con dei grossi baffi. Arriv, tutto ben vestito, su un sediolo. Dapprincipio, quando lo vidi arrivare, pensai che fosse un poliziotto e per poco non scappai via. Si ferm vicino casa e disse all'imprenditore: - Sto cercando un ragazzo che sappia cavalcare. Ho sentito che qui ci sono due ragazzi. Sanno cavalcare? Se si, ho un lavoro per loro.
- Io so cavalcare - dissi. Scongiurai che il cavallo non mi buttasse gi non appena in sella. L'imprenditore disse:
- Resta con noi, ti siamo affezionati. Fa' andare Pinjarra - . Era un brav'uomo, quell'imprenditore, ma la sua casa si trovava vicino alla ferrovia e, per tutto il tempo che ero stato l, mi ero guardato alle spalle, chiedendomi quando la polizia mi avrebbe acciuffato. Decisi di andare con lo sconosciuto. Il suo nome era McQuarie.
McQuarie scese dal sediolo e stacc due cavalli da dietro. - Su, monta - disse. Pinjarra salt su, ma ero troppo piccolo e dovettero aiutarmi a montare in sella. Mi aggrappai alle redini e alla criniera e pregai con tutto il cuore di non cadere. Per venticinque miglia McQuarie condusse il sediolo, e per venticinque miglia sobbalzai su e gi, restando a malapena in sella. Facevo su e gi, su e gi. Mi faceva male il sedere e l'interno delle gambe. Continuavo a ripetermi che la prossima collina sarebbe stata l'ultima, ma continuavamo ad andare avanti. Attraversammo la campagna boscosa, che stavano disboscando per un nuovo insediamento, e poi un'altra collina, e poi Nungarin. Ormai il sole era tramontato. Era ora di cena. Quello fu il mio primo inizio nella vita.
Il giorno seguente, il figlio di McQuarie, Ernie, venne da me e disse: - Dai che ti faccio vedere le funi. Pare che tu abbia bisogno di qualche lezione per andare a cavallo -. Quel giorno imparai il piccolo galoppo senza che il mio corpo sobbalzasse troppo. Il sedere e le gambe ancora mi facevano male, ma non mi arrendevo tanto facilmente.
Ernie mi port in uno dei suoi giri e ci fermammo a un lago. Fren il cavallo, scese e si sdrai sull'erba. Feci
lo stesso. Pensavo mi avrebbe detto qualcosa del giro. E invece no.
Si tir il cappello sugli occhi, tir fuori una presa di tabacco dalla sacca e roll una grossa sigaretta. Quindi se la fum molto lentamente. Per tutto il tempo fiss il lago. Quando ebbe finito, si tir su a sedere. Pensai, adesso mi dir qualcosa del giro. Neanche mi guardava, si sdrai, tir fuori un libro dalla tasca e si mise a leggere. Girava ogni pagina molto lentamente, come se lo facesse apposta. Rimasi seduto a guardare il lago. Rimanemmo cos per tutto il giorno, senza parlare, sdraiati. Quando fu buio, disse: - Bene, andiamo -. Quelle furono le uniche parole che mi disse. Tornammo alla stazione e mangiammo.
Mangiai in cucina. I lavoratori bianchi sedevano a un tavolo, quelli neri a un altro. McQuarie e la sua famiglia mangiavano nella sala da pranzo ufficiale. Quella notte dormii nell'estrattore. Sollevai il coperchio e scivolai dentro. In seguito, ebbi una pelle di pecora per materasso e, a volte, pure una coperta, se ne avanzava una. In seguito pavimentarono il granaio per poterci ballare e io dormivo l con i cavalli. Credo di aver dormito in quel granaio per oltre due anni.
Il giorno dopo Ernie mi port a fare un altro giro. Era molto fuori. Poco dopo fren il cavallo, scese e si sedette per terra. Tir fuori una presa di tabacco e roll un'altra grossa sigaretta. Facemmo la stessa cosa del giorno prima.
Il terzo giorno fu lo stesso, tranne che si trattava di un posto diverso. Presto capii che Ernie non era solo pigro, ma pure avido; non divideva mai niente con nessuno. Non il tabacco, non il cibo, niente. Potevi anche morire di fame, ma lui non ti offriva niente. Successivamente McQuarie mise su un emporio ed Ernie ci si intrufolava di soppiatto a mangiare enormi barattoli di pesche, quando invece saremmo dovuti essere in giro a controllare i confini. Non mi offr mai uno spillo. Apriva un grosso barattolo di pesche e ci dava dentro con un cucchiaio. Si appoggiava al bancone, mi guardava dritto negli occhi e continuava a mangiare.
Alla fine fu Ernie a gestire il negozio e tutti i contadini che vivevano nei pressi compravano a credito, con saldo dopo il raccolto. Nessuno pagava i debiti, Ernie continuava a mangiare a pi non posso e l'emporio fall.
Quanto a me, decisi di non preoccuparmi mai per il cibo. Quando ero fuori tutto il giorno, a occuparmi del bestiame, mi davano soltanto una fetta di pane e una fettina sottile di maiale. La carne era talmente sottile che, se la mettevi in controluce, era trasparente.
Ero l da un po' quando McQuarie mi disse che ormai ero un mandriano. Da quel momento avrei preso gli ordini da lui. Le condizioni erano cinque scellini all'anno, un cavallo e una sella miei, vitto e alloggio. Quei cinque scellini l'anno non li vidi mai ma, del resto, del salario non me ne preoccupavo. Avevo una casa.
Nell'arco di tre anni diventai il capo mandriano e radunavo bestiame in ogni parte del distretto. A quei tempi ero un pioniere. Stavano giusto disboscando Nungarin e la ferrovia neanche c'era.
Quando non c'era lavoro con il bestiame, passavo il mio tempo a estirpare mirtacee e a ripulire altra terra per la semina. Altre volte, facevo commissioni per Mc- Quarie, e portavo lui e suoi amici di qua e di l con il sediolo.
Per tutto questo tempo mi feci chiamare Marble. Pensavo che mi avrebbe fornito una minima protezione contro la polizia. Mi stavano ancora cercando. McQuarie mi disse: - Marble, se dovessi mai vedere la polizia da queste parti, tu va' a nasconderti, e io gli dico di prendere Pinjarra. Poi ti faccio sapere quando se ne sono andati.
McQuarie pensava che Pinjarra non lavorasse sodo quanto me. Il fatto era che lui non lo volevano veramente, era davvero nero. Loro volevano me.
Anche se Pinjarra era pi grande di me, io ero il suo capo. Pinjarra era pigro e, alla fine, McQuarie lo licenzi.
McQuarie era un brav'uomo, non mi strillava mai. Ricordo che una volta ero nel granaio a mettere i paraocchi ai cavalli; per farlo dovevo montare sulla mangiatoia. Io ero piccolo. Ci misi un sacco a crescere. Arriv McQuarie, mi vide e si mise a ridere. - Ehi, Marble - disse - quand' che crescerai? -. Non dissi niente. Sono come un albero che non  stato annaffiato abbastanza. Pensai tra me, gi, non mangio abbastanza.
Dick McQuarie, l'altro figlio, mi regalava i vestiti. Erano sempre troppo grandi, ma li arrotolavo finch non ci crescevo dentro. Mi andavano bene per anni.
A volte McQuarie mi chiedeva di portare in giro un ospite o di aiutare qualcuno con qualche lavoro che stavano facendo. A quei tempi mi volevano tutti.
Mi ricordo di questo tizio, Baird. Oggi il negozio che aveva a Perth lo chiamano Myers. Una volta si chiamava Bairds. Una volta venne a Nungarin per dare una mano a costruire la casa del fratello. Lo portai fuori con i suoi arnesi e cominci a interessarsi a me. Un giorno disse: - Ti piacerebbe venire a Perth, Marble? Mi prender cura di te, ti dar una bella istruzione -. Cominciai a pensare a tutte quelle botte che avevo preso alla missione. E quella sarebbe dovuta essere istruzione. Pensai che nessuno mi avrebbe pi istruito. Ora, se mi avesse detto: - Marble, e se ti riportassi a Corunna Downs? - forse ci sarei andato, ma a scuola, quello era il posto dove te le suonavano senza aver fatto niente. A ripensarci oggi sembra buffo. Se avessi accettato la sua offerta, sarei forse finito a fare il caporeparto per Bairds.
Decisi di restare con McQuarie. Lui non disse mai: - Per quanto tempo resti? -. Ero il padrone di me stesso. Lui non mi diede mai soldi e non me ne preoccupai mai. Stavo crescendo e non c'era nulla per cui spendere soldi.
Un tizio che McQuarie mi fece portare in giro era un grosso allevatore del Victoria, si chiamava Syd Stock. Dovevo portarlo dai suoi fratelli a Nungarin con il calesse. Una sera, eravamo seduti accanto al fuoco, l'aria era veramente fredda e tranquilla, quando mi si rivolse e disse: - Ti andrebbe di venire nel Victoria con me, Marble? L ho delle stazioni e dei cavalli, e anche dei calessi. Potresti lavorare in una delle mie stazioni -. Lo guardai, era un brav'uomo. Il tipo di uomo che piaceva a me. Quindi dissi: - No, non voglio andarmene troppo lontano dal nord. Potrei non tornare mai. Questa terra  la mia casa.
Certo, quella potrebbe essere stata un'occasione mancata. Lui era un uomo vecchio e aveva fiducia in me. A quei tempi ero giovane, senza legami, solo un uomo giovane e lavoratore. Avrebbe potuto dare a me la stazione. Sapevo che era un brav'uomo perch, ogni volta che andavamo all'albergo non mi lasciava mai fuori o non mi cacciava via come facevano gran parte dei bianchi. Dove andava lui, andavo io. Mi teneva sempre con s. Mi trattava come un suo pari. Era una cosa rara a quei tempi. Una cosa da tener da conto.
Sembrava che piacessi a tutti all'epoca. Non riuscivo a capirne il perch. Mi ero guardato allo specchio e cosa avevo visto? Me. Un brutto ragazzo come me. Che cosa ci vedevano in me? Ma ogni volta che qualcuno mi chiedeva di andare con s, io dicevo di no.
Un giorno Dick mi disse: - Di, Marble, ti portiamo alla Fiera di Northam Mi diedero vestiti nuovi e tutto quanto. Loro alloggiarono nel pub di propriet della loro zia, lo Shamrock Hotel, mentre io mi accampai nella mangiatoia dei cavalli l vicino. Non ero molto grosso. Consumavo i miei pasti seduto fuori sulle casse di birra.
Adoravo la Fiera. C'erano le giostre e ogni genere di cose che non avevo mai visto prima.
L conobbi un tizio, si chiamava Jack Gollan. Faceva l'annunciatore alle corse e possedeva delle stalle a Northam. Dopo esserci conosciuti, veniva spesso a parlare con me. Voleva che lavorassi per lui. Quando andai alle corse la settimana della Fiera, fu l'unica volta che chiesi dei soldi al capo. Dick disse al capo: - Dammi qualche soldo -. Dissi cos: - Anche a me, capo -. Mi diede mezza sovrana. Quando arrivammo alle corse, la diedi a un tizio per puntarla su un cavallo vincente. Quella mezza sovrana non la rividi pi.
Dovevo guardare da fuori, dissero che non avevo abbastanza soldi per scommettere e per pagarmi anche l'ingresso alle corse. All'interno, c'erano due enormi marmitte di hot dog che bollivano. Mi arrivava l'odore e avevo proprio fame. Non avevo pi soldi, quindi che potevo fare? Pi tardi arrivarono due tizi da New Norcia a bordo di un sediolo. Mi diedero un passaggio per tornare al pub.
Per quanto riguarda il raccolto, il 1911 fu un'annata buona per quasi tutti. In seguito non fu pi cos buono. Sembrava si fossero stabilizzate delle condizioni di siccit. Ci furono delle buone piogge in alcuni luoghi, come a Bruce Rock. I contadini l facevano due sacchi all'acro, ma era terra pi leggera. Se si coltivava terra pesante, era come cercare di arare senza attaccare i cavalli. Le cose andavano male, cos portammo trecento capi di bestiame ancora pi a nord, nel tentativo di trovare acqua e miglior pascolo.
Era il luglio del 1912, periodo in cui i minatori trovarono l'oro a Paynes Find. Le strade erano trafficate. Quando infine si prosciug quel po' d'acqua che avevamo trovato, riportammo il bestiame a Nungarin. Infine dovemmo venderne gran parte.
Continuammo a far funzionare la stazione McQuarie, ma le cose andarono sempre pi peggiorando. La prima volta che McQuarie si ritrov al verde fu perch tutti gli dovevano dei soldi. Tutti i contadini avevano debiti con lui, ma nessuno era in grado di saldare i conti. L'ufficiale giudiziario venne per vendere i macchinari e il bestiame. Tutti gli altri contadini si unirono e decisero di comune accordo di non fare offerte contro McQuarie. Lui us i soldi della sorella e ricompr tutto per dieci scellini o una sterlina. L'ufficiale giudiziario non sapeva cosa fare. McQuarie era l'unico che faceva offerte, gli altri se ne stavano l intorno, in piedi a guardare.
Dopo quella prima volta, McQuarie si fece aiutare dagli altri contadini a ripulire un pezzo di terra in pi da coltivare. Da quel raccolto non ottenne un granch, giusto il minimo per poter pagare i conti. Io e Jackatee ripulimmo addirittura pi terra per ulteriori semine. Estirpammo grosse mirtacee, rastrellammo le radici e le bruciammo. Poi seminammo. Jackatee era un gran lavoratore. Ed era proprio nero. La sera mettevamo a bollire la gavetta nella boscaglia e sulla fornace cucinavamo delle frittelle per la cena. Quello era il cibo di cui disponevamo. Era un buon amico, il vecchio Jackatee. Comunque venne fuori che il raccolto fu migliore di quello precedente, ma ancora non abbastanza buono da salvare McQuarie. Arriv una terribile siccit che lo stronc. Non c'era acqua, n cibo per gli animali. Io e Dick dovemmo uccidere la povera vecchia Bess. Era una buona cavalla, ma per lei non c'era niente da mangiare. Le bestie che c'erano, erano tutte in pessime condizioni. Dovevamo sollevarle tra due paletti e una catena per curare le loro ferite. Alla fine le
lasciammo andare. Poveracce. Non c'era niente da mangiare. Alcune erano gi troppo malandate per poter essere aiutate.
McQuarie disse a Dick: - Dick, tu puoi fermarti alla stazione. Ci sono un sacco di sementi e di superfosfato. Potresti fare un'altra semina -. Dick disse: - Sta' certo che non lo far. C' una guerra in arrivo e io vado a combattere -. Anche Ernie se ne and. Furono fortunati perch avrebbero potuto lasciarci la pelle. Alla fine della guerra ritornarono e andarono a stare con la zia.
Rimasi con McQuarie fin quando non ebbe pi un soldo. I contadini ancora gli dovevano dei soldi e l'ufficiale giudiziario venne ancora. Dalgety's(28) mise in vendita la sua propriet. A loro non importava di quell'uomo che si dava un gran da fare sulla terra; loro volevano solamente i soldi che lui gli doveva. E se la terra non fruttava come avrebbe dovuto, loro te la mettevano in vendita. Nel 1913, infine, me ne andai insieme a Jackatee. A quel punto non c'era cibo neanche per me.
Andammo per Nungarin alla ricerca di un lavoro. Avremmo fatto qualsiasi cosa. Un tizio ci vide in strada e ci chiese di aiutarlo a caricare un camion. Ci diede tre penny. Tre penny per tutto quel lavoro! Ci comprammo del pane e lo mangiammo. Avevamo una fame da lupi. Arriv un grosso carico di legno di sandalo e il negoziante venne da noi e ci disse: - Ehi, ragazzi, volete caricare quel sandalo?
- S - rispondemmo. Eravamo disperati e non chiedemmo quanto fosse la paga.
Una volta finito di caricare dodici tonnellate di sandalo, ci diede mezza corona. Quindi, gliela restituimmo comprando nel suo negozio sardine e biscotti e quella fu la conclusione. Sembra proprio che i bianchi non vogliano che i neri mettano piede in questo mondo.
Non avevo soldi e non avevo lavoro. Avevo circa venti, ventuno anni. Sapevo che non sarei potuto vivere a Nungarin. Decisi di mettermi in viaggio verso Goomalling. C'erano anche due amici
miei che volevano andarci. Billy One Moon e Hunting Maggie. Hunting Maggie era cieca. Billy era suo marito e lui la guidava per strada con un bastone. Li chiamavo Zio e Zia. Non ero nel mio paese nativo e pensavo che se qualcuno del posto avesse chiesto chi ero, la cosa mi avrebbe fornito una qualche protezione.
Una volta distanti da Nungarin tre o quattro miglia, McQuarie si accost dietro di noi a bordo di un calesse.
- Ehi, Marble - disse - voglio che mi porti a Hines Hills e l'ufficiale giudiziario vuole un ragazzo che dia una mano a radunare il bestiame.
- D'accordo - risposi. Dissi ai miei amici che li avrei raggiunti pi tardi.
Dopo essere ritornato da Hines Hills, radunai il bestiame. Non fu un problema. Fu dura con il mio vecchio pony. Voleva restare con me. Non voleva andare nel recinto insieme agli altri animali. Pensai che McQuarie mi potesse dire: - Prendilo con te, Marble,  il tuo cavallo
- ma non lo fece. Quando vidi che andava via quasi mi misi a piangere.
Dopo, l'ufficiale giudiziario disse: - Vuoi un altro lavoro?
- Come no - risposi. - Non ce l'ho un lavoro.
- Bene - disse lui. Voglio che tu vada a pascolare le pecore vicino al pub finch non siamo pronti a caricarle.
Mentre mi stavo occupando delle pecore, venne un uomo e mi parl.
- Quando hai finito di lavorare per l'ufficiale giudiziario, che ne dici di venire a lavorare per me? Ti dar dieci scellini pi alloggio.
- Mi sta bene! - dissi. Era pi di quanto mi fosse mai stato offerto.
Dopo aver caricato le pecore, l'ufficiale giudiziario mi diede trenta scellini. Pi di quanto mi aspettassi. Presi il bottino e andai da Dick McQuarie.
- Dick - dissi - quanto vuoi per quella tua vecchia bicicletta?
- La mia vecchia bicicletta? Beh, fammi pensare, una trentina di scellini andrebbero bene.
Gli diedi i miei trenta scellini e pedalai attraversando la ferrovia fino a casa di Hancock. Uno del posto aveva importato quella bicicletta anni addietro dall'Inghilterra e l'aveva venduta a Dick. Era senza gomme e senza camera d'aria. Ma non mi importava. Avevo una bicicletta e la voglia di cominciare il mio nuovo lavoro.
Dal 1913 fino al 1916 lavorai per Hancock. Per tutto quel tempo non ricevetti mai un soldo, ma solo il vitto, e lavoravo dannatamente sodo. Non vidi mai quei dieci scellini alla settimana che mi aveva promesso. Per la maggior parte del tempo che fui l, morii di freddo. Vivevamo in un vecchio capanno fatto di rami. Non c'era un vero posto per dormire e, d'inverno, il vento ti entrava nelle ossa. Ovunque ti sedessi, non c'era modo di evitarlo. Prendevo dei vecchi barattoli da un gallone, li riempivo d'acqua calda, ci mettevo intorno delle buste e poi me li legavo ai piedi. Era ai piedi, pi di ogni altra parte, che soffrivo il freddo. Erano come pezzi di ghiaccio. Non ebbi mai scarpe. I barattoli mi davano un po' di sollievo. Credimi,  difficile riscaldarsi in un capanno aperto fatto di rami.
La gran parte del mio lavoro consisteva nel ripulire la terra, seminare e raccogliere. Era un lavoro duro, ma c'ero abituato. Negli intervalli facevo mattoni di fango per una capanna con camino e comignolo. Schiacciavo il fango a piedi nudi e quando un rametto mi solleticava il piede, lo tiravo fuori. Se ce l'avessi lasciato, il mattone si sarebbe spaccato. I mattoni cominciavano ad aumentare di numero. Scavammo un buco nel terreno e costruimmo una cantina con un bel comignolo grande per buttare fuori il calore. Arriv l'inverno e noi avevamo usato tutti i mattoni, cos dormimmo nella cantina. Di certo era pi calda del capanno. Quell'inverno mi sentii come un re.
Mentre ero da Hancock, riuscii a procurarmi le gomme e le camere d'aria per la mia bici. La risistemai davvero bene, la oliavo e la tenevo bene. Durante il tempo libero, pedalavo per tutta la campagna, fin dove mi portavano le gambe; andavano da tutte le parti, spingendo
su quei pedali per andare chiss dove. Non avevo mai in mente un posto in particolare dove andare. Mi piaceva solo andare a zonzo a guardare la terra e la boscaglia. Era quello che si potrebbe definire il mio divertimento. Mentre ero in giro, incontravo un sacco di gente. Molti di loro erano gentili e amichevoli. - Salve - dicevano, oppure; - 'ngiorno -. Naturalmente si incontravano pure quelli che con te non ci volevano parlare, ma la cosa non mi preoccupava. Amavo quella bici e mi faceva sentire davvero importante.
Fu durante il mio periodo presso Hancock che conobbi un gallese di nome Davy Jones. Lavorava alla Trans Line(29) fuori nella zona di Nullarbor Plain e, di tanto in tanto, veniva a Nungarin a dare un'occhiata alla sua terra. Era il tempo in cui Lord Kitchener aveva ordinato che tutti gli Stati fossero uniti dalla rete ferroviaria, nel caso ci fosse una guerra. In quel modo avrebbero potuto aiutarsi a vicenda.
Mentre Davy lavorava alla Trans Line, il Lands Department stava cercando di confiscare la sua terra a Nungarin. Ecco perch visitava Hancock cos spesso. Davy non sapeva scrivere, cos faceva scrivere a Hancock le sue lettere. Scuse e ragioni secondo le quali lui era via e come avrebbe lavorato la terra una volta terminata la Trans Line.
Non parlava solo con Hancock, parlava anche con me. Sembrava veramente molto amichevole. Pi simile, in realt, a un blackfella bianco. A volte, quando eravamo tutti e tre insieme, mi facevo un po' bello. Non ero grosso, ma ero forte e bravo con l'ascia. Dicevo a Hancock e a Davy: - Adesso abbatto quest'albero con l'ascia prima ancora che voi arriviate al campo -. Il campo era a settecento metri di distanza. Loro ridevano e se ne andavano, ma riuscivo sempre a farcela. Il lavoro non mi spaventava.
Verso la fine di quei tre anni con Hancock, mi resi conto che non stavo arrivando da nessuna parte. Ormai la capanna era fatta, ma quello che ancora ricevevo era solo vitto e niente denaro. Non stavo arrivando da nessuna parte. - Hancock - gli dissi un giorno - che ne dici di pagarmi i soldi che mi devi? -. Ammutol e mi guard. Era l'anno 1916, eravamo a met inverno e con un'alluvione. Dopo un po' disse: - Marble, ripulisci quei quaranta acri di terra, che voglio che siano ripuliti, e ti dar dodici sterline, non una di pi, non una di meno!
Adesso cercava di prendere chiunque per ripulire la terra, ma nessuno sapeva farlo. Era coperta di tronchi e ceppi, e con l'alluvione era pi un lavoro da cento sterline, altro che dodici! Il fatto era che sapevo di essere in suo pugno, e pure lui. Dove sarei potuto andare, non avevo soldi, non avevo una casa. - Bene - dissi - Ti ripulir la terra, purch mi paghi.  un pezzo che lavoro per te spezzandomi la schiena e ancora non mi hai mai pagato. Non ho scelta, devo stare con te oppure niente.
Penso che non credesse che avrei ripulito la terra. Pensava di tenermi l per altri tre anni, a lavorare per lui, a costruire la sua casa. Non mi conosceva. Lavoravo dalle tre del mattino fino al tramonto, ripulivo e bruciavo. Durante quel periodo l'alluvione peggior e la ferrovia venne quasi spazzata via. Ogni giorno mi inzuppavo fino al midollo. Avevo i piedi che erano due pezzi di ghiaccio. A volte la pioggia scendeva cos violentemente che non vedevo neanche davanti a me, ma andavo avanti. Non avrei mollato, era la mia sola via d'uscita. Ci misi tre settimane a finire il lavoro. Ripulii quel terreno da solo; nessun altro l'avrebbe fatto o avrebbe potuto farlo.
Mostrai a Hancock la terra, poi gli chiesi i miei soldi. Non riusciva a crederci che l'avevo fatto. Pensava di avermi battuto. Non mi diede i soldi subito, sperava che me ne fossi dimenticato. Sapeva che non appena mi avesse dato i soldi, me ne sarei andato. Continuai a chiedergli la mia paga. Alla fine and a Perth e prelev i soldi dalla banca. Quindi trattenne quindici scellini alla settimana per vitto e alloggio per le tre settimane che ci avevo messo a ripulire il terreno.
Nonostante l'alluvione, il 1916 fu una buona annata per la gran parte dei contadini. C'era stata siccit gi in precedenza, e dall'Argentina erano stati importati granturco, erba medica e foraggio polverizzato. Dalle parti di Northam non ce n'era neanche l'ombra. Non riuscivamo neanche a farcene arrivare dal Nuovo Galles del Sud.
Quando Micky Farrell seppe che avevo lasciato Hancock, mi offr un lavoro che consisteva nel trasportare duecento tonnellate di fieno per venticinque scellini alla settimana. C'erano due carri, una falciatrice a vapore e quindici uomini al lavoro, ma solo io per il trasporto. Il lavoro non mi spaventava. Il lavoro con Micky dur solo due settimane. Poi fui di nuovo alla ricerca di un lavoro. Mr. Williams mi diede un lavoro per la mietitura. Per quello ricevevo due sterline la settimana. Quando il lavoro fin, non sapevo cosa avrei fatto. Speravo solo che fosse saltata fuori qualche altra cosa. E fu allora che incontrai di nuovo Davy Jones. Non lo vedevo da un bel po'. Mi disse che aveva terminato di lavorare alla Trans Line.
- Marble - disse - perch non vieni a mezzadria da me? Tu compri i cavalli e i finimenti e vieni a lavorare la mia terra insieme a me.
- D'accordo, Dave - dissi. - Per me va bene -. Non avevo altro da fare. Comprai i cavalli e i finimenti e mi misi insieme a Davy Jones.
Se non fosse stato per me, non gli sarebbe andata tanto bene. Era una frana. Aveva gi provato a coltivare la terra, ma aveva fatto passare troppo tempo. Per guadagnare un po' di soldi aveva passato tutto il suo tempo a fare semine per Micky Farrell e Mr. Lochlan, ma quando poi si era liberato per poter pensare alla sua di semina, si era ormai quasi alla fine della stagione. Naturalmente stava arrivando il caldo. Il raccolto cresceva solo di un metro e mezzo prima di bruciare al sole e quella era la fine della storia.
Quando cominciai con Davy, mi feci duecento acri con il mio tiro di bestie; animali che erano grandi lavoratori. Come me. Gli compravo da mangiare e li abbeveravo e mi prendevo cura di loro davvero bene. Quell'anno avemmo il miglior raccolto del distretto. Un appezzamento produsse dieci sacchi ad acro, l'altro sette. La produzione minima fu di diciotto stai ad acro. Da quel momento non ci voltammo pi indietro. Tutti i nostri raccolti furono grandiosi, fino al 1923.
Davy Jones divenne Mr. Davy Jones del distretto di Nungarin. Adesso era indipendente. Non doveva pi lavorare per nessuno. Quando lavorava alla Trans Line, aveva un piccolo borsellino che teneva con se al campo. Ci teneva tutti i suoi soldi. Adesso li depositava presso la Lloyds di Londra. Nelle sue tasche adesso c'erano i soldi, e nelle mie pure. Ma non quanti ne aveva lui. Era la sua terra, ma io facevo tutto il lavoro. Tutto quello che possedevo era il tiro di bestie. La mia parte, dopo il raccolto, era di un quarto, il resto andava a Davy.
Risparmiavo tutti i soldi, non spndevo mai un penny. Ben presto ebbi abbastanza da potermi comprare una fattoria. Comprai una bella fattoria a Mukinbudin. Non mi dimenticher mai la prima volta che vidi Mucka. Qualche casa qua e l, ma nient'altro. In seguito fui il primo l ad avere un furgone e trasportavo l'acqua per la gente di citt da dieci miglia di distanza. Il pub non arriv che anni dopo.
Il mio nome godeva di buna reputazione in tutto il distretto. Tutti sapevano che ero un bravo lavoratore. In seguito presi si uomini a lavorare per me, a ripulire la mia terra. Li pagavo staccando assgni dal mio libretto. Ero l'unico fattore della zona ad avere un libretto degli assegni. Tutti gli altri fattori avevano un mutuo con la banca, non potevano mettere parola sul loro raccolto. Erano tutti invidiosi di me, un uomo nero che se la cavava molto meglio di loro. All'inizio, quando comprai la fattoria, mi presero tutti in giro. - Dove andrai a prendere il bestiame? - dicevano con un gran vociare. - Ma che
ne sai del mestiere del contadino - gridavano. Credevano che non sapessi nulla. Gli dimostrai che si sbagliavano.
In ogni caso, non pass troppo tempo che mi ritrovai a lavorare nella mia fattoria come pure a mezzadria con Davy. Le cose mi stavano andando veramente bene. Un giorno Davy venne da me e mi disse: - Senti, Marble, adesso hai la tua fattoria a Mucka, che ne pensi se ti occupi solo di quella e io faccio fare un tentativo a Billy Bradley. Sai, il tizio che lavora per Hull. Mi piacerebbe lavorare a mezzadria con lui.
Non sapevo cosa dire. Davy era mio amico. Non  che pensassi ai soldi in pi; era che sembrava che Davy non mi volesse pi con lui, dopo aver passato cos tanto tempo insieme. Davy era l, in piedi, e io continuavo a guardare per terra. Alla fine dissi: - Va bene, Dave, se questo  quello che vuoi fare. Posso fare tutto da solo, ma se  cos che vuoi, allora mi tiro fuori e vado a casa.
Quell'anno feci l'ultima semina con Davy. Bill e Mrs. Bradley si trasferirono da Davy mentre il raccolto stava ancora crescendo.
Ogni domenica Mrs. Bradley usciva fuori e guardava
il raccolto. - Oh, che splendido raccolto, Marble - diceva. Non era una donna cattiva.
Un giorno disse a Davy: - Mr. Jones, guardi quelle nuvole lass, sembra che portino la grandine.
- Non sai quello che dici, donna, da queste parti non grandina mica - disse Davy.
Era domenica mattina. Alle dieci di domenica sera, cominci a piovere con lampi e tuoni e pure grandine. La grandine uccise interamente il raccolto. Non c'era rimasta una spiga, persino gli alberi erano rimasti completamente nudi. Sembravano morti, l dritti senza neanche una foglia.
Davy sent il rumore della grandine. Fuori era nero pesto tranne che per i lampi. Lui era seduto vicino al fuoco quand'era cominciato, e quando arriv la grandine, non si ferm neanche per mettersi il cappotto. Accese la lanterna e si precipit gi al raccolto. Eccolo l, in mezzo alla pioggia scrosciante, che correva su e gi, cercando di vedere quante spighe fossero rimaste. Tutto quello che si vedeva era la sua lanterna che rimbalzava su e gi. Ci fu un lampo e riuscii a vederlo. Era bagnato zuppo e non si capacitava che stesse veramente grandinando.
Credo che Dio si stesse prendendo cura di me. Quell'anno qualcosa mi aveva detto di fare un'assicurazione. Non ero mai stato assicurato prima. Io ebbi il mio quarto e Davy nulla.
La sfortuna di Davy continu. L'anno dopo semin da solo, ma dimentic di seminare con il superfosfato, e mor tutto. L'anno dopo Bill Bradley semin per lui, ma Davy si ritrovava nella stessa posizione di prima che si mettesse con me. Non aveva ancora un tiro di animali e non si era preoccupato di comprarsene uno, e questo signific che fu costretto a mietere il raccolto di Hull e di Micky Farrell prima di poter usare il loro tiro per mietere il suo. Ce la fece appena.
Se Davy fosse rimasto con me, avrei mietuto il suo raccolto prima e anche il mio. Nessuno sapeva far lavorare un tiro come me. Fui io a farlo cominciare. Io facevo tutto il lavoro. Lui stava dietro e prendeva tutti i soldi.
Quando arrivarono gli anni Trenta e ci colp la Depressione, mi rivolle con s. Ormai ero sposato. Avevo delle responsabilit. Davy disse: - Puoi portare anche tua moglie, Arthur.
Adesso mi facevo chiamare col mio nome. Quando lasciai Davy, mi lasciai alle spalle pure Marble. Adesso ero Arthur Corunna, fattore di Muldnbudin.
Dopo che ebbi lasciato Davy negli anni Venti, mi capitarono delle cose importanti. Nel 1925 andai a Perth. Avevo sentito che la mia sorellina viveva a Ivanhoe. Ivanhoe era una grande casa a Claremont sulle rive del fiume Swan. L Daisy faceva la serva e viveva con nostro padre, Howden Drake-Brockmans, e la sua seconda moglie, Alice.
Ero ansioso di rivedere Daisy. Lei era mia sorella, la mia famiglia. Volevo che la mia sorellina sapesse che aveva un fratello che nel mondo se la cavava bene.
Quando la vidi riuscii a malapena a riconoscerla. Quando mi portarono via da Corunna Downs, lei era appena una bambina, con i capelli veramente biondi, mentre adesso era una donna adulta, con i capelli neri e crespi. Era piccola e graziosa, come nostra madre, Annie. Ero proprio contento di vederla.
Quando arrivai la prima volta a Ivanhoe, Mrs. Drake- Brockmans era fuori. Pi tardi, sempre quel giorno, rientr e mi trov seduto alla porta della cucina, a parlare con Daisy, con le gambe allungate sulla veranda. Capisci, alla fine avevo cominciato a crescere. Ero un uomo grande. Non ero pi piccolo.
Dopo aver rivisto Daisy, cominciai ad andare a trovarla il pi spesso possibile. Un anno affittai un calesse e una pariglia per due scellini e la portai alla Fiera. Ci sentivamo davvero grandiosi a bordo di quell'affare. La portavo alle corse, a fare dei picnic, dappertutto. Daisy andava pazza per i cavalli. Non c'era nulla che amasse di pi che vedere quegli animali meravigliosi correre all'impazzata lungo la pista. Tutti e due andavamo pazzi per i cavalli.
Anche Helen Bunda, nostra cugina, veniva con noi. Lei era a servizio da un'altra famiglia. Lavorava con l'ago che era una meraviglia. Era abilissima con le mani.
A Perth feci amicizia con un ragazzo, Mr. McKenzie. Era un uomo molto simpatico. Mi prestava la macchina per andare a prendere le ragazze e portarle in gita. Gli riportavo la macchina sempre sana e salva. Sapeva di potersi fidare di me.
All'epoca Judith, June e Dick Drake-Brockmans erano piccoli. Quando ero a Ivanhoe li portavo a cavalluccio e gli mettevo paura rincorrendoli per il prato. Daisy era la loro bambinaia.
Durante una delle mie visite a Ivanhoe, Alice Drake- Brockmans mi regal un cagnolino. Mi disse che gliel'aveva dato Foulkes-Taylor quando aveva comprato Corunna Downs, ma lei non lo voleva. Lo chiamai Pixie, come il figlio di Dudley, quello era il suo soprannome. Ovunque andassi, portavo quel cagnolino insieme a me. Ho sempre avuto un debole per le creature piccole di quel genere.
Quando rividi Daisy nel 1925, fu anche la prima volta che rividi Howden da quando ero scappato via. Mi chiedevo cosa mi avrebbe detto. Mi chiedevo se fossi stato il benvenuto. Mrs. Drake-Brockmans disse che avrei potuto dormire con Daisy nella sua stanza. Quando Howden torn a casa, venne dritto in camera di Daisy. Buss, entr e mi diede una bella stretta di mano. Non era cambiato. Era pi vecchio, pi stanco, ma a parte quello era esattamente lo stesso. Ormai ero un uomo adulto. Eravamo uomini tutti e due. - Sono contento di vederti, Arthur - disse. Non sapevo cosa dire.
Da allora, ogni volta che mi trovavo a Perth, dormivo sempre nella stanza di Daisy. La sera ci facevamo delle lunghe chiacchierate, ci mettevamo in pari con le notizie. Andai da un avvocato e feci testamento dove lasciavo tutti i miei beni terreni a Daisy. All'epoca non ero sposato. Lei era tutta la mia famiglia.
A volte, quando ero a Perth, andavo sui tram elettrici. Strillavano ding! ding! ding! e poi tornavano indietro. Non andavo da nessuna parte in particolare.  che mi piaceva ascoltare quel rumore. Andavo pure sui treni. Mi faceva sentire importante, essere in grado di montare su, pagare il biglietto e stare l seduto come un re finch non scendevo alla fermata successiva.
Nel 1927 ricevetti una lettera da Howden. Era un po' che non vedevo Daisy. La fattoria mi aveva tenuto occupato. Nella lettera mi chiedeva se mi andava di prendere Daisy con me. Diceva che non la volevano pi e si chiedevano se potessi andare a prenderla. Altroch, pensai. Nulla che volessi di pi.
Andai a parlare con uno dei miei vicini. Era un uomo bianco, ma un brav'uomo, giovane e scapolo. Anche lui era benestante e sapevo che avrebbe trattato bene Daisy. Gli chiesi se volesse prender moglie. Mi chiese chi avessi in mente. Gli dissi di Daisy e di quanto fosse carina e di quanto lavorasse sodo e di come sarebbe risultata una buona moglie. Disse: - Arthur, qualsiasi sorella tua mi va bene. Sapevo che l'avevo convinto. Non volevo che Daisy sposasse uno qualsiasi. Volevo qualcuno di cui mi potessi fidare, qualcuno che l'avrebbe trattata davvero bene. Lei era tutta la mia famiglia. Era la mia sorellina.
Terminai tutto quello che c'era da fare alla fattoria e tutto era pronto per andare a prendere Daisy, quando arriv un'altra lettera. Diceva che avevano cambiato idea che non potevo pi averla. Ero deluso, e pure il fattore mio vicino.
Nel dicembre del 1927 seppi che Daisy aveva avuto una bambina. Per me fu una novit. Mi chiesi, dunque, se quello fosse il motivo che gli aveva fatto cambiare idea. Dovevano aver scoperto che era incinta. L'avrei ancora presa con me. Magari fosse venuta da me, con la bambina e tutto quanto. Adoravo i bambini.
All'inizio del 1928 mor Howden. Era gi malato da qualche tempo. Personalmente credo che lui avesse lasciato il cuore a Corunna. Prima di morire, Howden vide la bambina di Daisy. La prese in braccio e disse: -  bellissima -. Era una delle pi belle bambine che avessi mai visto.
Poco prima della sua morte, Howden mi sped una montagna di foto che erano state fatte a Corunna Downs. Credo che Howden pensasse che nessun altro avrebbe voluto quelle foto. Ecco perch le mand a me. Fu l'unica cosa che mi abbia mai regalato.
L'altra cosa che scoprii negli anni Venti, oltre a Daisy, fu la boxe. In realt, la boxe e la lotta. Ero bravo in entrambe, ma non me ne ero reso conto fino ad allora. Quand'ero bambino, il vecchio Fred Stream mi insegn un po'. Sapeva che mi avrebbero mandato alla missione e pensava che se non avessi imparato qualcosa, me le avrebbero suonate.
Ero un contadino, non ero addestrato alla lotta, ma mi bastava un pugno per stenderli a terra. Conoscevo Riley. Suo figlio faceva l'arbitro e aveva un tendone per la boxe e la lotta. Viaggiava per tutta Perth e su nel nord-ovest.
Riley diceva: - Se ti allenassi io, credimi, saresti un campione mondiale dei pesi medi Mi facevano entrare alla Fiera sempre gratis, perch sapevano che mi battevo bene. Non volevo fare il pugile.
Ogni volta che c'era una fiera dalle parti di Nungarin, mi iscrivevo sempre per la boxe e la lotta. A volte avevano troppa paura di battersi con me. Ricordo che un tizio mi diede una lunga occhiata e poi disse: - Io con te non mi batto, ragazzo. L'ho gi visto una volta uno come te. M'ha fatto passare un brutto quarto d'ora.
Quell'anno non partecipai.
Un anno, alla fine degli anni Venti, il direttore d'albergo di Mucka disse: - Arthur, porteresti la mia birra alla Fiera e la venderesti per me? Io ero uno dei pochi nel distretto ad avere un furgone. Pensai, perch no? Caricai il furgone, buttai una tela di sacco sull'alcool, e mi diressi a Nungarin. L passai la notte nell'albergo. Avevo tutto prenotato al pub di Mucka, vitto e alloggio. Ero un uomo bianco, allora, non un nero. Era vita da re.
Una volta dentro la Fiera, vendevo la birra dal furgone, e tutto il tempo sentivo questi uomini che strillavano e strillavano. Erano pugili e lottatori che strillavano per richiamare qualcuno che si avvicinasse e li sfidasse. Quando avr venduto tutte le birre, pensai, ci provo io. Mi avvicinai, alzai la mano e urlai: - Ehi! Ecco, ci provo io!
Mentre ero l in piedi, un uomo mi si avvicin e mi spinse sulla spalla. Era uno degli allenatori. L'avevo gi visto.
- Tu non puoi lottare, amico - disse. Lo afferrai, vestiti e tutto quanto. Lo sollevai e poi lo feci cadere. Lo inchiodai a terra. - Cosa mi dici di te adesso, amico? - dissi. - chi non pu lottare? -. Se la diede a gambe, sporco di terra da tutte le parti. Gli uomini nel ring avevano visto cosa era successo e dopo non vollero battersi con me. Sembravo troppo duro.
C'era un pugile che ricordo bene, Jack Yakem. Era bianco e si era battuto al Royal Show e dappertutto. Viveva per la lotta. Tirava fuori il petto e si pavoneggiava per il ring come un gallo intorno alle galline, e strillava:
- Il mio nome  Jack Yakem! Io li spezzo, voi li ammucchiate Tutti lo temevano. Comunque, io e lui eravamo dello stesso peso e pensai, Arthur... provaci.
Quando mi ammisero nel ring, intorno a noi c'era una gran folla che ci incitava, che strillava. Tutti volevano vedermi battuto. Jack non perse tempo. Cominci a sferzarmi pugni alle costole.
Dopo qualche minuto, pensai che ne avevo abbastanza. Gli diedi un colpo corretto sopra l'orecchio e lo stesi proprio l. Vol lungo per terra. La folla schiamazzava.
Comunque, lui si rialz e lo stesi di nuovo. Lo stesi undici volte, veloce di pugno. Lui non capiva mai dove andavo a colpirlo. Lo stendevo, poi aspettavo che si rialzasse, quindi lo stendevo un'altra volta!
Vinsi quell'incontro, ma non mi diedero un soldo. Era sempre la stessa storia. Quando in seguito tornai a casa, mi tolsi la canottiera; dove mi aveva colpito intorno alle costole ero pieno di lividi. Ma non so di che colore fosse lui.
Da giovane ero un osso duro. Lo sport mi riempiva la vita.
Quando ero giovane c'erano un sacco di ragazze che mi venivano dietro. Ero un buon partito e tutte mi volevano. Il punto era che io, come mio nonno, ero un cuore tenero. Non andavo con nessuna, perch sapevo che se l'avessi messa nei guai, avrei dovuto sposarla. Gli altri ragazzi erano diversi. Uscivano con una ragazza, la mettevano nei guai e poi la lasciavano. Non volevo figli cos. Me ne sono ben guardato. Solo i miei, avrei avuto solo quelli, sono fatto cos.
A quei tempi non eri nessuno finch non eri qualcuno importante. E quando annunciavano il tuo fidanzamento, prendevano la tua foto e tutto quanto e la mettevano sul giornale. Questo mi preoccupava. Pensavo tra me, quando mi fidanzo, che cosa posso dire? Che posso dire, chi era mio padre e chi ero io? Decisi di imbrogliarli tutti. Se me lo avessero chiesto, avrei detto: - Beh, mio padre  Mr. Corunna di Corunna Downs Stadon Avrei messo questo sul giornale e nessuno avrebbe saputo altro. Nessuno avrebbe saputo di Howden e Annie e di come non erano sposati alla maniera dei bianchi. Capisci, a quei tempi erano molto strani a proposito di queste cose.
Ci furono volte in cui avrei potuto proteggermi con il nome dei Brockmans, ma non lo feci mai. Howden non mi diede mai nulla. Ho solo avuto un buon padre e lui  in cielo. Non importa da quale parte soffia il vento, lui  con te.
Prima di sposarmi con mia moglie, Adeline, lei venne da me e disse: - Arthur, sono stata da un'indovina e mi ha detto che mi sarei sposata con te. Mi ha pure detto come sar la tua vita e che un giorno qualcuno ti ruber la fattoria.
Io dissi: - Nessuno mi ruber niente. Se ci provano, dovranno prima fare i conti con i miei pugni! -. Cominciavo ad avanzare con gli anni, avevo circa trentacinque anni, e avevo cominciato a pensare di sposarmi. Ma quando Adeline disse cos, pensai che forse era meglio non sposarmi o avrei perso la fattoria.
Tuttavia non potevo restare scapolo per sempre, cos pensai che l'unica soluzione corretta era di mettere il nome di tutte le ragazze in un cappello. Immaginavo che il nome che avrei pescato, sarebbe stato quello di mia moglie. Io e i miei amici mettemmo tutti i nomi delle ragazze che conoscevamo in un vecchio cappello di feltro. Pensai, beh, forse esce il nome di Helen Bunda. Era mia cugina e nel cappello c'era pure il suo nome. Volevo una ragazza piccola, non una donnona. Una come mia madre.
Uno dei miei amici teneva il cappello e pescai un foglietto. Sopra c'era scritto Adeline Wilks!
- Non pu essere lei - dissi -  grassa. Voglio ritentare.
Demmo una bella mescolata ai foglietti, loro tenevano il cappello e io ne scelsi un altro. Di nuovo Adeline Wilks.
- Quei foglietti non sono stati mescolati bene - dissi;
- ci provo un'altra volta Questa volta demmo una mescolata tale, che quei foglietti non se la sarebbero scordata. Ancora una volta tennero il cappello.
- Ultima volta - dissi. Chiusi gli occhi; infilai la mano nel cappello e pescai un foglietto, Adeline Wilks! Mi arresi.
- Bene, se  lei che devo avere, cos sia - dissi. Credo che lo spirito della sua gente doveva averla scelta per me.
Ci spos l'arcivescovo Prendiville nella cattedrale di St. Mary, a Perth, all'inizio degli anni Trenta. Lei era cattolica e io anglicano. Acconsentii che i piccoli fossero educati secondo il Cattolicesimo. Non era importante. Dopotutto esisteva un solo Dio.
Poco tempo dopo esserci sposati, ero sul prato a estirpare radici. Era una giornata calda, e grondavo di sudore. Comunque, continuavo a scavare, a scavare, quando, di colpo non ci vidi pi. Aprii e chiusi gli occhi, ma non vedevo niente. Chiusi gli occhi ben stretti e
li riaprii di nuovo, ma ancora non ci vedevo. Mi sentivo la mano sulla faccia, ma non riuscivo a vederla. Mi misi a sedere, chiusi gli occhi e rimasi l per un po', assolutamente immobile.
In quel preciso momento capii che Annie era morta. La mia povera vecchia madre, che non vedevo da quando mi avevano portato via, era morta. Mi alzai in piedi e aprii gli occhi, adesso ci rivedevo, ma Annie era morta. Era cos piccola e graziosa. Avrei voluto poterla rivedere ancora, una sola volta soltanto.
La prima fattoria che ebbi a Mukinbudin dava un gran da fare. La mia casa era solo un pezzo di latta. Dovetti tagliare dei grossi travetti sui bidoni con una sega manuale per fare il tetto. Niente elettricit o acqua. Se volevamo l'acqua dovevamo arrivare alla ferrovia.
Gli uomini mi prendevano in giro quando comprai la fattoria, non volevano che un blackfella ci si trasferisse.
- E dove andrai a procurarti il bestiame - dicevano. Io li ignoravo. Quando avrei potuto avere delle pecore, non me le diedero perch il mio colore non andava bene. Tutti gli altri ce le avevano, ma io no.
Ero da solo, un uomo nero senza nessuno che lo aiutasse. Costruii tutta la recinzione da solo, comprai ogni cosa, pure la chiusa. Diedi dei soldi agli uomini per ripulire la terra. Tagliai i paletti della recinzione, li piantai nelle buche e, quando non c'era altro da fare, davo una mano a ripulire la terra. Feci in modo di non avere debiti con nessuno, non volevo un'ipoteca. Fai un'ipoteca su qualcosa e ti ritrovi sconftto. A quel punto sei in mano loro e soltanto per una misera somma di denaro.
Dopo avere apportato delle migliorie alla fattoria, un tizio la voleva comprare. Si chiamava Jack Edwards. Lui aveva gi altre fattorie e voleva pure la mia. Capisci, l'uomo bianco  avido. Vuole tutto.
Vendemmo la nuda fattoria per quattromila sterline. Mi disse che voleva affittarla per diversi anni finch non avesse messo insieme i soldi. cos mi diede quattrocento sterline il primo anno e disse che non avrebbe potuto darmi altro finch la fattoria non gli avesse fruttato i soldi per poterla pagare. Nel nostro accordo non fu stipulato che i miei cavalli e macchinari andassero con la terra, ma presto mi accorsi che prendeva i miei cavalli e i macchinari e ci lavorava nelle sue altre fattorie oltre che nella mia.
Aveva grandi idee e grandi maniere. Semin per una stagione ed ebbe un buon raccolto, ma l'anno seguente ci colp la Depressione e disse che non riusciva a vendere.
Dissi: - Beh, Jack, se non ci riesci, rimpiazza tutto quello che hai trovato nella fattoria: i cavalli nella stessa quantit, i macchinari in buone condizioni, collari e finimenti e tutto -. Fece tutto, ma due cavalli non vennero mai rimpiazzati. E gliela feci passare.
Con la Depressione, il prezzo del grano croll a dieci scellini a staio e poi a cinque. All'epoca avevo due maschi, Arthur e Manfred, e nel 1934 nacque Albert, il mio terzo figlio. Quell'anno il raccolto frutt otto sacchi ad acro, a cinque scellini a staio, non ci si ricav molto. Tutto quello che ne ricavammo fu una carrozzina per Albert.
Nel 1936 nacque Norma, mia figlia, ed erano veramente tempi duri. Facevo di tutto per racimolare qualche scellino; di tutto per mantenere mia moglie e la mia famiglia. Raccolsi radici per uno scellino all'acro; ripulii cinquecento acri di mailer per sette sterline. Bruciavo mallee per fare il carbone da vendere ai produttori di gas. Perdio, certi uomini erano proprio cattivi, mi rubavano le radici e il carbone. Io facevo tutto il lavoro e loro si intascavano il guadagno.
Sin dall'epoca della Depressione ho votato per i Laburisti. Quando il Governo Laburista and al potere, ottenemmo altri due scellini a staio.
Fu durante quel periodo che feci dei debiti per la mia mietitrebbiatrice. Fui il primo fattore del distretto ad avere un furgone e il primo a comprare una mietitrebbiatrice. La mia mietitrebbiatrice arriv con il treno. Tug Wilson, che dirigeva l'ufficio postale di Mucka ed era anche un agente per la Westfarmers ne fece una foto. Capisci, stavo facendo la storia.
Credo di essere stato qualcosa fuori dall'ordinario, un uomo nero in testa a tutti gli altri.
Comunque, la Wesfarmers mi fece causa per la mietitrebbiatrice. Quando la Westfarmers era agli inizi, compravo dalla Westfarmers i sacchi, il superfosfato, tutto, e li pagavo ogni volta. Furono dei piccoli uomini come me quelli che crearono la Westfarmers. Io facevo pure venire uno dei loro uomini a mettere a punto i macchinari e adesso mi chiamavano in giudizio per la mietitrebbiatrice.
Per prima cosa venne un poliziotto e mi disse: - Dobbiamo metterti in liquidazione!
- Ah, s - dissi - e che cosa volete liquidare.
- Tutte le tue merci e i beni principali - disse lui.
Mi misi a ridere. - Non c' da preoccuparsene - dissi
- non ho n merci, n beni!
Comunque, quando arriv la citazione in giudizio, andai a Perth per vedere un avvocato che veniva da Bunbury, Howard Barth. Lui chiam la Westfarmers e disse: - Credo di capire che vogliate sfidare Corunna per i debiti che ha. Se volete dargli battaglia, dovete farlo tramite me!
Se avessi voluto, avrei potuto tenermi stretta la mietitrebbiatrice. Avevo un buon raccolto e l'avrei usata per mietere. Alla fine dissi: - Portatevi via quella robaccia! -. Non avevo mai avuto debiti con loro prima, avevo sempre pagato a modo mio. Per una volta che ero un po' a corto non mi hanno voluto aiutare.
In seguito, sempre durante la Depressione, la Agricultural Bank mi cit in giudizio per avere con loro un debito di milletrecento sterline e fui costretto a ipotecare con loro la fattoria per tirare avanti. Loro liquidarono tutto, tutti i macchinari, tranne i cavalli. Non avevo un posto dove tenerli, vagavano a destra e sinistra e il tizio che si ra preso la mia fattoria disse che li avrebbe ammazzati se non me ne fossi occupato. Dovetti radunarli e venderli per tre sterline a testa, per poi essere uccisi come cibo per maiali. E vuoi dirmi che era giusto, per tutti i miei giorni da pioniere, venire trattato a quel modo?
La Depressione non aveva fatto favori neanche al mio vicino che aveva quattro fattorie. Fu costretto a liquidare e lasci il distretto per sempre. Dovetti prendere la mia famiglia e ricominciare da capo su un nuovo terreno incolto.  difficile farsi strada se sei un uomo nero. Sfidando ogni avversit, tirai avanti, a stento, sulla mia nuova terra.
I miei vicini a Mucka erano di ogni genere, alcuni buoni, altri molto cattivi. C'era un uomo che mi procur un mucchio di guai, era davvero meschino, non gli piacevano i neri. Ormai  bello e morto. Dio l'ha fatto fuori. Quell'uomo uccideva i miei cavalli e i miei maiali.
Un giorno si trovava in citt e disse a uno dei miei vicini:
- Sei gi riuscito a togliere Arthur dalla sua fattoria? . Non la finiva pi di dire a questo mio vicino di
come due bianchi potessero facilmente liberarsi di un nero. Il mio vicino non disse mai una parola, lo lasci blaterare, poi disse: - Stai pailando con la persona sbagliata. Non voglio che Arthur perda la sua fattoria.
Capisci, si credeva di mettermi quest'uomo contro, ma quest'uomo era amico mio. Lo aiutavo quando le cose andavano male. Quando lui era in Ospedale, davo una mano a falciare il suo fieno e a tosare le sue pecore. Ogni volta che mi serviva un carro o qualcosa, lui diceva: - Prendi quello che vuoi, Arthur -. Se mi serviva del fieno, lui me lo dava. In seguito si spos e si trasfer ad Arthur River. Prese vacche, moglie e famiglia e si trasfer. Si chiamava Arthur Bird ed era un brav'uomo.
Ora, prendi quell'altro. Lui era quello che mi procurava sempre guai. Viveva solo di quello che riusciva a rubarmi. Era la pecora nera del gregge. Era meschino. Era l'unico uomo di mia conoscenza che spendeva un penny e risparmiava uno scellino.
Mise un recinto tutt'intorno al lago per potermi rubare le pecore. Faceva sollevare al figlio la base della recinzione alla chiusa in basso e mischiava le sue pecore alle mie. In quel modo persi un sacco di pecore. Faceva delle riunioni a casa sua e cercava di fare lo spaccone dicendo che era il primo ad avere pecore Corriedale. Alla fine non aveva neanche una Merino, solo Corriedale, le mie Corriedale!
Quando le pecore tornavano sulla mia terra, lui mi denunciava. Le mie pecore non erano marchiate sull'orecchio, le riconoscevo dal tipo di lana. Lui metteva il suo marchio sulle mie pecore e poi mi accusava di rubargliele. Venne la polizia e videro che le mie pecore Corriedale correvano di nuovo da me.
Andai a Perth da un avvocato. Quando gli dissi cosa stava succedendo, lui disse: - Lascia che ci pensi io - Seduta stante telefon alla polizia.
- Che cos' questa storia di Corunna accusato di rubare le pecore? - disse.
Non so cosa rispose il poliziotto, non potevo sentire, ma il mio avvocato rispose: - Se prova un'altra volta a parlarmi in quel modo, la faccio spedire in galera! Ogni altro atto relativo a questo fatto deve passare tramite me. Sono l'avvocato di Corunna. Su questo vi daremo battaglia!
Da allora rinunciarono al caso. Sapevano di non poter vincere. Quelle pecore non le rubavo mica; tornavano semplicemente a casa.
Non feci mai nulla di cattivo agli uomini che mi derubarono. Bisogna lasciare che Dio faccia il Suo lavoro.
Nessuno poteva mai dire in realt che rubavo, perch tutto quello che avevo, l'avevo pagato. Non volevo che nessuno mi dicesse: - Sei in debito, ti mettiamo in liquidazione! -. Capisci, se potevano ti incastravano. Ti venivano dietro fino alla fossa, persino il governo. Devi essere un blackfella per sapere quali pressioni ti arrivano dal governo.
Non trattarono i blackfella nel giusto modo neanche durante la guerra. Venni a sapere di questo indigeno che era andato a combattere per il paese all'estero. Quando torn ancora non aveva la cittadinanza, dovette farsi fare un certificato di esonero. E non gli era nemmeno permesso di votare. Questa  la giustizia dei bianchi che ci viene riservata. Capisci, queste cose un uomo nero se le ricorda. Un uomo nero ha la memoria lunga.
Durante la guerra portarono via un sacco di indigeni a Palm Flats, Moore River, vecchi e non solo. Neville(30) era ancora il Protettore degli Aborigeni. Ogni blackfella che aveva avuto a che fare con Neville, non aveva una sola buona parola nei suoi confronti. Lui gli aborigeni non li proteggeva, li distruggeva!
Questi poveri blackfella che portavano via dovevano vivere in un campo di prigionia circondato da soldati. Prendevano i nativi anche da Nungarin e dai giacimenti auriferi. Le ragazze giovani dicevano ai soldati: - Perch
vi preoccupate di noi, mica siamo vostri nemici. L'Australia  il nostro paese -. I soldati non potevano fare niente, era il loro compito tenerli l. cos, alla fine, le ragazze facevano l'amore con i soldati e la scampavano.
A chiunque scappasse mettevano dietro i battitori. Li acchiappavano, li picchiavano e li rimettevano in galera. Era il nostro paese e non eravamo liberi. Non fecero uscire nessuno fino alla fine della guerra.
Non so perch non rinchiusero pure me. Forse perch non mi consideravano un vero blackfella. Sembrava stessero dietro a quelli molto neri, quelli senza lavoro che faticavano per vivere. E anche dietro ai veri aborigeni di boscaglia. Correva voce che erano preoccupati che i giapponesi riuscissero a contattare gli aborigeni della boscaglia e che questi li guidassero nell'interno. Non gli sarei stato d'aiuto. Probabilmente io stesso mi ci perderei.
Ah, che buffo, ripensarci adesso. Mucka era un bel posto in cui vivere ai vecchi tempi. La gente era pi amichevole, avevano bisogno l'uno dell'altro. I neri lavoravano per i fattori e venivano pagati in t, farina e zucchero. I blackfella ripulivano la terra, seminavano e pulivano il legno di sandalo. Ricordo che la campagna intorno ai laghi era piena di dingo, i blackfella li scovavano, li cacciavano. E gi, nessuno potr mai dire che i blackfella non facevano la loro parte di lavoro a Mucka. Hanno aiutato a far diventare quel posto quello che  adesso. Spero che non vengano dimenticati.
Bene, vorrei terminare qui la mia storia. Questa  la parte pi importante. Sono anni che ormai vivo a Mucka. Ho tirato su i miei figli e la fattoria sta venendo davvero bene. Ancora mi occupo della semina, allevo i miei maiali e da me c' tanta natura. La natura ancora trova casa da me.
Mi piacerebbe poter dare qualche consiglio ai giovani blackfella di oggi, ma non posso. Ognuno deve trovare da solo la propria strada.
Capisci, il guaio  che il colonialismo non  ancora finito. Esiste ancora una politica dell'Australia Bianca
contro gli aborigeni. Ah,  sempre stato cos. Loro dicono che non c' differenza tra neri e bianchi, che siamo tutti australiani.  una menzogna. Credimi, i neri non hanno niente, il governo li ha spogliati di tutto per anni.
Ed  molto quello che i bianchi non capiscono. Vogliono che ci assimiliamo ai bianchi, ma noi non lo vogliamo. Si lamentano perch reclamiamo i nostri diritti per la terra, ma non capiscono il modo in cui noi vogliamo vivere. Dicono che non dovremmo avere la terra, ma i bianchi hanno avuto i diritti sulla terra dal momento in cui hanno invaso il nostro paese, i nostri diritti sulla terra. Nessun bianco toccherebbe gran parte di quella terra che vogliono gli aborigeni. Il governo  come un grosso cane con un osso senza carne. Loro non vogliono mica viverci su quella terra, ma non vogliono neanche che l'abbiano i neri. Eppure ancora si trova qualcosa di prezioso sulla terra degli aborigeni e i bianchi sono tutti l pronti a prendere.
Quegli aborigeni nel deserto non vogliono mica vivere come i bianchi, e possedere questo e quello. Vogliono semplicemente vivere la loro vita in libert, non hanno bisogno della legge dell'uomo bianco. Hanno la loro. Se hanno bisogno d'acqua nel Gibson Desert, intonano un canto della pioggia e di pioggia ci riempiono quanti posti vogliono. Se fa freddo, possono far venire il caldo come il vento. Non c' bisogno che i bianchi li mettano in prigione, possono punirsi a modo loro. Non devono darsi troppo da fare per cacciare, gli spiriti possono portargli gli uccelli. Vogliono un tacchino selvatico? Quel tacchino arriver, gli passer accanto e loro lo colpiranno con la lancia. E anche i canguri. Loro non uccidono se non per fame;  l'uomo bianco che uccide per divertimento. Ah, quante cose non capiscono.
Ora, se io fossi nato bianco, la mia vita sarebbe stata diversa. Sarei stato istruito nel giusto modo, e senza frustate. cos come stanno le cose, devo portare le mie carte a qualcuno istruito perch mi ci possa raccapezzare. Certe cose per me sono incomprensibili. Adesso che alcuni dei miei nipoti sono istruiti, mi danno una mano
loro. Se fossi stato un ricco fattore, avrei dato a tutti i miei figli un'ottima istruzione.
Adesso sono un bisnonno e orgoglioso di esserlo. L'unica cosa  che Daisy mi batte; lei ha pi nipoti di me. Devo mettermi in pari. Sono orgoglioso dei miei figli, sono orgoglioso di tutta la mia famiglia. La famiglia di Daisy e la mia famiglia: siamo speciali. Io ho dei poteri curativi, ma Daisy ce li ha pi forti di me. Capisci,  una cosa di famiglia. Nella nostra famiglia lo spirito  forte. Quando io morir, qualcuno ricever i miei poteri. Non so chi. Dovr avere un cuore buono, e condurre una vita semplice. Altrimenti sei un motore senza benzina. I tuoi poteri vengono dall'alto. Non puoi curare te stesso. Devi usare quel potere per aiutare gli altri.
Ormai sono alla fine della mia storia. La mia impresa  di vivere fino a novant'anni. In realt non sento gli effetti della vecchiaia, anche se, naturalmente, la vista  un po' andata, ma la mente non va cos male. Ho avuto tutto quello che un uomo pu volere, davvero. Un po' di sport e un po' di musica. Sono un intrattenitore. Portami dove vuoi e io mi butto, che sia a suonare l'armonica a bocca o altro. Ci provo. Piacevo a tutti, anche se non capivo perch, persino a qualcuno degli uomini per cui ho lavorato.
Ormai la mia vita  quasi al termine, aspetto con ansia il paradiso. Lass star meglio. Sar un angioletto che vola e si prende cura delle stelle e dei pianeti e che fa le pulizie di primavera. L'unico amico che abbiamo  Dio. Dio il padre, Dio il figlio e Dio lo Spirito Santo. Resta con Lui, Lui  l'unico. Non stare a sentire quello che ti dicono gli altri di Dio; Lui  il miglior amico che un uomo possa avere. Se non hai Lui, non hai amici affatto. Allontanati da Dio e andrai alla rovina.
Prendi per esempio i bianchi in Australia: hanno portato con s la religione e il Comandamento Non Rubare, e comunque hanno derubato questo paese. L'anno portato via agli innocenti. Capisci, hanno rigirato la religione. Non  mica cos che deve essere.
Ripenso alla mia vita e penso di essere stato davvero fortunato. Ormai sono vecchio e ho una nipote che si prende cura di me. Non  cosa da poco oggigiorno. E ho la nipote di Daisy che scrive la mia storia. Per anni ho cercato qualcuno che la scrivesse, adesso sono contento di non averlo trovato. Deve essere qualcuno della famiglia:  pi giusto.
Per me stesso non ho pi desideri. Voglio sistemare la mia terra di modo che i miei figli possano averla e voglio che la mia storia sia finita. Voglio che la leggano tutti. La storia di Arthur Corunna! Potrei diventare famoso. Capisci,  importante perch allora capiranno quanto  stato difficile per i blackfella vivere nel modo in cui volevano. Io sono parte della Storia, ecco come la vedo. Qualcuno legger la Storia, vero?

Note.
24. Persona che ha raggiunto un alto grado di conoscenza e possiede particolari abilit percettive e combattive. Comunemente detto anche Maban (n. d. a.).
25. (Cutnnawandas). Persona con speciali poteri (magici)-, spesso usati per scopi punitivi. Simile anche a Kadaicha man: spirito maligno o uomo che, prescelto o per sua iniziativa, si mette all'opera per vendicare un individuo accusato di aver colpito qualcuno con l magia (. d. a.).
26. (Tur boy) - Persona che assiste alla tosatura delle pecore, mettendo catrame o altri disinfettanti sulle ferite causate alle pecore durante la tosatura.
27. Si tratta di un gioco di parole. Moody sta per lunatico. Dunque, Sam il lunatico.
28. Compagnia di agenti agricoli con filiali su tutto il territorio australiano.
29. Linea ferroviaria che unisce Perth a Adelaide.
30. A. O. Neville, Protettore capo degli aborigeni. Australia occidentale, 1915-1940. Considerato il principale difensore e il perno di una politica attiva sull'incrocio di razze nell'Australia occidentale durante gli anni Trenta. La sottrazione legale dei bambini aborigeni meticci alle loro madri faceva parte di questa politica (n. d. a.).
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Capitolo 28.
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E DOPO.
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-  una storia stupenda! Quando fin di leggere la storia di Arthur, Mamma aveva le lacrime agli occhi.
Come me, Mamma sentiva che adesso avevamo qualcosa del passato a cui aggrapparci. E, per Mamma in particolare, c'era qualcosa di cui essere orgogliosi.
Tuttavia, in modo strano, provammo anche un senso di perdita. Improvvisamente eravamo molto pi consapevoli di quanto poco sapessimo di Nan, della storia e delle esperienze della nostra famiglia. Adesso volevamo assolutamente saperne di pi, ma sembrava fossero rimaste poche piste ovvie.
Dopo averci pensato a lungo, decisi che il miglior modo di continuare era quello di tornare al luogo nativo di Nan e di Arthur, a Corunna Downs.
Secondo Paul era un'idea meravigliosa, lui adorava il nord e anche lui non vedeva davanti a noi altra strada possibile. Sperava che riuscissimo a persuadere Nan a venire con noi.
Quando dicemmo a Mamma la nostra idea, lei non ne fu molto convinta.
- Non potete andare lass.  un'idea stupida, non conoscete nessuno. Nan non ci verr di certo.
- Nan non vuole che faccia niente. Ho sfruttato tutti gli indizi che avevo, Mamma; questa  l'unica possibilit che ci resta.
Quando accennai a Nan quest'idea di andare al nord, lei inorrid.
- Tu sei come tua madre, ti piace buttare via i soldi. Non troverai che terra. Terra e sterpaglia.
La ignorai e dissi: - Perch non vieni con me? Potresti incontrare qualche tua vecchia conoscenza lass.
- Aah! Rise e scosse la testa incredula. - Sono troppo vecchia. Troppo vecchia per andare per la boscaglia. Credi che abbia le gambe giovani che hai tu? Guardale.
- A me sembrano a posto, Nan. Ti hanno tenuta per settanta anni, non c' motivo per cui debbano cedere ora. E poi starai in macchina per gran parte del tempo.
- Non mi piacciono le macchine e sono troppo vecchia per andare per la boscaglia.  una perdita di denaro, stai inseguendo il vento. Tu vai lass e il ciclone te la far vedere.
Proprio in quel momento Mamma si intromise nella discussione. Per tutto il tempo era rimasta in silenzio a osservare la reazione di Nan.
- Nan ha ragione, Sally - disse lei con grande sorpresa di Nan. - Non dovresti spendere quei soldi per stare a guardare la terra. Che cosa ne ricaverai? Non c' nessuno che conosciamo lass. E in ogni caso che cosa pensi di fare, di avvicinare gli sconosciuti per la strada e domandargli se conoscono Daisy o Arthur Corunna?
- Proprio cos - risposi. - Mi porter dietro il registratore, chiss che cosa scopriremo -. L'espressione di Mamma, nel giro di pochi secondi, pass dall'incredulit a una risata.
- Sei proprio decisa a farlo, vero? - disse con un tono di voce alquanto fioco.
- Tu mi conosci, Mamma.
- Sai - disse Mamma meditabonda - ho sempre avuto un gran desiderio di andare al nord.
- Qualcuno ha forse detto che vuole portarci te? Voglio dire, tutto quello che avresti poi da fare sarebbe stare l a guardare la terra. Mica ti vuoi fare duemila chilometri per quello.
- Mica mi lascerai qui!
- Non voglio certo trascinarmi dietro una madre titubante - dissi. - No, non funzionerebbe. Tu restatene qui con Nan. Vado con Paul e i bambini.
- Io ci vengo e basta! - disse lei.
Di colpo si intromise Nan. - Voi due, siete due sceme!
Tu, Glad, sei come il vento, soffi di qua e di l. Un cervello tuo non ce l'hai!
- Beh, Nan, forse Mamma potr cacciare via i cicloni!
Nel corso delle settimane successive, mi occupai dei preparativi per il viaggio. Decidemmo di partire durante le vacanze scolastiche di maggio, cos i bambini sarebbero potuti venire e Paul, che era un insegnante, avrebbe potuto guidare per gran parte del viaggio. Col passare delle settimane, Mamma si faceva sempre pi eccitata.
- Forse qualcosa la scopriremo - disse lei un pomeriggio mentre eravamo intente a studiare una cartina dell'Australia occidentale.
- Certamente, e anche se poi non scopriamo niente,  comunque una bella vacanza.
- Che cosa speri di trovare a Corunna?
- Oh, non lo so -. Mi sentivo a disagio a dire perch volevo vedere Corunna, persino con Mamma. - Credo di voler vedere se c' rimasto qualche vecchio edificio. Gli edifici che cerano quando c'era Nan. E voglio vedere la terra. Voglio camminarci sopra. So che sembra sciocco, ma voglio essere l e immaginare come poteva essere a quei tempi per la gente.
Mamma annu. Aveva le lacrime agli occhi. Avevo la tendenza a mascherare i miei sentimenti con le maniere brusche, Mamma usava l'umorismo per mascherare i suoi. Ultimamente eravamo entrambe molto emotive.
Dopo qualche minuto Mamma disse: - E se non ci vorranno alla stazione? Oggi non sappiamo di chi , e potrebbe anche non piacergli l'idea che ci vadano degli sconosciuti.
- Beh, telefoner per accordarmi prima di partire da Perth.
- Vuoi dire che telefoni a quelli di Corunna? - disse Mamma sorpresa. - Non puoi mica telefonare a qualcuno che non conosci!
- Ti viene in mente qualcosa di meglio? Mi presento e spiego perch vogliamo andarci.
- Ooh, io non potrei farlo. Non credo neanche che dovrei farlo, forse dovrei lasciar perdere.
- Assolutamente no, mica sto chiedendo a te di farlo; lo faccio io. Per te  importante vedere quel vecchio posto, vero?
- S, molto importante.
- Allora lo faremo.
Pi si avvicinava la partenza, pi Nan si manifestava apertamente contraria. Oltre a minacciarci con cicloni, fiumi straripanti e coccodrilli, cerc di convincerci che, mentre eravamo via, qualcosa di terribile sarebbe potuto capitarle.
- Non ci sar nessuno a occuparsi di me.  inutile dire che lo faranno gli altri, perch non lo faranno. Mi potrebbe capitare qualsiasi cosa, potrei morire al gabinetto e nessuno se ne accorgerebbe.
- Adesso, Nan, non fare la scema - disse Mamma persuasiva. - Ci sar Beryl -. Beryl era un'amica di Mamma e si era gi presa cura di Nan in passato. - E anche Jill e Bill passeranno a trovarti diverse volte durante la settimana. E David e Helen potranno venirti a trovare per i fine settimana. Ti lascio un bel po' di soldi, cos se hai bisogno di qualcosa, Beryl andr al negozio a prendertela.
- Sai che non sto bene di cuore, Gladdie; te ne pentirai se muoio mentre non ci sei.
-  da quando ti conosco che dici di stare per morire
- disse Mamma con fermezza. Nan, intuendo che Mamma non si sarebbe smossa, si allontan con la mano appoggiata al suo presunto debole cuore.
Come c'era da aspettarsi, la settimana dopo Nan cominci ad accusare dolori e fastidi accompagnati da sintomi vaghi. Una mattina rimase a letto.
- Credo che questo sia l'inizio di qualcosa di serio - mormor quando Mamma le port la colazione. Povera Mamma, non riusciva proprio a non preoccuparsi; Nan sembrava cos vecchia e, nella testa di Mamma, veramente malata.
- Penso che questa volta sia sul serio - mi disse sconsolata la sera dopo. - Credo che davvero abbia qualcosa che non va.
- Hai chiamato il dottore?
- Certo che no!
- Non puoi mica fare una vera diagnosi senza chiamare il dottore. Se finge, si riprender subito a meraviglia, ma se sta veramente male, allora  il caso che la veda un dottore.
- Ma ogni volta che dico di chiamare il dottore si agita.
- E lei sa che tu non le darai dell'imbrogliona. Senti, Mamma, quanti anni sono che Nan si fa venire queste malattie di convenienza? Ogni volta che vuoi partire, si ammala. Adesso stammi a sentire, se questa volta sta veramente male, allora, certamente, non puoi lasciarla sola. Ma vuoi veramente perderti questo viaggio al nord per una finta malattia?
- Certo che no. Hai ragione. Con lei non ho mai avuto polso.
Quando quella sera Mamma ritorn a casa, disse a Nan che se non si fosse sentita meglio al mattino, avrebbe chiamato un dottore. Nan non disse nulla.
- Non puoi continuare cos - disse Mamma. - Sono molto preoccupata per te, sei l'unica madre che abbia e devo prendermi grande cura di te.  inutile che vada con Sally se stai male. Se ti succedesse qualcosa, non me lo perdonerei mai. Se il dottore dice che  una cosa seria, rester qui e mi prender cura di te. Spero solo che non vogliano ricoverarti in Ospedale, ecco tutto.
- Vuoi davvero chiamare il dottore, Glad? -. Nan grid concitata. - Sono sicura che mi serve solo un po' di riposo.
- Potresti avere bisogno di medicine, di antibiotici o roba del genere.  l'unica soluzione. Adesso mettiti sotto le coperte che ti porto una tazza di t.
- Lascia stare - disse Nan facendo il broncio. - Ne ho gi bevuta una. Se dipendesse da te, starei qui a morir di sete per tutta la sera.
- Sono stata via solo mezz'ora e, inoltre, hai detto che eri troppo debole per alzarti.
- Sono debole, ma ho dovuto farmi forza. Oh, vattene e lasciami in pace. Devo dormire. Vieni sempre a disturbarmi quando cerco di dormire.
La guarigione di Nan era cominciata.
Nel corso della settimana seguente misi a punto gli ultimi dettagli del viaggio. Mi procurai una videocamera per filmare il viaggio per farlo vedere a Nan e ai miei fratelli al nostro ritorno.
Amber e Blaze erano terribilmente eccitati. Zeke aveva solo sei settimane e l'unica cosa che lo eccitasse era il latte. I bambini erano convinti che andare al nord fosse avventuroso quanto esplorare l'Africa pi profonda e nera. Nan gli aveva messo in testa che avrebbero incontrato serpenti giganti ed enormi coccodrilli a ogni pi sospinto. Blaze teneva un pezzo di corda in tasca, voleva catturare un animale.
Da tempo continuavo a ricordare a Mamma che poteva portare solo un bagaglio minimo. Saremmo andati con un piccolo camper e ogni minimo spazio ci sarebbe servito.
Ma la sera prima della partenza, Mamma arriv con una station wagon piena di roba. Quando la videro arrivare, Amber e Blaze non la smettevano pi di ridere. Paul non riusciva proprio a trovarci il lato comico. Si prese la testa fra le mani e mormor: - Non posso crederci - e mi assegn il compito di passare in rivista tutta quella roba.
Nonostante le energiche obiezioni, mentre scaricavamo tutta quella roba da dietro la sua macchina, iniziai a fare due cataste, una per le necessit e l'altra per i lussi. Buttai il piccone, la pala e il secchio nella catasta delle cose non desiderate. Ero certa che Mamma non avrebbe avuto fortuna come cercatrice d'oro con quell'attrezzatura. In quella catasta ci fini pure la doppietta che non sparava, due trapunte, un sacco di patate e due valigie di vestiti. Mamma si era portata un abito per ogni possibile occasione. Capimmo quindi che la sua definizione di vivere senza comodit era assai diversa dalla nostra. Decidemmo di portare la cassetta di mele e
le scatole di pur istantaneo marca Deb, come pure le scatole di mais e piselli disidratati. Sembrava uno spreco non usarli, anche se ci chiedevamo come diamine avremmo fatto a mangiare cos tanto durante il viaggio.
Pi tardi, quella sera, finimmo di fare le valigie. Mamma decise di dormire nel camper, nel caso qualcuno avesse cercato di rubarlo. Paul sorrise pieno di speranza quando lei menzion questa eventualit.
Alle cinque del mattino seguente ci mettemmo in viaggio.


Capitolo XXVIII
RITORNO A CORUNNA.

Arrivati a Port Hedland non vedevamo l'ora di dare inizio alle nostre investigazioni. Ci avevano detto di cercare un vecchio signore che si chiamava Jack, perch lui conosceva un mucchio di gente della zona e forse poteva essere in grado di aiutarci.
Jack ci piacque all'istante. Fu molto cordiale. Gli spiegai chi eravamo e perch eravamo andati da lui, e gli chiedemmo se poteva dirci qualcosa sulle famiglie dei Brockmans o dei Corunna. Rimanemmo sbalorditi quando ci disse che Albert Brockmans era stato un suo caro amico e che avevano lavorato insieme per moltissimi anni.
- Jiggawarra era il suo nome aborigeno, era cos che lo chiamavamo quass. Lui aveva un fratello e una sorella che vennero portati via. Non tornarono pi. Credo che il fratello si chiamasse Arthur.
- Proprio cos! - dissi eccitata - e la sorella si chiamava Daisy: lei  mia nonna.
- Non ci posso credere - disse con le lacrime agli occhi. - Quindi siete tornati! Non sono tanti quelli che tornano. Non credo che interessi a molti. Pensa un po', voi che tornate dopo tutti questi anni.
- Allora c' qualche parentela tra noi?
- Dunque, in che modo la vuoi mettere, secondo quello dei blackfella o quello dell'uomo bianco?
- Quello dei blackfella.
- In tal caso io sono tuo nonno - disse lui - e tua madre sarebbe la mia nuba(31), e significa che posso sposarla.
Mamma si mise a ridere. Pure quella scoperta ci eccitava.
Jack continu a spiegare che lui era, infatti, il cugino di Nanna e che la sorella di sua madre era stata a Corunna ai primissimi tempi e aveva sposato una persona di Corunna.
- Forse ci sono stato anch'io da bambino - aggiunse
- ma bisognerebbe tornare troppo indietro con la memoria. Sono nato nel 1903 e lavorai a Corunna dal 1924 in poi. Foulkes-Taylor era allora il padrone. Davvero brava gente, quella di Corunna, ma lentamente cominciarono ad allontanarsi. Non gli piaceva il padrone.
- E Lily? - domand Mamma - lei la conoscevi? - Lily era la sorellastra di Nan e Arthur.
- Lily? Me ne ero dimenticato. Oh, si, conoscevo Lily, era una mia cara amica. E pure il suo uomo, Big Eadie. Anche lui era un uomo di Corunna. Aah, a quei tempi facevamo un sacco di corroboree. Non saprei spiegarmi come ci faceva sentire dentro. Impazzivo per i canti. A volte ne attaccavamo uno che poi durava per giorni. Lily era una brava cantante, la sua voce sovrastava quella di tutti gli altri. Ormai tutta quella gente non c' pi. Credo che anche Arthur e Daisy siano morti, no?
- Arthur si, ma mia madre  ancora viva - rispose Mamma.
Jack si commosse. - Perch non l'avete portata con voi?
- Ci abbiamo provato - risposi - ma secondo lei era troppo vecchia per venire al nord. Ha detto che le gambe non l'avrebbero retta.
Jack rise. - Questo  tipico dei Mulbas(32) - disse lui
- trovano una scusa per tutto! Lei  una degli ultimi vecchi, sapete. Accidenti, mi piacerebbe incontrarla!
- Forse verr la prossima volta - dissi con tono di speranza. - E Lily aveva figli, Jack?
- No. Avrebbe Voluto. Era brava con i bambini. Ai suoi tempi si prendeva cura di un mucchio di bambini. Quella donna sapeva fare tutto. E Daisy quanti figli ha avuto?
- Soltanto me - disse Mamma con tristezza. - Mi sarebbe piaciuto venire da una famiglia numerosa.
- Ooh, chiedi in giro - disse Jack ridendo - e presto avrai cos tanti parenti che non saprai che fartene. Sarai imparentata con un mucchio di gente quass.
- Davvero?
- Proprio cos. Potresti pentirti di essere venuta!
- Cera un'altra sorella - dissi interrompendoli - credo che fosse di razza pura, ma mor giovane, si chiamava Rosie.
- Potrebbe essere vero. Molti di quelli di razza pura a quei tempi morivano giovani.
- Mi sembra incredibile averti incontrato - sospirai.
- Per noi tutte queste persone sono o erano che nomi, e parlare con te le ha rese vere. Non pensavamo che qualcuno se ne ricordasse.
- Ah, i Mulbas hanno la memoria lunga. Molta gente di qui si ricorda ancora dei bambini che furono portati via. Anch'io dovevo essere portato via, solo che il poliziotto mi port via dopo la morte di mia madre. Quindi mi diede ad altra gente e cos fui in grado di restare nella zona.
- Suppongo che non succedesse spesso.
- No, io fui uno dei fortunati.
- Conoscevi un tizio che si chiamava Sam il Maltese?
- domand Mamma.
- Oh, s, ormai  morto.
- Potrebbe essere stato lui il padre di mia madre?
- No, non lui. Non saprei dirti chi fosse il padre. Forse il padrone della stazione. Un sacco di allevatori di ovini avevano figli neri che gli correvano intorno.
Chiesi a Jack se ci fosse nessuno con cui potessi parlare.
- Andate da Elsie Brockmans, lei  parente vostra.  la moglie di Albert.
- Ne sei sicuro? - chiese Mamma sbalordita. - Credevo che ormai fossero tutti morti.
- Oh, Albert se n' andato da un pezzo, ma Elsie c' ancora. Avr la tua et. C' un sacco di gente che dovreste vedere a Marble Bar, e Tommy Stream in Nullagine. Qualcuno di voi parla la lingua?
- No - risposi. - Arthur la conosceva e pure Daisy la conosce. Ma non ce l'hanno insegnata.
- Peccato! Qui ci sono dei mulbas che conoscono la lingua ma non la parlano. Non mi vergogno della mia lingua. La parlo dovunque, anche davanti ai bianchi.
- Parli la stessa lingua di mia madre? - domand Mamma.
- Parlo quattro lingue. Il Naml, leggero e forte, il Balgoo, il Nungarmarda e il Nybali. La lingua di tua madre dovrebbe essere il Balgoo, ma dovrebbe parlare anche il Naml. Tutti i vecchi di Corunna le parlavano entrambe. Sono due lingue molto simili.
Io e Mamma ci scambiammo un'occhiata. Una volta a casa avremmo messo Nan alle strette.
- Voi altri siete certi che tua nonna non  mai tornata?
- Per quanto ne sappiamo noi, no. Perch?
- Beh, ricordo di aver incontrato Daisy nel '23. All'epoca lavoravo tra Hillside e Corunna. Non l'avevo mai vista prima. Fu come se fosse apparsa dal nulla. La portai da Hillside a stare a Corunna. L aveva dei parenti che voleva visitare. Era meticcia, e pure carina. Era incinta e il bambino stava per nascere.
- Non credo fosse lei - replicai.
- Beh, me lo stavo solo chiedendo.
Me lo stavo chiedendo anch'io.
Era troppo. Ci girava la testa, eravamo come travolte da nuove informazioni. I bambini cominciavano a farsi irrequieti e Paul sugger che andassimo a pranzare e a parlare sul da farsi. Salutammo Jack. Sembrava brutto lasciarlo cos presto. L'avevamo appena conosciuto e ci era veramente piaciuto. Promettemmo di tornare a trovarlo se ne avessimo avuta l'occasione.
Durante il pranzo parlammo di Elsie Brockmans. Mamma e io avevamo la sensazione che si trattasse di un'altra persona. Pensammo che se Zio Albert era il maggiore, e un bel po' pi grande di Nan, sarebbe stato improbabile che sua moglie fosse solo sulla cinquantina. In tal caso sarebbe stata, a dir poco, di almeno trentanni pi giovane di Albert. Decidemmo invece di andare a Marble Bar.
Per nostra fortuna arrivammo a Marble Bar il giorno della pensione. Questo voleva dire che la gran parte delle persone si trovavano in giro per la citt.
Un gruppo di vecchi era seduto sotto un alto albero ombroso sulla strada principale, in attesa della posta. Parcheggiammo l vicino, ci avvicinammo e ci presentammo. Jack ci aveva detto di chiedere di Roy.
- Stiamo cercando Roy - dissi.
- Sono io - rispose un uomo anziano con una barba bianca come la neve. - Che cosa volete?
- Salve - dissi con un sorriso mentre tendevo la mano. - Mi chiamo Sally, questo  Paul e lei  mia madre Gladys -. Facemmo un giro di strette di mano. - Stiamo cercando di rintracciare i nostri parenti - spiegai. - Erano di Corunna e portavano il nome di Brockmans o Corunna. Ci hanno detto che hai lavorato a Corunna.
- Non io! Lavoravo a Roy Hill e a Hillside, ma sarete parenti di Jiggawarra, no? Ho lavorato con lui a Hillside, lui l ci costru la casa colonica; un bravo carpentiere. Un brav'uomo.
Intervenne un altro uomo anziano. - Chi  questa gente? -. Ovviamente lo chiese nella sua lingua.
- Sono dei Brockmans - replic Roy.
- Oh, s - sorrise l'altro. - La vostra gente  di Corunna. In un modo o nell'altro sarete imparentati con gran parte della gente di l.
- E adesso state cercando la vostra gente? - chiese gentilmente un altro.
- S - risposi. - Mia nonna venne portata via da qui molti anni fa.
- Esatto - concord lui. - Centinaia di ragazzini se
ne andarono da qui. E gran parte non torn pi. Magari molti non vogliono pi ritornare. Alcuni di quelli pi chiari, loro non vogliono far parte di quelli scuri.
- Ho visto una immagine di quelli come voi in tv - intervenne un altro. - Davvero triste. Persone come voi che vagano senza sapere da dove vengono. Quelli di colore pi chiaro che girano senza sapere che sotto sono neri. Bravi voi che siete tornati, vi auguro tutto il bene.
- Grazie - dissi con un sorriso. - Noi siamo come quella gente in televisione. Siamo venuti quass per cercare di capire qualcosa di noi stessi -. Poi, rivolgendomi di nuovo a Roy, dissi: - Conoscevi Lily, Roy?
- Perch lo vuoi sapere?
- Lei  mia zia - disse fiera Mamma.
Roy per un istante fu colto alla sprovvista. - Giusto, me ne ero dimenticato.
- Forza, Roy, digli di Lily - lo pungolarono gli altri.
Roy scosse la testa. - Io non dico niente. Su Lily non
dico una parola -. Gli altri uomini sghignazzarono. Lily era ora argomento chiuso di conversazione.
- E invece Sam il Maltese? - chiesi.
- Maltese? Ormai ha chiuso con questo mondo.
- Mi hanno detto che era il padre di mia nonna, sai, il padre della sorella di Jiggawarra.
- No, no, non  cos - disse Roy.
- Ti sei sbagliata - fecero coro gli altri. - Chi te l'ha detto?
- Una persona che conosco a Perth.
- E come fanno a saperlo, mica vivono qui - replic un altro. - Maltese noi l'abbiamo conosciuto tutti e non  lui. Non avrebbe l'et giusta.
- Qualcuno di voi allora sa chi potrebbe essere stato suo padre? - domandai sottovoce.
Mentre tutti pensavano ci fu il silenzio, quindi Roy disse: - Beh, lei era meticcia, vero?
- S.
- Quindi doveva essere un uomo bianco. Potrebbe essere stato il padrone della stazione. Un sacco di ragazzini neri erano dei padroni delle stazioni, anche se non li riconoscevano.
Proprio in quel momento fummo interrotti da una signora sulla cinquantina. - Chi siete voi? - domand mentre si avvicinava al nostro gruppo.
- Sono dei Brockmans - disse Roy seccato. - Stiamo parlando qui!
- Siete Cristiani? - domand a Mamma.
- S.
- Lo sapevo - rispose eccitata. - In cuor mio lo sapevo. Stavo camminando per strada quando vi ho visti qui e mi sono detta, Doris, sono cristiani, sono la tua gente. Dunque, da quale parte dei Brockmans venite?
- Mia madre  la sorella di Albert Brockmans - spieg Mamma.
- Oh, no! Non posso crederci. Siete parenti miei. Mia zia  sposata con Albert Brockmans.
- Ma mica  viva. O si? - chiesi immediatamente.
- S, vive a Hedland. Era molto pi giovane di lui -.
Io e Mamma ci scambiammo un'occhiata. Che stupide. Avremmo dovuto credere a quello che ci aveva detto Jack.
- Venite a casa a prendere una tazza di t insieme a me - sollecit Doris. - Telefono a Elsie e le dico di voi. Non ci creder mai!
Ringraziammo gli uomini per il loro aiuto e li salutammo.
Mentre camminavamo lungo la strada principale, Doris disse:
- Siete fortunati a non essere venuti prima a cercare i vostri parenti. Siamo stati tutti appena convertiti. Quei Warbos(33) sono venuti e hanno fatto degli incontri. Questo ha trasformato tantissimo la citt, non ci sono pi cos tanti ubriaconi adesso.
Quando arrivammo a casa sua, Doris ci fece una tazza di t e la incoraggiammo a parlare dei vecchi tempi. Disse di ricordarsi di Annie, la madre di Nan, di quando era bambina e che pensava che fosse morta da qualche parte a Shaw River negli anni Trenta.
- Tutti i vecchi avevano un piccolo campo da quelle parti - ci spieg. - Non c'era altro posto dove potessero andare. Tutti i vecchi Corunna morirono l.
- Anche Lily? - chiese Mamma.
- S, anche lei.
- Roy non ha voluto dirci niente di Lily.
Doris si mise a ridere. -  perch lei era una delle sue vecchie fidanzate. A lui non piace parlare delle vecchie fidanzate -. Ci mettemmo tutti a ridere.
Proprio in quel momento arriv un'altra signora. Ci venne presentata come Zia Katy. Era la sorella di Elsie. Ci stringemmo la mano e riprendemmo a chiacchierare.
- Lily era molto popolare da queste parti - ci disse Zia Katy. - Sapeva fare tutto. Piaceva a tutti, anche ai bianchi. Non rifiutava mai il lavoro.
- Come mor? - chiese Mamma.
- Beh, questa  buffa - rispose Zia Katy. - Rientr un giorno dal lavoro, stava facendo qualcosa per una delle persone anziane, e mor cos, come niente! Ci fu un grande funerale, vennero pure dei bianchi. Povera cara, le volevamo tanto bene.
- Lei si spos con Big Eadie di Corunna Downs, ma non ebbero figli - aggiunse Doris.
- Vedi, se tua nonna era Daisy, allora la sua bisnonna deve essere stata Old Fanny - disse Zia Katy. - Io sono sulla settantina, ma di lei mi ricordo giusto un po'. Era bassa, con una faccia bella tonda, e aveva l'abitudine di portare un fazzoletto in testa con dei nodi tutt'intorno.
Sorrisi. Mamma se ne stava l seduta. Era troppo.
In quel momento arriv il resto della famiglia. Trixie, Amie e May. Ci stringemmo la mano e poi ci sedemmo e ci facemmo una bella chiacchierata. Nel corso della chiacchierata scoprimmo che il patrigno aborigeno di Nan veniva chiamato Old Chinaman e che, di fatto, era stato un anziano della trib a Corunna e aveva mantenuto questa posizione di potere fino al giorno della sua morte. Inoltre, Annie aveva avuto una sorella di nome Dodger, che si era sposata ma non aveva avuto figli. Scoprimmo anche che Albert era stato un vero farabutto, persino in vecchiaia.
Cominciarono a venir fuori una storia buffa dopo l'altra sugli scherzi di Albert e noi non la smettevamo pi di ridere. Al termine del pomeriggio avevamo la sensazione di conoscere Albert bene quanto loro.
Mentre il sole tramontava, Doris disse: - Dovreste andare a trovare Happy Jack. Lui conosceva bene Lily. Lei ha lavorato per molti anni per la sua famiglia. Vive vicino allo stagno di Marble Bar.
Eravamo ansiosi di scoprire pi cose possibili, cos seguimmo il consiglio di Doris e ci dirigemmo alla ricerca di Happy Jack.
Bast uno sguardo alla casa di Jack per capire che era un ottimo meccanico. Una vastit di vari pezzi e parti meccaniche erano sparpagliate nel cortile, come pure una dozzina di Land Rover che stava riparando.
Spiegammo chi eravamo e gli mostrammo delle vecchie foto dei tempi passati che ci aveva dato Arthur. Dapprincipio non sembrava capire cosa stavamo dicendo, poi quando finalmente comprese chi eravamo, rimase molto commosso.
- Non riesco proprio a crederci - esclam lui. - Dopo tutti questi anni.
- So che non ci conosci, Jack - dissi - ma per noi significherebbe molto se tu ci raccontassi qualcosa di Lily; ne sappiamo talmente poco e ci piacerebbe poter raccontare qualcosa di lei a Daisy quando torniamo a casa.
- Sar ben felice di raccontarvi tutto quello che so - ci disse e ci accomodammo intorno al tavolo della cucina. - Era una donna meravigliosa. Davvero una donna meravigliosa. Per moltissimi anni lavor per la mia famiglia. Sapete,  morta solo da una quindicina d'anni.  un vero peccato che non abbia potuto conoscervi.
- Magari fossimo potuti venire prima - risposi. - Doris ci ha detto che parecchi di quei vecchi sono morti solo da poco.
- Proprio cos. E quella gente di Corunna, tra di loro c'era della brava gente. Erano quello che uno chiamerebbe persone forti, e secondo il criterio di chiunque, dei bianchi o dei neri. La mia famiglia diede inizio alla gran parte delle miniere di stagno in questa zona. Esaminavamo il paese e lo scavavamo, e tutti quei vecchi di Corunna ci venivano dietro e separavano a vento i rimasugli. Credo che ne ricavassero abbastanza. Noi eravamo contenti che si tenessero ci che trovavano, in quanto loro erano la gente che apparteneva tribalmente a quella zona. Era come un tacito accordo tra noi e loro. Ogni tanto ce n'erano altri che cercavano di farsi largo con prepotenza, ma noi non lo permettevamo; quella roba era solo di quella gente. Li lasciavamo venire e stare dietro ai bulldozer. Era il loro mezzo di sostentamento. Noi stavamo anche molto attenti ai luoghi sacri e alle zone di sepoltura, non come tutti quelli di cui potrei fare il nome. Questo i vecchi lo sapevano. A volte venivano da noi e ci dicevano:
- Uno di noi  sepolto l - e noi facevamo passare il bulldozer tutto intorno lasciando la zona intatta.
Dunque, Lilla,  cos che molti di noi la chiamavano, non Lily, ma Lilla. Era una grande amica di mia madre. Lavorava in casa ed era una cuoca eccellente. Quando in seguito mi sposai, lei ci diede una mano anche occupandosi dei miei bambini. Era dotata di un fantastico senso dell'umorismo. Ci potevi scambiare una battuta e lei si ammazzava dal ridere. Tutti i discendenti di quella gente sono ormai legati tra loro. Sono tutti imparentati da queste parti, non ci capisco un granch.  peggio della mia famiglia. Daisy qual , quella abbastanza bassa?
- S.
- Gi, Lilla era cos. Per negli ultimi anni si appesant alquanto; doveva essere la buona pastura che si concedeva. Con i vecchi era meravigliosa. Nonostante fosse vecchia lei stessa, si dava un gran da fare con loro. La chiamavamo L'Angelo. Era quello che uno chiamerebbe L'Usignolo Nero, e lo dico con devozione. Alcuni di quei vecchi al campo di Old Shaw non potevano muoversi dal letto, erano invalidi. Ma per Lily non era una preoccupazione, li tirava gi poi li rimetteva su. Se era nei guai, veniva a parlare con uno della nostra famiglia, perch sapeva che avevamo una radiotrasmittente e potevamo far venire un Flying Doctor!(34) Capite cosa intendo quando dico che era una splendida donna anziana, una donna veramente altruista, e quando mor fui colto da grande tristezza perch mi sentivo come se tutti avessero perso qualcosa di veramente importante.
- C' qualche altra persona, in grado di aiutarci, con cui potremmo parlare? - chiesi dopo qualche attimo di silenzio. La fermezza della mia voce mi lasci stupefatta. Avrei voluto piangere, ma la mia voce sembrava ferma e decisa, come se fosse di qualcun altro.
- S - rispose Jack con tono assorto. - Dovreste andare alla Riserva e parlare con Topsy e Old Nancy. Nancy ha passato la novantina e Topsy l'ottantina. Mi sembra di ricordare che dicevano di essere a Corunna durante i primi tempi. Forse loro conoscono tua nonna, erano grandi amiche di Lilla. L'unica cosa  che parlano solo la loro lingua, avrete bisogno di un interprete.
- Grazie mille - dissi. - Non hai idea di quanto tutto questo sia importante per noi -. Avevamo tutti le lacrime agli occhi. Mentre Jack parlava di Lilla, era come se tutti noi fossimo stati trasportati nel passato. Come se l'avessimo vista e ci avessimo parlato. Adesso, per noi, Lily era una persona vera. Proprio come lo era Albert.
- Jack - dissi mentre stavamo per andarcene - ti dispiacerebbe se mettessi in un libro quello che ci hai detto?
- Mettici quello che vuoi. Sono fiero di averla conosciuta. Sono estremamente fiero di aver conosciuto quella donna. Era meraviglioso il modo in cui si comportava, il modo in cui si prendeva cura della sua gente. La tua famiglia ha perso l'occasione di conoscere una donna meravigliosa.
- Grazie - sussurrai.
In macchina, di ritorno al campeggio, non dicemmo una parola. Stavano zitti persino i bambini. Scaricammo
il camper e preparammo la cena. Ancora una volta fu una cena a base di scatolette. Non credo che avremmo fatto caso a quello che mangiavamo. Non ne avremmo sentito il sapore. Mamma e io non riuscivamo a smettere di pensare a tutte le cose che avevamo appreso sulla nostra famiglia. La nostra famiglia era qualcosa di cui essere orgogliosi. Ci faceva stare bene dentro di noi, e ci rendeva anche tristi. Pi tardi, quella sera, io e Mamma ci sedemmo a parlare sotto le stelle.
- Vorrei averli conosciuti - sospir Mamma.
- Anch'io.
- Mi sembri un po' depressa.
- Gi.
- Perch?
- Boh -. Non era vero. Lo sapevo e pure Mamma. Avevo solo bisogno di qualche minuto per raccogliere i miei pensieri per poi parlare senza crollare. Alla fine dissi: -  per Lilla. Mi sento cos vicina a lei nello spirito. Mi sento privata di qualcosa.
- Cio?
- Privata della capacit di aiutarla. Avremmo potuto aiutarla con quei vecchi. Mi sconvolge che abbia fatto tutto da sola. Non ha avuto figli: saremmo potuti essere noi i suoi figli. Cio, quando metti insieme tutto quello che ci hanno detto, risulta ovvio che lavorava tutto il giorno e poi andava al campo ad occuparsi dei vecchi, a dargli da mangiare... -. Mi si incrin la voce. Mamma non aveva detto una parola.
Quella notte continuai a rigirarmi nel letto. Quello che sentivo per Lilla mi aveva toccato le corde pi profonde, come se qualcuno mi avesse scalfito l'anima con un coltello. Troppo in profondit per poter piangere. Infine feci ricorso al mio solito sostegno. - E adesso dov'? - chiesi. Dove sono Lilla e Annie e Rosie e Old Fanny? Dove sono le donne della mia famiglia; stanno bene? Se solo avessi potuto aiutarle -. Tutto a un tratto fu come se si fosse aperta una finestra sul cielo e vidi un gruppo di donne aborigene in piedi insieme. Mi stavano guardando. Capii all'istante che erano loro. Tre donne adulte e una bambina. Ecco, quella  Rosie, pensai. E poi sopraggiunsero le lacrime. Mentre piangevo, una voce dolce disse: - Smettila di preoccuparti, adesso sono con me -. Dopo pochi minuti dormivo.
La mattina seguente, mi svegliai rinfrancata e ansiosa di affrontare la Riserva. Il dolore pungente dentro di me stava lentamente svanendo. Ci volle parecchio prima che sparisse del tutto. Non dissi mai a Mamma quello che avevo visto. Non potevo.
Perci fui piuttosto sorpresa quando mi prese da parte e mi disse sottovoce: - Che ti  successo la scorsa notte?
- Non capisco di che parli.
- La scorsa notte ti  successo qualcosa di importante. Dormivi, o almeno pensavo che dormissi, quando a un tratto ti ho vista in piedi con un gruppo di donne aborigene. Credo che ce ne fossero tre pi una bambina. Capivo che stavi cercando di dirmi qualcosa, qualcosa di importante, ma non sapevo cosa.
- Oh, Mamma - singhiozzai - erano loro! Il suo volto ebbe un cedimento. Sapeva di chi parlavo.
- Stanno bene, Mamma, sono felici -. Lei continu ad annuire con il capo. Poi si copr il viso con le mani e in silenzio and via.
Per l'ora di pranzo ci facemmo forza appena per affrontare la Riserva. Avevamo chiesto a una donna aborigena di nome Gladys Lee se volesse venire con noi a farci da interprete. Jack ce l'aveva raccomandata, dato che aveva lavorato con gli anziani fino alla recente istituzione del centro Pipunya. Accett volentieri.
Armati di vecchie fotografie, andammo di casa in casa nella Riserva chiedendo di Lilla. Ogni volta era un fiasco. No, non la conoscevano. Di colpo, mentre Gladys parlava, afferrai che queste due signore erano Topsy e Old Nancy. Chiesi a Gladys di mostrar loro le foto un'altra volta.
Topsy diede un'occhiata da vicino. All'improvviso sorrise, indic una figura nella foto e disse: - Topsy Denmark -. A quel punto Old Nancy manifest pi che un semplice interesse. Dopo qualche minuto indic la figura centrale e disse: - Dr. Gillespie.
- Esatto! - dissi eccitata a Gladys. Indicai le foto con Nanna da ragazza e gliele feci guardare attentamente. Ci fu subito un rapido chiacchiericcio in Balgoo. Non capivo una parola, ma sapevo che l'aria era carica di eccitazione. Tutta la faccenda adesso rendeva Topsy e Nancy molto ansiose.
Alla fine Gladys si gir verso di me con le lacrime agli occhi e disse: - Se avessi saputo che la sorella di Daisy era Wonguynon, non ci sarebbe stato problema.
- Chi  Wonguynon? - domandai.
-  il nome aborigeno di Lilla. Noi la conosciamo solo con il nome di Wonguynon. Le volevo un gran bene, si era occupata di me quand'ero piccola. Io scappavo da lei e lei mi dava le caramelle e mi teneva finch non venivano i miei genitori. Era imparentata con mio padre. Anch'io sono una tua parente.
Topsy e Nancy scoppiarono a piangere. Subito eravamo tutti l ad abbracciarci. Io e Gladys avevamo le lacrime agli occhi, ma riuscimmo a non crollare. Topsy e Nancy studiarono attentamente tutte le foto che avevo, scuotendo la testa tra una risata e uno sghignazzo. Spiegarono, tramite Gladys, che loro si trovavano a Corunna quando Daisy venne portata via. Quel giorno piansero tutti: erano tutti molto uniti.
- Vivevano come una sola famiglia a quei tempi - spieg Gladys. - Vivevano come un gruppo di famiglia con Daisy e Lily e Annie. Questo ve le rende molto vicine. Sono la vostra famiglia. Daisy era una sorella per loro. La chiamavano sorella e le volevano bene come a una sorella.
A questo punto riuscivamo appena a trattenerci. Cercavo di non guardare Gladys mentre lei spiegava queste cose, mi sforzavo di contenere le mie emozioni. Non che mi dispiacesse piangere, ma sapevo che se avessi cominciato, non sarei pi riuscita a fermarmi. Era l'unico modo di reagire.
Pi tardi tornammo sui nostri passi nella Riserva, a turno ci
fermammo a ogni casa e chiedemmo di Wonguynon. Adesso era
tutto diverso, braccia allargate e cuori aperti. Quando raggiungemmo l'altra parte della Riserva, eravamo stati abbracciati, accarezzati, ricoperti di lacrime e implorati di non dimenticare e di ritornare.
Un'anziana signora di razza pura mi sussurr: - Non hai idea di quanto questo significhi per noi; non torna mai nessuno. Non sai quanto significhi che tu, una dalla pelle chiara, voglia essere parte di noi.
In gola avevamo un groppo grosso come un pomodoro. Volevo disperatamente dirle quanto era importante per noi far parte di loro. Ma non riuscivo ad aprire bocca. Riuscii solo ad abbracciarla e a non piangere.
Eravamo tutti grati a Gladys per il modo cortese in cui ci aveva aiutati. Senza di lei non saremmo stati in grado di capire una parola. In quei pochi giorni la nostra vita si era incredibilmente arricchita. Ci chiedevamo se ce l'avremmo fatta a ricevere dentro di noi altre informazioni.
Il giorno seguente decidemmo di andare a Corunna Downs Station. Doris si offr di venire con noi perch ne conosceva il gestore. Inoltre era preoccupata che avremmo preso la strada sbagliata e ci saremmo persi.
La strada per Corunna era assai dissestata. Non era stata mai peggio di cos. Dopo aver sobbalzato su e gi per un'ora, girando a una curva Doris disse velocemente: - Ecco il podere.
Quando arrivammo alla casa colonica, Trevor, il gestore, ci diede il benvenuto con una tazza di t bollente e dei biscotti. Spiegammo la ragione della nostra visita e lui ci mostr volentieri la casa. Con nostra grande sorpresa era la stessa che avevano conosciuto Nan e Arthur ai loro tempi. Vedemmo dove era stata la vecchia cucina, la palma di datteri di cui ci aveva parlato Nan e, pi in l, in uno dei capanni sul retro, la macchina per fare i serbatoi in cui Albert aveva perso le dita. Suppongo che questi sarebbero dettagli del tutto irrilevanti per la maggior parte delle persone, ma per noi erano terribilmente importanti. Erano la prova evidente
che tutto quello che Arthur ci aveva detto e tutto quello che Nan aveva menzionato corrispondeva a completa verit.
Ormai a Corunna non c'erano pi aborigeni. In un certo qual modo appariva triste. Mamma e io ci sedemmo su una parte del vecchio recinto e guardammo all'orizzonte in lontananza. Stavamo entrambe cercando di immaginare come poteva essere stato per la gente nei tempi passati. La stazione era circondata da dolci colline azzurre. Ci apparivano mistiche e magiche. Facilmente riuscivamo a immaginare Nan, Arthur, Rosie, Lily e Albert a sedere esattamente dove eravamo noi adesso, a fissare l'orizzonte sul finire del giorno. A sognare, a pensare.
-  un posto bellissimo - sospir Mamma. Con la testa feci un cenno di consenso. - Perch m'ha detto che era un brutto posto? Non voleva che ci venissi.  che non vuole essere aborigena -. Entrambe rimanemmo sedute in silenzio.
Restammo a Corunna fino al tardo pomeriggio, poi controvoglia tornammo a Marble Bar. Avremmo voluto restare di pi, ma il nostro tempo era molto limitato e adesso avevamo molte altre piste da seguire.
Eravamo tutti molto emozionati quando lasciammo la casa di Doris e lei sembrava triste. Aveva telefonato a Zia Elsie e le aveva detto che saremmo andati da lei prima di far ritorno a Perth. Doris ci aveva inoltre suggerito di andare da Tommy Stream a Nullagine e da Dolly e Billy a Yandeearra.
Proprio mentre stavamo partendo, Doris disse: - Sapete, ho una pietra dei vecchi tempi. E un po' concava nel mezzo, la usavano per macinare i semi nella boscaglia. Pensate che farebbe piacere a Daisy? Lei sa a cosa serviva, per lei potrebbe avere valore.
- Piacerebbe a me tenerla - replic Mamma.
- A me pure - mi intromisi.
Doris rise. - Allora prendetela. Appartiene a un'epoca che non c' pi. Fatela vedere a Daisy,  giusto che l'abbia lei.
Sollevandola con forza, Paul la caric sul retro del camper. Era pesantissima.
- Sei sicuro che l star bene, Paul? - domand Mamma con tono ansioso.
- Mamma, si tratta di un sasso - sogghign Paul. -Come fai a rovinare un sasso?
Tanto per stare tranquilli, Mamma la avvolse in un vecchio strofinaccio per proteggerla da eventuali sobbalzi lungo la strada. Voleva conservarla cos com'era. Era una cosa preziosa.
Salutammo tutti con un bacio e ci dirigemmo verso Nullagine. Sia io che Mamma eravamo un po' commosse. Non fu detta una parola, ma sapevo che lei si sentiva come me. Era come se fossimo improvvisamente tornate a casa e stavamo gi ripartendo. Ma adesso avevamo un senso del luogo.
Tommy Stream era un simpatico vecchietto. Dopo esserci presentati, spiegammo chi eravamo e perch eravamo andati. Lui disse di essere il cugino di Nanna e che si trovava a Corunna Downs quando lei era stata portata via.
- Mi ricordo - disse a voce bassa - che ero pi piccolo di lei quando and via. Ero solo un ragazzino, ma tutti piansero quando se ne and. Sapevano che non sarebbe ritornata. I miei figli sono tuoi parenti - disse a Mamma - dovrebbero esserti cugini.
Mamma chiese nuovamente di Sam il Maltese. Era un fantasma del passato che voleva mettere a riposo definitivamente.
- Non  esatto - rispose Tommy dopo che lei aveva suggerito che Maltese poteva essere il padre di Nan. -Conoscevo Maltese, lui non era suo padre. Non so chi fosse il padre, ma non lui.
Parlammo ancora un po' dei tempi passati e quando cominci a farsi buio decidemmo di tornare al campeggio di Nullagine. I bambini erano stanchi e affamati. Ringraziammo Tommy per aver parlato con noi. Anche lui, come Doris, ci sugger di andare a trovare Billy e Dolly Swan a Yandeearra. Decidemmo di prendere quella direzione la mattina seguente.
Per andare a Yandeearra c'era un bel po' di strada da
fare, cos partimmo il pi presto possibile. Telefonammo prima alle persone per annunciare il nostro arrivo e per chiedere il permesso di passare. Non volevamo disturbare. Peter Coppin, il gestore, fu felice della nostra visita e al nostro arrivo era l a riceverci.
Prima di scorgere qualcuno, una vecchia signora venne verso di noi.
- Chi siete voialtri? - domand.
Mamma spieg chi eravamo. La vecchia signora sfoder di colpo un largo sorriso e abbracci Mamma.
- Siete miei parenti - grid. - Lily era mia zia, cara vecchietta. Sapevo che eravate la mia gente. L'ho saputo appena ho visto la vostra macchina. Qualcosa mi ha detto che oggi avrei rivisto qualcuno della mia vecchia gente. Nessuno m'ha detto niente. Me l'ha detto il cuore -. Eravamo stupefatte. Poi Dolly indic Amber e Blaze e disse: - Vedete quei ragazzini, portano il marchio dei Corunna. Anche se non me l'aveste detto, l'avrei capito solo guardando quei ragazzini che voi appartenete alla vecchia gente di Corunna.
Dolly ci present a Billy e ci sedemmo a parlare dei vecchi tempi e di chi era imparentato con chi. Era molto contento che eravamo stati a trovare Tommy Stream oltre alla gente di Marble Bar. Ci spieg che erano venute anche altre persone per scoprire di chi erano parte.
- Noi cerchiamo di risolvere la cosa - ci disse con tono cortese - gli diciamo quel che possiamo, ma alcuni di loro proprio non riusciamo a collocarli. E questo ci fa stare male perch pensiamo che potrebbero essere parte di noi, ma non sappiamo come. Ma so benissimo chi siete voialtri e in questo caso non c' problema; posso dirvelo immediatamente. Voi siete imparentati con un sacco di gente quass. Pure i miei figli sarebbero parenti vostri. Tommy  parente abbastanza stretto, e anche altri, e poi ce ne sono alcuni a cui siete imparentati, ma non in modo stretto, se capite quello che intendo. In ogni caso siete imparentati anche con loro.
Passammo la notte a Yandeearra. La mattina seguente, Billy e Dolly dissero: - Non siamo riusciti a dormire.
Ci siamo rigirati nel letto tutta la notte, cercando di capire a quale gruppo appartenete. Diteci ancora da dove venite.
Ripetemmo l'intera storia, molto lentamente. Poi sopraggiunse Peter Coppin e si un alla discussione. Ne venne fuori che Dolly risultava essere una zia di Mamma, quindi da l si poteva risalire ai vari gruppi.
- Ci sono quattro gruppi - spieg Peter - Panaka, Burungu, Carriema e Malinga. Ora questi gruppi arrivano fino a oggi. Posso scendere fino a Wiluna e sapere con chi sono imparentato dicendo solamente da quale gruppo vengo. Sappiamo che pi a nord hanno otto gruppi. Non so come facciano a capirci qualcosa, quattro sono gi abbastanza -. Ci mettemmo tutti a ridere.
Poi Bill disse: - Credo che adesso ci siamo. Tu - disse indicando me - devi essere Burungu, tua madre  Panaka e Paul lo facciamo diventare Malinga. Ora, questo  molto importante, e non vorrete dimenticarvelo, visto che stiamo cercando di capirci qualcosa da quando siete arrivati.
Dolly e Peter convennero che quei gruppi erano quelli a cui appartenevamo.
-  chiaro? - chiese Bill.
- Credo di s - dissi ridendo, mentre ripetevo i nomi.
- Bene! - disse lui - perch alcuni di quelli che vengono quass poi fanno una gran confusione. Voglio che voi capiate bene, perch  molto importante. Non vogliamo che vi ingarbugliate col gruppo sbagliato.
- Beh, sono contento che abbiamo risolto la cosa -aggiunse Peter - adesso potete venire qui quando volete. Adesso sapete di chi fate parte. Se mai tornerete e io non ci sono e vi dicono di andarvene, voi non mollate. Voi ditegli il vostro gruppo e di chi siete parenti. Avete il diritto di stare qui quanto gli altri.
- Giusto - ne convenne Bill energicamente. - Adesso avete il vostro luogo. Abbiamo risolto la cosa. Venite quanto vi pare. Qui c' sempre posto per tutti voi.
Ci sentivamo tutti molto commossi e onorati di essere stati
assegnati ai nostri gruppi. Non ce lo saremmo dimenticato facilmente, continuavamo a ripeterli all'infinito. Si trattava di un'altra cosa preziosa che si aggiungeva al nostro senso di appartenenza.
Quando lasciammo Yandeearra il giorno seguente ci sentimmo tutti molto tristi. Eravamo rimasti molto colpiti da Yandeearra e dal modo in cui Peter gestiva la comunit. Era un posto incantevole.
La nostra tappa successiva era la casa di Zia Elsie a Hedland. Aveva una splendida casa che si affacciava sull'oceano.
Non credo che dapprincipio avesse capito chi fossimo. Lei aveva avuto pochissimi contatti con Arthur e Nan, anche se Albert gliene aveva parlato molto, ci disse. Mentre parlavamo le cose cominciarono a trovare una loro collocazione. Fummo stupiti dalla somiglianza di alcuni dei nipoti di Elsie con la nostra famiglia. Spiegammo come secondo noi tutti quelli con cui eravamo imparentati dovevano essere morti e che non riuscivamo a capacitarci del fatto che lei fosse veramente la moglie di Zio Albert. Zia ci disse che quando si sposarono, lei era molto pi giovane di Albert. Ebbero quattro figli, Brian, William, Claude e Margaret. Zia aveva, difatti, circa l'et di Mamma, quindi molto in comune. Le mostrammo le sue foto di famiglia e ridemmo ancora sugli scherzi che Zio Albert faceva a tutti. Zia ci disse inoltre di come Zio Albert possedesse il suo furgone e di quanto lavorasse duro. Sembrava una caratteristica di famiglia.
Quando alla fine ce ne andammo, la conoscevamo ormai bene. Zia ci diede un grosso pesce per la cena. Noi promettemmo di ritornare a Hedland e la invitammo a Perth per conoscere il resto della famiglia. Quando partimmo, ci sentivamo pieni dentro. Era come se i minuscoli pezzi di un puzzle stessero finalmente incastrandosi insieme.
Il giorno seguente, dovevamo ormai far ritorno a Perth, ma c'era un'ultima tappa da fare. Billy e Dolly ci avevano detto
di fermarci a trovare Billy Moses a Twelve-mile, appena fuori
Hedland. A questo punto eravamo tutti esausti, ma non volevamo perderci niente, quindi facemmo ricorso a quel po' di energia che c'era rimasta e ci dirigemmo a Twelve-mile.
Quando arrivammo, ci dissero che Billy e Alma erano andati a fare spese e nessuno sapeva quando sarebbero tornati, ma potevamo aspettare vicino casa loro se volevamo. Erano passati solo cinque minuti quando arriv un taxi, con a bordo Billy e Alma.
Ci guardarono incuriositi, chiedendosi ovviamente chi fossimo e perch stessimo aspettando vicino casa loro. Ero imbarazzata; e se dopo tutto questo Billy non ci conosceva? Decisi di prendere il toro per le corna. Mi feci avanti e tesi la mano.
Dopo essermi presentata, spiegai lentamente chi eravamo e perch eravamo venuti. Lui ascolt attentamente, sforzandosi di capire tutto quello che dicevo. Di colpo gli si illumin il volto con un sorriso cordiale e disse: - Siete parenti miei! Si, siete venuti nel posto giusto. Siete la mia gente. Io sono il cugino della vostra Nanna -. Gli vennero le lacrime agli occhi. Gli presi la mano con affetto. Alma sorrise e disse: - Dovete essere proprio parenti suoi.
Entrammo in casa e ci sedemmo a chiacchierare. Billy disse:
- Non riesco a crederci. Qualcuno della mia gente che viene fin da Perth per vedere me. Tornate quando volete. Potete venire a vivere qui, io sono il capo. Questo luogo  anche il vostro, ricordatevelo -. Prendemmo a parlare dei vecchi tempi e Billy spieg di come, anche lui, fosse stato portato via da piccolo.
- Fui molto fortunato - ci disse. - Sono ritornato. Mi assunsi il compito di tornare e scoprire di chi facevo parte. Fu buffo, sapete, quando tornai all'inizio, nessuno da queste parti mi parlava. Capite, non erano certi di chi fossi. Stavano cercando di capirlo. Camminavo per la strada e loro mi fissavano soltanto. Poi, un giorno, arriv in citt un vecchio, mi vide e mi riconobbe. Lui parl in mio favore e disse, quell'uomo fa parte di noi, so chi . Conosco sua madre. Da quel momento non ebbi mai pi problemi. Adesso mi
parlano tutti. Appartengo a questo luogo.  bello essere con la mia gente. Sono contento che siate ritornati.
Anche noi eravamo contenti. E sopraffatti dal pensiero che stavamo quasi per non venire. Che perdita avremmo subito se avessimo lasciato le cose come stavano. Saremmo sopravvissuti, ma non come un unico popolo. Non avremmo mai conosciuto il nostro luogo.
Quel pomeriggio, partimmo per Perth controvoglia. Nessuno di noi voleva ripartire, Paul compreso. Lui al nord c'era cresciuto e gli piaceva moltissimo. Non ci andava di ritornare e raccogliere i fili delle nostre vite. Ormai eravamo persone diverse. Ci che era iniziato come una ricerca incerta della conoscenza, era cresciuta in un pellegrinaggio spirituale ed emotivo. Ora avevamo una coscienza aborigena e ne eravamo orgogliosi.
Mamma, in particolare, era stata toccata molto profondamente da questo viaggio.
- E pensare che stavo quasi per perdermelo. Sarei rimasta una persona a met per tutta la vita. Non credo che davvero mi rendessi conto di quanto mi mancasse finch non sono venuta al nord. Grazie a Dio che sei cos testarda, Sally.
Ci mettemmo tutti a ridere e poi, ricomponendoci, tornammo ai nostri pensieri. C'erano molte cose a cui pensare. Molte cose con cui venire a patti. Conoscevo Mamma; come me stava pensando a Nan. Adesso la vedevamo con occhi diversi. Capivamo meglio la sua amarezza. E pi di ogni altra cosa, volevamo che lei cambiasse, che fosse orgogliosa di ci che era. Nella gente che avevamo conosciuto ci avevamo trovato molto di lei e di noi. Ora avevamo un'appartenenza. Volevamo che pure lei ne facesse parte.

Note.
31. Una persona che rispetto a un'altra, nell'ordine delle relazioni tribali,  nella giusta posizione per poterla sposare (n. d. a.).
32. Le popolazioni aborigene della zona di Port Hedland/Marble Bar dell'Australia occidentale. (n. d. a.).
33. Nome usato dagli aborigeni della zona di Port Hedland/Marble Bar per gli aborigeni della zona di Warburton Ranges (n. d. a.).
34. Medico in servizio presso il Royal Flying Doctor Service.
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FINE Parte 2.